Pensiero Spirituale sulla concupiscenza

I progenitori hanno commesso il peccato originale e poi, per via discendente, ne hanno trasmesso le conseguenze a tutti gli uomini. Questo vuol dire che tutti i discendenti di Adamo ed Eva, quindi anche noi, hanno ereditato la condizione esistenziale che consegue al peccato originale.

Dopo il peccato originale, Adamo ed Eva hanno perso i doni soprannaturali che avevano: la sapienza, l’immortalità, l’armonia fra anima e corpo, l’assenza del dolore e tanti altri doni. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica il peccato originale viene descritto come una catastrofe umanitaria, difatti nasciamo in una condizione di inimicizia con Dio, esattamente nella condizione dei progenitori quando hanno commesso il peccato originale, quando hanno scelto di passare dalla parte del demonio che li ha sottomessi.

Ecco perché la Chiesa raccomanda che i bambini vengano battezzati, difatti attraverso questo Sacramento viene cancellato lo stato esistenziale più drammatico del peccato originale, ovvero l’inimicizia con Dio. Mediante il Battesimo si riceve la grazia santificante, si diventa figli di Dio, membri della Chiesa, eredi del Paradiso.

Ciononostante, nella natura umana rimane sempre una ferita causata dal peccato originale. La teologia ha dato a questa ferita un nome ben preciso: concupiscenza. Dal punto di vista teologico si tratta di quella spinta che c’è da parte della natura umana a commettere il male. In sé non è peccato, lo diventa se cediamo a questa spinta. Anche dopo il Battesimo, allora, rimane una conseguenza del peccato originale che è la concupiscenza, una spinta al peccato, un indebolimento della mente che non ha più quella luminosità di discernimento fra bene e male, come in origine. È un indebolimento della volontà, che da sola non riesce a osservare stabilmente la legge morale, i Comandamenti di Dio.

Dopo il Battesimo, allora, rimangono in noi queste ferite che dobbiamo cauterizzare con la grazia, attraverso la fede, la Parola di Dio e, attraverso la pratica dei Comandamenti, dobbiamo rafforzare la nostra volontà verso il bene, verso l’amore di Dio e del prossimo.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”