Cari amici,

questi articoli sono  a titolo informativo per  rendersi conto di  come  purtroppo le minacce  dell’uso di ordini nucleari siano  sempre  più all’ordine del  giorno.

Tuttavia è   ragionevole pensare   che una  catastrofe   di  questo  genere potrebbe  concretizzarsi solo dopo il  terzo segreto, il  segno  divino sulla  collina delle apparizioni.

In questo  mese  di Ottobre  riprendiamo con fervore  la preghiera   del  S. Rosario, con  il quale si compiono miracoli nei cuori e nel  mondo.

Vostro Padre Livio

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Henry Kissinger: «La Russia ha perso, ma ora si deve evitare l’escalation nucleare»

diFederico Rampini.  1 Ottobre 2022

Il 99enne ex segretario di Stato parla al Council on Foreign Relations: «La diplomazia torni in azione. Potremmo battere Mosca anche in una guerra nucleare, ma la natura delle relazioni internazionali e l’intero sistema mondiale sarebbero sconvolti»

Kissinger è stato segretario di Stato degli Usa dal 1969 al 1977

«La Russia ha perso la guerra, ora dobbiamo impedire la sua escalation nucleare. Potremmo batterla anche in quello scenario ma la natura delle relazioni internazionali e l’intero sistema mondiale verrebbero sconvolti. La diplomazia deve tornare in azione».

Henry Kissinger parla al Council on Foreign Relations di New York, un luogo per lui denso di ricordi. In questo think tank di geopolitica nel 1957 lui pubblicò il saggio che divenne una pietra miliare del pensiero strategico americano: «Nuclear Weapons and Foreign Policy».

Teorizzava la nascita di armamenti nucleari tattici — destinati a essere usati solo sul campo di battaglia e contro un’aggressione di truppe nemiche — e ne soppesava tutte le conseguenze.

Quello studio fu premonitore di una nuova carriera, da professore universitario a capo della diplomazia americana sotto i presidenti Richard Nixon e Gerald Ford. A 99 anni, la sua saggezza e il suo acume sono interpellati per cercare una risposta alle minacce di Vladimir Putin, proprio sull’uso di armi nucleari tattiche in Ucraina.

Nuovo libro

Kissinger ha pubblicato un nuovo libro, «Leadership», galleria di ritratti di sei grandi statisti del Novecento. Non si tira indietro sull’escalation nucleare.

«Fin dall’inizio dell’aggressione all’Ucraina — dice — bisognava evitare una vittoria della Russia. A maggior ragione bisogna evitare che cerchi una rivincita nucleare
. Non possiamo permettere che l’uso di armi nucleari diventi convenzionale, si normalizzi. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa. Non è ammissibile che la Russia raggiunga con le armi nucleari il risultato che non è stata capace di ottenere senza».

L’ex segretario di Stato spiega quale tipo di risposta dovrebbe dare la Nato, se Putin usasse davvero l’atomica in Ucraina. È un tema sul quale ci sono state di recente comunicazioni tra i vertici militari Usa e quelli di Mosca.

«La Nato — osserva — dovrebbe reagire il più a lungo possibile con armi convenzionali. Ma i dirigenti russi devono sapere che nel caso usino armi nucleari i termini per un accordo di pace diventeranno peggiori per loro
, la Russia ne uscirà come una nazione più debole di prima»

Il cinismo

Accusato talvolta di cinismo nella sua Realpolitik, Kissinger precisa che una via d’uscita non può passare sopra la testa del popolo ucraino. «L’Ucraina non va demoralizzata. Deve avere un ruolo primario nel processo di pace».

Redige un suo elenco di tutto ciò che Kiev ha già ottenuto nei fatti da quando ha saputo resistere contro l’invasore, e che dovrebbe essere sancito in qualsiasi accordo di pace.

«Le tutele della libertà ucraina includono la sua appartenenza all’Unione europea. In quanto al suo rapporto con la Nato, è già stato risolto dagli eventi. Per questo la Russia ha perso
. Nella Prima e nella Seconda guerra mondiale la Russia aveva dimostrato la sua capacità di minacciare l’Europa sul terreno degli armamenti convenzionali, ora questa sua forza è stata sovrastata».

La diplomazia

Tuttavia il più grande teorico vivente della diplomazia vuol tornare proprio a quello: la diplomazia.

«Un dialogo, anche solo esplorativo, è essenziale in quest’atmosfera nucleare. Non è rilevante se Putin ci piaccia o no. Una volta che l’arma nucleare dovesse entrare in azione, il sistema mondiale subirebbe uno stravolgimento di portata storica. Non dobbiamo legare l’azione diplomatica alla personalità di chi ci sta di fronte. Sta a noi concepire un dialogo che preservi la nostra sicurezza ma ci riporti allo spirito della coesistenza. Il rovesciamento del leader avversario non deve apparire come una pre-condizione».

Non è tenero con i suoi, non fa sconti sugli errori commessi in passato
. «Quando cadde il Muro di Berlino e cominciò la grande ristrutturazione dell’Est europeo, gli Stati Uniti cercarono di integrare tutta l’area in un ordine sotto la loro guida. Non fu saggio cercare di includere l’Ucraina nella Nato. Questa non è una scusa per l’aggressione di Putin. Ma il problema ora è se sia possibile una pace con lui. E questa va affrontata in un quadro più ampio: il futuro di lungo termine nelle relazioni fra la Russia e l’Europa, fra la Russia e l’Occidente. Una Russia che sia più consapevole dei propri limiti, vorrà essere parte dell’Europa oppure sceglierà l’Asia? Su questo dovremmo impostare il dialogo».

Il disgelo sulla Cina

Il suo posto negli annali del Novecento, lui se lo è conquistato come regista del disgelo Usa-Cina nel 1971-72. Quella relazione è rimasta al centro della sua attenzione. Rispetto al celebre summit Nixon-Mao, oggi i rapporti fra Washington e Pechino sono ai minimi storici . «La Cina — riflette Kissinger — è sempre stata una sfida speciale per l’America, a causa delle sue dimensioni, oggi più formidabili che mai sul piano economico tecnologico e militare. Non abbiamo mai avuto a che fare con un Paese così imponente e la cui filosofia è praticamente opposta alla nostra. I cinesi considerano la storia come un processo continuo che si dipana su migliaia di anni. I singoli problemi — che noi affrontiamo uno per uno — li vedono come espressioni di quel processo».

Oggi che i rapporti di forze sono quasi paritetici, la ricerca di un modus vivendi sembra difficile. Eppure è essenziale, ne va del futuro dell’umanità
.

«Durante le ultime due amministrazioni americane — osserva Kissinger che ha continuato ad essere consultato dai presidenti sia a Washington che a Pechino — è prevalso lo scontro. Occorre ristabilire un dialogo sul tema soverchiante: una guerra tra le superpotenze avrebbe conseguenze peggiori della Prima e Seconda guerra mondiale. Come minimo i dirigenti americani e cinesi riconoscano che questo pericolo esiste, che loro sono gli unici ad avere la possibilità di superarlo. Di conseguenza mettano a punto dei meccanismi preliminari per parlarsi nei primi stadi di una crisi. E poi ci sono i grandi temi su cui la cooperazione bilaterale è indispensabile: dal cambiamento climatico al futuro delle tecnologie».

Conclude con un richiamo a Winston Churchill, su quali fossero i tre requisiti fondamentali per fare politica estera: «Studiare la storia. Studiare la storia. Studiare la storia». E con una riflessione sul ruolo dell’America: «Le condizioni per una nostra leadership mondiale si sono deteriorate, in particolare per la diffusione delle armi nucleari. Più che mai, oggi occorre essere creativi».

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Il monito di Henry Kissinger: “Se Putin usa l’atomica la Russia verrà distrutta”

Il monito di Henry Kissinger: “Se Putin usa l’atomica la Russia verrà distrutta”
(afp)

dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli. La Repubblica 1 Ottobre 2022

È la questione su cui stanno ragionando in queste ore l’intera amministrazione americana, e il Pentagono: come reagire, se il presidente russo usasse le atomiche tattiche, per difendere quello che ormai considera territorio russo

NEW YORK – “Non possiamo permettere che la Russia raggiunga i suoi obiettivi, dopo l’uso delle bombe nucleari“. Sarebbe preferibile ottenere questo risultato “attraverso le armi convenzionali e il dialogo”, per consentire all’altra parte di sapere con chiarezza a cosa va incontro, e quindi tenerlo presente nelle proprie valutazioni strategiche. Però non è possibile escludere “altri mezzi”, perché “non possiamo consentire che le armi atomiche diventino come quelle convenzionali”. Ciò altererebbe in maniera inaccettabile “la natura stessa delle relazioni internazionali, perché aprirebbe la porta all’uso indiscriminato di tecnologie senza limiti, che chiunque potrebbe cercare di impiegare. E questo è troppo pericoloso”.

È raggelante la riflessione che Henry Kissinger ha fatto ieri, partecipando ad un seminario del Council on Foreign Relations, ma è la questione di fondo su cui stanno ragionando in queste ore l’intera amministrazione americana, e il Pentagono in particolare: come reagire, se Putin usasse le atomiche tattiche, per difendere quello che ormai considera territorio russo. Perché questo è l’elemento fondamentale dell’equazione che è cambiato ieri. Finora il Cremlino aveva invaso l’Ucraina usando armi convenzionali, e con lo stesso tipo di armi Kiev l’ha respinta, aiutata dalle forniture occidentali. Ora, anche se nessuno riconosce le annessioni formalizzate da Putin, la dottrina strategica russa gli consentirebbe di impiegare le atomiche per difendere quello che lui rivendica come territorio nazionale. È una posizione palesemente illegale, ma Washington non può ignorarne le potenziali conseguenze. Perciò, oltre ad annunciare nuove sanzioni economiche contro Mosca e altre forniture militari a Kiev, dietro le quinte deve preparare anche i piani per rispondere all’eventuale folle uso delle armi nucleari.

Secondo Kissinger, una volta varcata questa soglia non è più possibile tornare indietro: bisogna sconfiggere a tutti i costi la Russia, non solo nel teatro ucraino, perché altrimenti si aprirebbe il vaso di Pandora globale dello sdoganamento delle atomiche, compromettendo l’intero ordine mondiale. Lui spera che sia possibile raggiungere questo obiettivo aprendo un canale di comunicazione con il Cremlino, per spiegare chiaramente le conseguenze a cui andrebbe incontro. Pensa che l’eventuale risposta militare dovrebbe essere convenzionale, anche perché gli Usa sono superiori su questo terreno, ma non può escludere “altri mezzi”, perché a quel punto la partita diventerebbe troppo importante per accettare l’ipotesi di perderla

Il presidente del Council, Richard Haass, ha chiesto se “è ancora possibile trovare un modus vivendi con Putin, considerando che il suo sembra ormai un potere rivoluzionario che non vuole un ordine mondiale accettabile, ma punta solo a rovesciarlo”. Anche qui la risposta di Kissinger è poco incoraggiante: “Non lo so. Il vantaggio strategico storico della Russia è sempre stata la sua dimensione, che le ha consentito di sconfiggere gli invasori perché arrivavano stremati a Mosca. Tutto questo ora non esiste più. Di sicuro bisogna andare oltre le personalità, e dialogare con la Russia, perché qui è in discussione il suo ruolo come paese. Ossia se in futuro sarà la parte più orientale dell’Occidente, oppure l’avamposto dell’Oriente in Europa”. Essenziale sarebbe il contributo della Cina, che volendosi presentare come un membro responsabile della comunità internazionale, dovrebbe usare il suo peso per evitare l’escalation e preservare l’ordine.

Il problema è che lo spazio per il dialogo sembra inesistente. Quella che ora propone Putin è la capitolazione dell’Ucraina, non la trattativa diplomatica. Anche il segretario di Stato vaticano Parolin ha cercato di aprire uno spiraglio, incontrando il ministro degli Esteri russo Lavrov a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, ma ha trovato davanti un muro. Nessuna proposta è stata presa in considerazione, pur venendo da un attore come la Santa Sede che più di altri sarebbe in grado di mediare, lasciando l’impressione che al momento solo la guerra sia nella mente di Mosca. Se così fosse però, e il capo del Cremlino decidesse di usare anche le armi nucleari per vincerla, Washington secondo Kissinger dovrebbe essere pronta a tutto per sconfiggerlo.