18  SETTEMBRE-  25.ma  DOMENICA  DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici, buona Domenica!

Che  la  luce di Cristo risorto illumini la vostra  vita e vi guidi nel  pellegrinaggio verso il Cielo, che è la  meta  alla  quale  dobbiamo tendere.

Non dobbiamo permettere che  la nostra vita sia vissuta come  una  clessidra che si svuota, lentamente ma  inesorabilmente, o  come una  candela  che si consuma fino a diventare un lucignolo fumigante.

Viviamo invece la vita come una   missione che Dio  ci ha affidato  per cooperare alla diffusione del suo Regno di giustizia, di amore e  di pace.

A  questa missione dedichiamo noi stessi con generosità , con creatività e con perseveranza perché alla fine tutto ciò che avremo  fatto nel tempo lo troveremo nei forzieri dell’eternità.

Nel  Vangelo di oggi Gesù  ci racconta la parabola dell’ amministratore disonesto che,  prevedendo il  licenziamento, si da fare per condonare denaro ai debitori del  padrone in modo da avere da essi un sostegno successivo.

Gesù osserva quello che osserviamo anche noi in noi stessi:  quando c’è da accumulare i beni effimeri o conseguire traguardi mondani non risparmiamo fatiche e  iniziative.

Al contrario quando si tratta di operare per  il Regno di Dio e di conseguire  i beni eterni siamo pigri e negligenti.

Per capovolgere la situazione è  necessaria  la grazia della conversione, che ci aiuti  a vedere la vanità di ciò che passa e la necessità  di impegnarsi e per  la  nostra salvezza eterna e  quella dei fratelli.

Preghiamo oggi anche  per  le popolazioni marchigiane  perché  Dio dia loro la forza di risollevarsi e di riprendere il cammino,

Vostro Padre Livio

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La riflessione di Benedetto XVI
“Raccontando la parabola di un amministratore disonesto ma assai scaltro, Cristo insegna ai suoi discepoli quale è il modo migliore di utilizzare il denaro e le ricchezze materiali, e cioè condividerli con i poveri procurandosi così la loro amicizia, in vista del Regno dei cieli…

Il denaro non è disonesto in se stesso, ma più di ogni altra cosa può chiudere l’uomo in un cieco egoismo. Si tratta dunque di operare una sorta di conversione dei beni economici: invece di usarli solo per interesse proprio, occorre pensare anche alle necessità dei poveri…

Qui potrebbe aprirsi un vasto e complesso campo di riflessione sul tema della ricchezza e della povertà, anche su scala mondiale, in cui si confrontano due logiche economiche: la logica del profitto e quella della equa distribuzione dei beni, che non sono in contraddizione l’una con l’altra, purché il loro rapporto sia bene ordinato.

La dottrina sociale cattolica ha sempre sostenuto che l’equa distribuzione dei beni è prioritaria”.
Benedetto XV