“Il vero obiettivo di Trump e di Putin, nel loro patto scellerato, è la distruzione dell’Unione europea e del concetto storico-politico di Europa”, si legge nell’editoriale del nuovo numero del Regno, la storica rivista cattolica d’area democratica
di Matteo Matzuzzi– Il Foglio 22 OTT 26
Roma. Se buona parte della stampa cattolica italiana, animata da un antico e consolidato spirito pacifista che rifiuta per principio idealista ogni tipo di guerra ed è convinta che le responsabilità dei sommovimenti mondiali siano in buona parte da imputare all’occidente capitalista e sfruttatore, un’eccezione esiste. E’ il Regno, la gloriosa rivista fondata nel 1956 dai dehoniani, che nasce come “rivista di pensiero e d’informazione” e che punta a stimolare la riflessione tra quello che definisce “il laicato cattolico più vivace”. E’ un periodico che si colloca nel campo del cattolicesimo democratico e riformatore, dialogante e aperto alle “nuove” istanze di una Chiesa che non è immobile e che deve ricordarsi sempre di essere nel mondo, anche quando il mondo non è l’Eden in terra.
Nell’ultimo numero, che presenta anche il prossimo convegno della rivista a Camaldoli (dal 5 all’8 novembre, tema è “L’Europa e il tramonto dell’occidente”), il direttore Gianfranco Brunelli scrive di pace e guerra, di America e Russia e Ucraina. “Sacrificare il destino di quaranta milioni di ucraini all’espansionismo dittatoriale del regime totalitario di Vladimir Putin per qualche litro di gasolio, promettere protezione all’Ucraina in cambio di terre rare, obbligare gli europei a comprare le armi americane da fornire alla difesa dell’Ucraina: sono solo affari”, sottolinea Brunelli, che prosegue: “Le dichiarazioni che il presidente statunitense ha fatto il 9 ottobre, annunciando un accordo petrolifero con Vladimir Putin, questa volta vanno oltre gli affari, da cui Trump appare guidato a beneficio proprio e dei suoi amici in ogni trattativa nazionale e internazionale. Anche perché, il prezzo non calerà. I benefici saranno zero. Addossare a Zelensky la responsabilità dell’aggressione russa e dell’aumento dei costi del carburante a livello mondiale” “appartiene alla sua personale narrazione. La propaganda elettorale conferma la politica della post-verità o dei fatti alternativi del racconto trumpiano, con cui il magnate ha vinto le elezioni presidenziali e con cui ora tenta di limitare i danni della sua crescente impopolarità in vista delle elezioni di midterm”.
Prosegue Brunelli: “La nuova, annunciata stagione di cooperazione economica con Mosca segna in realtà la ripresa dell’ostilità statunitense nei confronti dell’Ucraina e dell’Europa. L’Europa non è pronta ad agire da sola: è in ritardo sul piano dell’unificazione politica, della condivisione commerciale, della difesa comune. L’Europa è fragile e può morire da un momento all’altro. Anche se sembra un mistero il fatto che, pur così fragile e minacciata da difficoltà e attacchi interni ed esterni (i populismi di destra e di sinistra e la guerra ibrida di Putin), l’Europa sia sin qui sopravvissuta. Il clown ha gettato la maschera. Ed è un volto tragico quello che appare. Tragico e osceno. L’accordo simboleggia il ritorno alle intese affaristiche e politiche tra Putin e Trump di Anchorage del 15 agosto 2025. Tutte le proposte sin qui presentate dal duo Kushner e Witkoff sembrano scritte a Mosca e sono l’accettazione della resa incondizionata di Kyiv a Putin in cambio di una sedicente protezione americana.
Ma Zelensky e l’Europa sanno bene che la parola di Trump non ha valore”. E se altrove ci si dilunga in riflessioni sull’equidistanza, sul ruolo della Nato, su Kyiv da rendere “città aperta”, il Regno va al nocciolo del problema, che poi è quel che conta: “Putin non ha mai riconosciuto l’esistenza sovrana dell’Ucraina, non ha mai voluto incontrare il presidente Zelensky, e non ha mai voluto intavolare dialoghi diplomatici e trattative di pace. Putin è interessato a proseguire la sua guerra d’aggressione. Più volte Mosca ha comunicato chiaramente che l’operazione speciale non avrà fine sino a quando tutti gli obiettivi non saranno realizzati. E ciò vuol dire la totale conquista dell’Ucraina, e l’instaurazione di un governo fantoccio. Nel frattempo, Trump pretende la fine della presidenza Zelensky e nuove elezioni in un paese in guerra, dichiarando che esiste un accordo per una tregua energetica, mai confermata da Mosca. A questo quadro – prosegue l’editoriale di Gianfranco Brunelli – s’aggiungono le minacce americane di sospendere la condivisione delle informazioni d’intelligence, che si rivelerebbero disastrose per la capacità di Kyiv di difendere le proprie città dai bombardamenti russi che hanno come strategia principale quella di colpire civili e infrastrutture. Il vero obiettivo di Trump e di Putin, nel loro patto scellerato, è la distruzione dell’Unione europea e del concetto storico-politico di Europa”.
Il risultato di ciò sarebbe drammatico quanto scontato: “Con la loro vittoria finisce l’occidente. Trump, riconoscendo solo il primato della forza, tradisce la democrazia americana, la più antica del mondo, e la sua primogenitura; tradisce l’idea di cultura e di civiltà dell’Europa, senza la quale non vi è occidente”. Ecco quel che significa chiamare le cose con il loro nome, senza bisogno di ricorrere alla sociologia, alla colta analisi geopolitica e, soprattutto, lasciando per un attimo da parte la vocazione irenista sempre più fine a se stessa.