Essendo gli angeli e gli uomini creature libere possono decidere di accogliere e amare Dio, ma anche di disprezzarlo. Da questa negazione, da questa respinta della vita con Dio nasce l’inferno che è assenza di tutto ciò che Dio è: amore, verità, luce, pace, gioia, perdono. Purtroppo, fino a questo punto può arrivare la libertà umana per cui, giustamente, anche il Catechismo della Chiesa Cattolica parla dell’inferno come di un’autopunizione. Dio è morto in Croce per noi per liberarci dai peccati ed espiarli al nostro posto e per nostro amore, ha fatto di tutto perché ci salvassimo ma molti, come il ladrone cattivo, lo rifiutano. L’atteggiamento dei due ladroni accanto alla Croce sono le due opzioni che gli uomini hanno di fronte a Cristo Crocifisso: uno chiede di essere accolto e Gesù lo porta con sé in Paradiso, l’altro muore bestemmiando e quindi rifiuta la salvezza che aveva davanti.

La libertà è un grande dono ma è anche una spada a doppio taglio. La libertà realizza se stessa facendo il bene e, invece, distrugge se stessa facendo il male del quale diviene poi prigioniera. Sia l’esistenza del diavolo sia quella dell’inferno oggi sono ampiamente negate, a volte anche da parte di persone che si dicono credenti. Le parole del Vangelo sono di una chiarezza abbagliante. Le parole più belle riguardano sicuramente la misericordia e il perdono e sono state dette da Gesù stesso; nel medesimo tempo, Gesù ha detto le parole più severe per tutti quelli che rifiutano l’amore e la misericordia.

Infatti, a coloro che accolgono il suo perdono e la sua misericordia Gesù dice: “Venute benedetti nel Regno del Padre mio”; a quelli che la rifiutano dice: “Via da me maledetti nel fuoco eterno”. Sono cose su cui meditare. L’inferno è una rivelazione divina che risale direttamente a Cristo. Nell’Antico Testamento non c’è l’inferno in senso cristiano, c’è lo Sheol che è il luogo dei morti dove i cattivi sono puniti mentre i giusti attendono la Redenzione. L’inferno così come ce lo ha rivelato Gesù Cristo e cioè come una fornace ardente è un modo figurato ripreso anche dalla Madonna nelle apparizioni a Fatima e a Medjugorje.

L’inferno è un’opzione della libertà ed è un rifiuto della misericordia. L’inferno non è una mancanza, un difetto della Divina Misericordia, ma è il nostro rifiuto. Il ladrone pentito, che sicuramente aveva commesso qualche grave delitto per cui era stato condannato alla croce, ha accolto la grazia della fede e ha creduto in Gesù Crocifisso Figlio di Dio, infatti gli chiede di essere accolto nel suo Regno. Gesù gli risponde: «Oggi sarai con me in Paradiso» e questo ci fa capire quanto è grande la Divina Misericordia, purché ci sia il pentimento. Invece, l’orgoglio, che è come una catena che ci lega a noi stessi, ci perde eternamente. Le anime all’inferno vi ci vogliono rimanere perché il loro odio contro Dio è totale, è eterno.

Lucifero non ha voluto accettare la sua condizione esistenziale di creatura, ha voluto mettersi al posto di Dio. L’uomo fa la stessa cosa, prova fastidio nei confronti dell’esistenza di Dio perché vorrebbe mettersi al suo posto per essere totalmente padrone di se stesso: in realtà, rifiutando Dio, diventiamo noi stessi schiavi delle nostre passioni che ci legano e ci distruggono.

I cattivi che non servono Dio e muoiono in peccato mortale vogliono andare all’inferno; giurano odio eterno nei confronti di Dio. Già sulla Terra ci sono persone talmente intime con satana che giurano odio eterno a Dio e lo fanno consapevolmente perché in loro è cresciuta la superbia di non essere loro stesse Dio, di non ritenersi umilmente creature, non vogliono inginocchiarsi davanti a Dio nella preghiera e affidarsi come figli al Padre; invece, si induriscono, si contrappongono e giurano a Dio odio eterno. È un atteggiamento dei demoni e degli uomini che in questa vita diventano demoni. Le persone che odiano Dio ci sono e sono tante, tant’è vero che è grande il numero delle anime che va all’inferno come ha detto la Madonna sia a Fatima che a Medjugorje. La nostra generazione, di fatto, si è ribellata a Dio, ha rifiutato la fede e la Croce, ha rifiutato il Cristianesimo e la Redenzione. E questo si concretizza nel rifiuto del Crocifisso nel momento della morte.

Gli ultimi istanti della vita sono fondamentali per la nostra anima; se ci accorgiamo che il momento della morte si avvicina, ricordiamoci che le cose più importanti sono il pentimento dei peccati, la Confessione, la Santa Comunione. Non moriamo impenitenti perché poi non si può più tornare indietro! Chi muore senza Dio rimane eternamente senza Dio all’inferno. Queste sono Verità di fede rivelata e definita da parte della Chiesa. Non facciamoci prendere dalle eresie sotterranee che circolano; anche all’interno delle Chiesa Cattolica sentiamo spesso dire che l’inferno non esiste, che è vuoto, che il diavolo è un simbolo e non esiste. Queste persone parlano a titolo personale, non della Chiesa, e fanno il gioco del diavolo che nell’era moderna ha ottenuto la grande vittoria di far sapere che non c’è. Ma il diavolo c’è e anche l’inferno esiste.

Diffondendo il modo di pensare che il diavolo non esiste in realtà lui stesso riesce a circuirci, a ingannarci, a incatenarci a sé più facilmente. Invece noi dobbiamo ascoltare Gesù. La Chiesa ascolta Gesù. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, infatti, afferma che chi muore impenitente avendo commesso anche un solo peccato mortale con materia grave, piena avvertenza e deliberato consenso, va eternamente all’inferno dal quale non si può più uscire. Gli uomini, invece di usare la propria libertà per amare Dio, la usano per odiarlo e contrapporsi a Lui. La nostra generazione ha rifiutato Cristo e la salvezza che viene dalla Croce, vive e muore senza Dio. Non c’è, allora, da meravigliarsi che la Madonna dica che oggi satana miete le anime (Messaggio del 25 luglio 2020).

Riflettiamo, allora, su noi stessi, sulla nostra vita. Facciamo un proposito molto semplice: viviamo sempre in grazia di Dio e se commettiamo un peccato mortale (con materia grave, piena avvertenza e deliberato consenso) non andiamo a letto impenitenti ma recitiamo l’Atto di Dolore perfetto che ci assolve da quel peccato grave che abbiamo commesso, ritorniamo in grazia di Dio avendo però l’obbligo di confessarci il prima possibile.

Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati,
perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te,
infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa.
Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più
e di fuggire le occasioni prossime di peccato.
Signore, misericordia, perdonami.

Abituiamoci a vivere in grazia di Dio perché oggi siamo molto a rischio nelle nostre giornate, in questi venti di guerra che soffiano da ogni parte. Vivere in grazia di Dio è una polizza per il Paradiso!