Pensiero Spirituale sul giudizio alla fine della vita

Cari amici,
la mia preoccupazione è quella di mettere a fuoco quelle verità della fede che illuminano la vita e il mio intento è quello di aiutarvi a comprendere che ci sono due modi molto diversi di vivere. È diversa l’impostazione della vita di chi non crede in Dio e ha perso la fede e chi conserva la propria fede e crede in Dio.
Ovviamente, questo riguarda tutta la prospettiva della vita. Tanti sono coloro che non credono in Dio e pensano che con la morte finisca tutto, e con essa si dissolva l’essere umano. Questa mentalità, oltre che essere pseudoscientifica, è un sottile inganno satanico perché porta a pensare che l’uomo venga dalla Terra e a essa ritorni. Il modo di pensare modernista crede che alla fine della vita non ci sia un giudizio, che la sorte dei giusti e quella degli empi sia uguale.
Ma noi cristiani sappiamo bene che non è così. Se non c’è Dio a giudicare chi fa la giustizia? L’uomo? Così facendo si darebbe la vittoria in mano ai potenti e ai prepotenti che fanno della giustizia un’arma per il proprio tornaconto personale.
Chi crede in Dio ha una visione della vita nella quale – nella prospettiva del pellegrinaggio che è la vita e del suo atto finale che è la morte – c’è il giudizio.
Questa è una componente che capovolge tutto perché al termine della vita ogni uomo sarà giudicato secondo i suoi meriti. Questa è la prospettiva del credente.
Questa Verità di fede fondamentale è talmente oscurata che la Madonna ha sentito la necessità di ribadirla più volte. Una volta lo ha fatto citando addirittura l’Atto di fede con una frase che mi è rimasta molto impressa: «Siate coscienti figlioli, che la vita è breve e vi aspetta la vita eterna secondo i vostri meriti» (messaggio del 25 maggio 2019). Perché la Madonna ha voluto richiamare questa Verità di fede? Perché è stata un po’ oscurata e il veleno del serpente si insinuato a tal punto da convincerci che, qualunque sia la nostra condotta, alla fine andremo tutti in Paradiso.
Ma la Madonna dice «secondo i vostri meriti» e l’insegnamento della Chiesa, tratto dalla Parola di Dio, dice che il giudizio avverrà secondo la condotta di vita e pertanto la sorte non sarà la stessa per tutte le anime.
Certamente nel corso della vita può capitare di commettere peccati anche molto gravi, ma non c’è salvezza senza pentimento. È qui il nodo fondamentale, è questa la differenza!
La contrizione, il dolore, il pentimento, il rifiuto del peccato, la rinuncia al mondo e alle sue seduzioni sono componenti necessarie perché una persona si salvi.
Se per tutta la vita abbiamo rimandato la conversione e abbiamo lasciato che sulla nostra coscienza si depositasse il fango che l’ha silenziata è chiaro che a quel punto è necessaria una grande grazia affinché si risvegli. Pensiamo a Giuda, la cui coscienza era stata silenziata nonostante il tempo trascorso insieme a Gesù. Perfino a Giuda è stata concessa la grazia del risveglio della coscienza, difatti quando si è reso conto di quello che aveva fatto umanamente si è pentito. Giuda però, non si è affidato alla Divina Misericordia e si è impiccato.
Il problema, allora, non è arrivare alla fine della vita senza aver commesso alcun peccato. Il punto è la contrizione e il pentimento per i peccati commessi. Sono questi i fattori che aprono la porta della salvezza.
Non dobbiamo attardare la conversione, perché così facendo il rischio è quello di morire impenitenti.
Accogliamo allora quanto ci ha detto la Madonna nel messaggio del 25 maggio 2019: la vita e breve e saremo giudicati secondo i nostri meriti.
Da: “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”