Il Pater Noster è una preghiera insegnata e raccomandata da Gesù Cristo. Dobbiamo farla nostra nel senso che deve essere una preghiera abituale nella nostra giornata. La grandezza di questa preghiera è già nel titolo, Pater Noster, è la paternità di Dio; solamente il Cristianesimo ha questa conoscenza di Dio perché il Figlio ce lo ha rivelato. Essendo il Padre colui che ha generato il Figlio, per mezzo del Figlio ha creato anche noi. Il Figlio è Dio come è Dio il Padre; quindi, solamente Gesù può pregare il Padre Nostro come il Figlio eternamente generato. Noi quando preghiamo il Padre Nostro ci rivolgiamo a Dio come figli creati, siamo creature. Siamo stati creati dal Padre, per mezzo di Cristo, a Sua immagine e quindi riflettiamo l’immagine del Figlio in noi stessi e siamo chiamati a essere una sola cosa con il Figlio per rendere onore e gloria al Padre.

Gesù insegnava il Padre Nostro come Colui che è eternamente generato. Noi invece abbiamo appreso il Padre Nostro come creature create da Dio, dal quale dipendiamo radicalmente. Giustamente Gesù in alcuni passi dei Vangeli distingue fra “il Padre mio” e “il Padre vostro”. Dio è Padre in un modo diverso per Gesù e per noi perché Gesù è il Figlio eternamente generato, uguale al Padre; il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono un solo Dio e quindi tutti e tre partecipano dell’unica divinità.

Dio è Padre nostro perché ci ha creati per mezzo del Figlio, a Sua immagine e in vista di Lui, per essere una sola cosa con Lui ma siamo creature che prima di essere create non esistevano. Il Figlio, invece, è eternamente generato, è coeterno con il Padre. Nella consapevolezza di questa preghiera, quando chiamiamo Dio con il nome di Padre, ricordiamoci che lo possiamo fare uniti a Gesù. Il Figlio ci dà questa grande possibilità di accedere al Padre per mezzo di Lui; diversamente il Padre sarebbe inaccessibile se non passassimo attraverso il Figlio. Il Padre è accessibile grazie al fatto che il Figlio si è fatto uomo, ha assunto una natura umana come la nostra e quindi noi, diventando membra di Cristo, diventiamo capaci in Cielo di contemplare il Padre, per mezzo del Figlio, così come è. Questa è la visione beatifica che è la contemplazione di Dio all’interno della Santissima Trinità.

Gesù ha insegnato agli Apostoli a pregare Dio con il nome di Padre. Santa Teresa d’Avila, quando pregava il Padre Nostro, si soffermava su queste parole per ore a meditare la paternità divina che si riflette anche su di noi, perché siamo suoi figli e possiamo chiamarlo Padre. Grazie alla nostra unione con Cristo e alla grazia dello Spirito Santo possiamo chiamare Dio col nome tenerissimo di Abbà, Padre; questa paternità piena di amore di Dio faccia breccia nei nostri cuori perché molto spesso ne abbiamo invece timore. C’è un santo timore di Dio che significa avere consapevolezza della sua santità, grandezza e maestà, ma non deve creare in noi paura e sudditanza; nonostante questa immensità divina dobbiamo rivolgerci a Dio come Padre. Vinciamo le nostre paure e offriamo a Dio le nostre miserie perché le distrugga con il suo amore. Tanti Santi ci hanno insegnato la paternità divina come tenerezza infinita. Questo è un punto di arrivo importante nel nostro cammino di santità perché nelle difficoltà e nelle tragedie della vita abbiamo sempre questa possibilità di ricorrere a Dio e gettarci nelle sue braccia.

Noi invochiamo la Madonna specialmente con l’Ave Maria o Salutazione angelica. La prima parte dell’Ave Maria racchiude tutte le espressioni che vengono dallo Spirito Santo e che sono state pronunciate dall’arcangelo Gabriele e da Elisabetta in saluto alla Madonna. Nella seconda parte dell’Ave Maria domandiamo alla Madonna la sua materna intercessione per noi, in vita e in morte. Nell’Ave Maria ci rivolgiamo alla Madonna come dei figli alla Madre, così come faceva Gesù. In tutto il corso della nostra vita la Madonna accoglie l’eredità che le ha dato Gesù sulla Croce quando ci ha affidati alla sua maternità. Noi dobbiamo accettare la Madonna come nostra Madre e rivolgerci a Lei così. Questi sono grandi doni che Dio ci ha fatto, nei quali vediamo la sua immensa bontà, la sua umiltà, la sua accondiscendenza verso la nostra piccolezza.

Con il Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo noi professiamo la nostra fede in Dio, Uno nella natura e Trino nelle Persone. Queste tre preghiere tessono meravigliosamente il Santo Rosario e che fanno parte del tesoro di preghiere del buon cristiano che devono essere sulle nostre labbra e nel nostro cuore fin dal mattino, quando ci alziamo e fino alla sera quando andiamo a letto.