Per fare una buona Comunione sono necessarie tre cose: essere in grazia di Dio; sapere e pensare chi si va a ricevere; osservare il digiuno Eucaristico, ovvero essere a digiuno da un’ora rispetto al momento della Comunione.
Essere in grazia di Dio significa avere la coscienza monda da ogni peccato mortale. Il peccato mortale è una disobbedienza alla Legge di Dio, un’offesa a Dio fatta in materia grave, in piena avvertenza, in deliberato consenso. Se manca una di queste condizioni la gravità del peccato diminuisce e da peccato grave può essere considerato un peccato veniale; ma se una persona è in uno stato di peccato grave è chiaro che non può ricevere la Comunione, prima deve confessare i peccati gravi che ha commesso. Chi fa la Comunione in stato di peccato grave commette un sacrilegio, quell’atto che in sé dovrebbe essere un atto di vita, diventa un atto di morte. A volte si vede la gente che fa la Comunione con molta facilità; c’è chi magari non va a Messa per mesi senza considerare che non santificare le Feste è materia grave e dopo tanto tempo fa la Comunione senza essersi confessato. Ovviamente è il Signore che giudica, ma la saggezza della Chiesa dice che è bene confessarsi prima di accostarsi alla Comunione. Nel caso in cui si sia impossibilitati a confessarsi perché magari in quel momento manca il sacerdote, si può fare l’Atto di dolore perfetto che significa chiedere perdono al Signore dei peccati gravi commessi facendo il proposito di non commetterne più. Questo Atto di dolore perfetto “abilita” a ricevere la Comunione purché ci sia l’impegno a confessarsi quanto prima; deve però esserci un impedimento serio. Si tratta di situazioni da valutare molto bene perché non si sia negligenza ma ci sia la giusta attenzione a quell’esigenza di santità che richiede il Sacramento dell’Eucarestia.
San Paolo scriveva: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore” (1 Corinzi, 11-27). C’è un certo senso di negligenza che è sintomo di una scarsa comprensione della grandezza di questo Sacramento. È importante ricevere Gesù con una giusta e adeguata preparazione interiore. Certamente accostarsi a questo Sacramento richiede sapere e pensare chi si va a ricevere, l’Eucarestia non è un atto esteriore, è l’incontro con il Signore, è ricevere Gesù nel nostro cuore e quindi occorre avere la luce della fede e il cuore aperto pieno di amore. Ci sono esempi straordinari di Santi bambini e ragazzi di come si riceve la Comunione con la consapevolezza di ricevere il Signore con umiltà, con gratitudine infinita. Dopo averlo ricevuto, questo comporta poi il fatto di adorarlo, di ringraziarlo, di chiedere tutte le grazie di cui abbiamo bisogno. Ricevere la Comunione significa avere un tesoro nel cuore che permane realmente con corpo, sangue e divinità; Cristo Risorto permane in noi sacramentalmente fin quando durano le specie eucaristiche.
Dopo la Comunione è importante raccoglierci un momento per ringraziare. Quando usciamo dalla chiesa siamo diversi rispetto a come siamo entrati, siamo portatori di Cristo nel nostro cuore. Dobbiamo fare la Comunione con fede, con amore perché incontriamo Cristo, lo riceviamo nel nostro cuore, diventiamo il tempio del Dio vivente, siamo portatori di Dio. Ecco, allora l’importanza della consapevolezza, dell’umiltà, della gratitudine, dell’amore con cui bisogna accostarsi a questo Sacramento.
La Comunione è il pane di vita. Il pane consacrato è il corpo di Cristo e il sangue consacrato è il suo sangue. Questo fatto ci dice che il pane e il vino sono nutrimento quotidiano; la recezione ordinaria dell’Eucarestia sarebbe quotidiana o almeno domenicale. La Chiesa raccomanda la Messa quotidiana per chi può parteciparvi, il sacerdote infatti ha l’impegno di dire la Messa ogni giorno, per sé e per il popolo che vuole nutrirsi del corpo e del sangue di Cristo. La Chiesa, però, mette anche dei minimi senza i quali una persona non onora e non comprende l’importanza di questo Sacramento. I limiti sono quelli di ricevere la Comunione almeno ogni anno a Pasqua e in pericolo di morte, come viatico che sostenti l’anima nel viaggio all’eternità. L’Eucarestia è il farmaco dell’immortalità, in essa riceviamo Cristo Risorto che ci comunica la grazia della vita eterna; è importantissimo dare la Comunione ai malati e soprattutto ai moribondi sottoforma di viatico. L’Eucarestia come viatico sostenta l’anima e la fortifica nel momento cruciale della vita che è quello in cui si bussa alle porte dell’eternità.
L’obbligo della Comunione pasquale comincia all’età in cui si è capaci di farla con sufficienti disposizioni, cioè, d’ordinario, a sette anni circa. Con San Pio X la Chiesa ha anticipato molto l’età della Prima Comunione, i bambini iniziano a frequentare il Catechismo in tenera età e si dispongono così alla Prima Comunione fin dai sette anni circa per poi riceverla almeno una volta all’anno a Pasqua, meglio ancora settimanalmente e chi può quotidianamente.
È cosa ottima e utilissima comunicarsi spesso, anche tutti i giorni, purché si faccia sempre con le dovute disposizioni e cioè in grazia di Dio, sapendo e pensando chi si va a ricevere. L’Eucarestia è un incontro con il Signore. Bisogna fare la Comunione in grazia di Dio; ringraziare dopo aver ricevuto l’Eucarestia perché è Dio stesso che viene nel nostro cuore; ogni domenica dovremmo essere in grado di ricevere l’Eucarestia. Sarebbe una grande cosa organizzare la giornata in modo da poter partecipare alla Santa Messa quotidiana, farebbe molto bene all’anima e al corpo. Abbiamo tempo per tutto, spendiamo un sacco di tempo in cose inutili e dannose ma non occupiamo il tempo ad attingere a quelle fonti di grazia che Dio ci ha dato in abbondanza perché potessimo abbeverarci alle fonti della vita ogni volta che ne abbiamo bisogno e cioè ogni giorno.