di Marco Imarisio- Corriere della Ser- 30 Agosto 2026
Parla Sergey Markov, super falco ed ex primo consigliere Esteri di Putin: «Costretti a rispondere, perché di fatto già ci attaccate»

«Se va avanti di questo passo, una guerra tra noi e voi è assolutamente inevitabile». Allegria. Sempre un piacere conversare con Sergey Markov, falco di guerra che più falco non si può, ex primo consigliere Esteri di Vladimir Putin dal 2011 al 2019, pur sempre dotato di una cinica autonomia di pensiero e di movimento, che gli è valsa la scomunica con il timbro di agente straniero. Ma lui continua a insegnare geopolitica e a frequentare il sottomondo del Cremlino. A riprova del fatto che gli agenti stranieri non sono tutti uguali. «Stiamo camminando su un filo sottile», dice.
Dove porterà questa ostilità sempre più diffusa tra Russia ed Europa?
«L’altro giorno, in una paradossale intervista, alla domanda sul perché la Russia viene sempre ingannata, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha risposto così: “Noi siamo sempre fiduciosi che i farabutti non possono essere del tutto farabutti”. Quando invece si deciderà che dall’altra parte sono tutti completamente mascalzoni, allora a mio parere non ci si fermerà più».
Sono solo parole o saranno anche fatti?
«L’Europa pensa di muoversi seguendo la strategia cinese dei mille passi: non oltrepassare una sola linea rossa per la Russia, ma spezzettare le linee rosse russe in tanti fili per poi tagliarli piano piano. In altre parole, si dice cuocere la rana a fuoco lento. Una strategia fruttuosa fatta di accuse ingiustificate e di provocazioni, basata sul fatto che la Russia non risponderà in maniera concreta. Ma se l’Europa continua a seguire l’odierna strada di escalation, temo che una qualche forma di guerra sia ineluttabile».
Putin avrà il coraggio di attaccare uno Stato membro della Nato?
«Sarà costretto a rispondere, perché di fatto l’Europa sta già attaccando la Russia. L’Occidente ha già preso di mira alcune navi russe che trasportavano materie prime e l’Unione europea ha ormai deliberato che è possibile sequestrare il petrolio russo. La Russia risponderà, e Putin ha detto che anche noi colpiremo navi avversarie in qualunque punto degli oceani. Lo scenario più realistico è quello del blocco da parte nostra degli stretti nel mar Baltico. Ce n’è un altro, più improbabile ma non impossibile: la Russia potrebbe colpire, sia nel territorio ucraino che altrove, le fabbriche che produrranno droni con i quali saranno uccisi centinaia di migliaia di russi. Come sa, questa possibilità è già stata prospettata nei confronti della Gran Bretagna».
Come valuta la nomina dell’ex ministro della Difesa ucraino Fedorov a consulente del ministero italiano?
«Dal punto di vista italiano è una decisione ragionevole perché senza dubbio Fedorov è un super professionista, qualificato nell’organizzazione di guerra dei droni. Per Crosetto è un buon acquisto. Non è nei nostri interessi, ma negare che si tratti di una soluzione razionale è impossibile».
Come vivono questa ostilità tra Europa e Russia la gente comune, gli intellettuali e l’élite economica russa?
«La gente comune, ovvero la maggioranza dei russi, la percepisce come una cosa normale. L’idea generale è che i tempi in cui facevamo amicizia con l’Europa sono stati una deviazione, perché l’Europa è un nemico che ha sempre in serbo i piani per distruggere la Russia. Gli intellettuali sono profondamente frustrati poiché vedono in Europa un certo modello di vita, e sperano che un giorno i buoni rapporti torneranno. Anche l’imprenditoria, gli oligarchi insomma, sono frustrati, ma a differenza degli intellettuali pensano che le relazioni di una volta non torneranno più. Non in questa vita, almeno. Per tutti, non esiste una spiegazione razionale al comportamento dell’Europa. Ho fatto questa domanda anche a Lavrov, il quale mi ha detto che non trova alcuna risposta».
Reggerà il sistema Russia alla guerra di logoramento in Ucraina?
«Assolutamente sì. Se la situazione si deteriora, si stringeranno un po’ le viti. Si intensificheranno ancora di più le tendenze autoritarie, in politica come in economia. Pochi giorni fa, il presidente ha firmato un decreto che conferisce allo Stato il diritto non di nazionalizzare ma di instaurare una gestione provvisoria delle aziende che non si proteggono a dovere da droni e missili. È appunto uno degli elementi di cui sopra. Quanto alle code davanti ai distributori di benzina, la popolazione non protesta, e accusa di questi disagi l’Europa. Quel che voi non riuscite ad accettare è che la stragrande maggioranza della gente, pur non essendone estasiata, non reputa le autorità russe i principali colpevoli dell’attuale situazione».
Che cosa ha significato la visita a Mosca del direttore della Cia?
«A mio parere, Donald Trump non si occuperà in tempi brevi della questione ucraina. C’era per lui il pericolo di lasciarsi coinvolgere in una guerra nucleare con la Russia e ha risolto il problema tramite una de-escalation. Inoltre, ha evitato di sostenere troppe spese del bilancio americano per la guerra ucraina. Quindi la visita del capo della Cia non riguardava, secondo me, l’Ucraina. Trump ormai non si occupa di problemi altrui, ne ha abbastanza di propri».
Cosa si aspetta Putin da queste elezioni?
«Lo slogan informale è: tutti devono rimanere ai loro posti. I problemi in Russia sono molti e l’intesa con i partiti più o meno di opposizione consiste in questa tesi: voi non dovete approfittare del momento per criticarci sulle cose sensibili, come ad esempio il disastro della benzina, e noi vi garantiamo la vostra piccola fetta di potere».