
L’omelia di papa Leone XIV nella solennità dell’Assunzione di Maria al Ciel
Di Antonio Tarallo
Castel Gandolfo , sabato, 15. agosto, 2026 10:33 (ACI Stampa).
Grande emozione per tutta la comunità parrocchiale della Parrocchia Pontificia di San Tommaso da Villanova in Castel Gandolfo. Il papa è in mezzo ai fedeli, a celebrare l’importante solennità di oggi: quella dell’Assunzione di Maria. Una celebrazione asciutta e carica di emozioni, di entusiasmo da parte dell’assemblea che in silenzio ascolta le parole dell’omelia del pontefice.
Papa Leone XIV riflette sul senso della solennità di oggi: parla di “compimento della pienezza di grazia che Dio le ha donato nella sua Concezione Immacolata”. E coglie l’occasione, così, di fare riferimento all’arte pittorica che, molto spesso, ha raffigurato la Vergine “al termine della sua vita terrena, come una giovane bellissima che si eleva fisicamente da terra verso la volta celeste”: immagine mutuata dal libro dell’Apocalisse. Un’immagine, questa, che – sottolinea il pontefice – “in apparenza, contrasta con l’esperienza di ciò che produce in noi il passare degli anni”. Così avviene per tutte le donne e gli uomini della terra. E, allora – si chiede papa Leone XIV – “cosa abbiamo in comune con la giovane meravigliosa che troviamo dipinta sulle pale dei nostri Altari?”
Per rispondere a questa domanda delinea due “segni”: il corpo incorrotto della Madre di Dio e il suo cuore immacolato. Un’omelia poetica quella di Leone XIV, che tocca i cuori e le menti dei fedeli, che vuole approfondire il concetto della purezza dell’anima: “Maria – come in noi – per grazia di Dio illumina e trasfigura tutta la persona, portandola alla gloria del Cielo. La glorificazione di Maria in anima e corpo ci insegna che la nostra vera bellezza non consiste nel nascondere i segni del tempo che passa, ma nel mostrare impressioni anche nella nostra carne i segni dell’amore che non ha fine”.
Papa Leone XIV pone uno sguardo al presente: “Ci invita, così, a rivedere molti dei canoni estetici, prevalentemente di stampo edonistico e consumistico, che il mondo ci impone, e che rischiano di imprigionarci in pesanti condizionamenti, facendoci sprecare energie preziose in ciò che non conta davvero e non dura per sempre”. Guarda il pontefice a tutte quelle persone che possiamo incontrare nella nostra vita “dal volto marcato dagli anni e dalle sofferenze, eppure capaci di irradiare serenità, benevolenza e pace attorno a sé; come se ne possono osservare altre, magari esteriormente attraenti, ma dure e fredde nell’intimo”.
La Bellezza, questo potrebbe considerarsi il nodo centrale dell’omelia di papa Leone XIV: “Se vogliamo veramente scoprire e coltivare la bellezza divina di cui siamo avvolti e per la quale siamo fatti, e diffonderla intorno a noi, dobbiamo imparare a leggerla nel volto tenero di un bambino come nelle rughe di un anziano, nella vivacità di un giovane come nella compostezza di un adulto, negli ornamenti della festa come negli abiti e negli strumenti del lavoro .dei piccoli squarci di cielo” sottolinea papa Leone XIV. E la Bellezza non può che ritrovarsi che nell'”amore l’ornamento più bello dell’uomo: l’amore che trasfigura, trasforma, nobilita, porta in alto; che rende leggeri, liberi, vicini a Dio, pur attraverso le vicende alterne della vita”.
Invita a non cercare lontano il Mistero che oggi celebriamo: Maria è possibile “incontrarla là dove c’è vera carità: negli occhi di un papà e di una mamma che tornano a casa dopo una giornata di lavoro, stanchi, ma felici di stare coi loro bambini; nei volti di nonni e nonne che, nonostante gli acciacchi dell’età, si riaccendono di energie inaspettate nel prendersi cura dei nipotini; o ancora nell’impegno di giovani che si sforzano di crescere puliti e onesti, pronti anche ad andare controcorrente rispetto a “quello che fanno tutti” infine nell’opera di tanti uomini e donne che quotidianamente, con fede e dedizione, contribuiscono a portare un po’ di Cielo sulla terra e la terra verso il Cielo”. E, nella conclusione, ribadisce papa Leone XIV questo concetto di profonda umanità presente nella solennità di oggi: “Nella sua umanità santa, per grazia di Dio, c’è anche la nostra, ci siamo anche noi, chiamati a vivere la sua stessa pienezza di vita ea condividere la sua stessa gloria”.
E, dopo aver citato precedentemente san Paolo VI e papa Francesco, suoi predecessori, è la volta di sant’Agostino che parlando della risurrezione di Cristo, invitava i cristiani del suo tempo “a farne la bussola e il punto di riferimento della loro esistenza. Diceva: «Cristo risorse per non morire mai più. Cambia rotta, segui la luce! Inizia a levarti dallo stesso posto da cui è risorto lui». Il papa invita i fedeli a fare proprio questo invito ea seguire “la luce del Risorto, cambiando rotta, se necessario. Facciamolo, in particolare, oggi, guardando Maria, che Dio ha coronato di gloria in anima e corpo, e che ci ha donato come Madre, guida, compagna di viaggio e protettrice sulla via del Cielo” concludono il pontefice