San Benedetto compose la sua Regola a Montecassino intorno al 525, ispirandosi a regole precedenti di San Giovanni CassianoSan BasilioSan PacomioSan Cesario e l’Anonimo della Regula Magistri. Benedetto combinò disciplina e rispetto per le capacità individuali, con l’intento di fondare una “scuola del servizio del Signore” caratterizzata da una gestione non troppo rigida. 

Cristianesimo

La Regola di San Benedetto organizzava nei minimi particolari la vita dei monaci, migliorando la vaghezza delle norme monastiche precedenti. Due principi fondamentali della vita comunitaria erano la stabilitas loci (l’obbligo di risiedere permanentemente nello stesso monastero, contrastando il vagabondaggio dei monaci) e la conversatio (buona condotta morale, pietà reciproca e obbedienza all’abate).

L’abate, considerato un “padre amoroso” (dal siriaco abba), era il centro di una comunità ben ordinata dove preghiera e lavoro si alternavano secondo il motto “ora et labora” (prega e lavora).

I monasteri seguendo la Regola di San Benedetto sono noti come benedettini. Ogni monastero è autonomo sotto l’autorità di un abate, ma spesso si organizzano in confederazioni monastiche, tra cui le più importanti sono la congregazione cassinense e quella sublacense, legate rispettivamente ai monasteri di Montecassino e Subiaco.

Le 5 regole di San Benedetto per una buona preghiera

La preghiera è il momento più bello e più alto per un  cristiano che ha l’occasione di stare tu per tu con il Signore. Ecco le preziose indicazioni di San Benedetto da rispettare per una buona preghiera.

  1. Il dare appuntamento alla preghiera: fin quando possibile, sempre alla stessa ora del giorno. Scandiamo la nostra vita anche seguendo i ritmi che Dio stesso ci dà. Se pensiamo di rimandare il tempo della preghiera per lasciare spazio a cose più futili e meno importanti, questi, stiamo certi, non arriverà mai. E alla fine della giornata, ci ritroveremo senza aver pregato mai. Il tempo della preghiera va cercato, non è lui, di certo, che ci viene incontro.
  2. Il luogo per la preghiera: di certo, non sempre siamo nelle vicinanze di una chiesa o abbiamo a disposizione una cappella dove incontrare il Signore. Anche la nostra stanza può essere il luogo dove pregare. Ogni cristiano ha un’immagine sacra nella propria casa. Ecco: basta raccogliersi in preghiera davanti a lei, senza farsi distrarre da ciò che c’è intorno. Anche quello è un validissimo momento di preghiera.
  3. Dio deve essere sempre nella nostra vita: non siamo cristiani solo a parole, ma anche con i fatti. La preghiera è essenziale sì, ma a volte, bisogna arricchirla. Anche semplicemente portando un’immaginetta sacra nel nostro portafoglio, un piccolo rosario con noi (non come una catena inutile al collo… intendiamoci, ma come un oggetto che ci aiuti alla preghiera. Va sempre rispettato), che ci accompagni nella preghiera quotidiana.
  4. La preghiera sia semplice: Dio non ha bisogno di frasi ad effetto, di preghiere particolari o complesse. Lui legge nel nostro cuore, sa subito di cosa abbiamo bisogno. La preghiera umile, fatta con il cuore a lui aperto, è ciò che a Lui è più gradito.
  5. Semplice e pura: così sia la nostra preghiera. Nulla che ci distragga attorno, ma tutta la semplicità a Lui gradita. Che venga direttamente dal nostro cuore.