Il 2 novembre 2014 la Regina della pace aveva detto nel Messaggio alla veggente Mirjana che la vita è soltanto un battito di ciglia. Anche nei Messaggi di aprile e giugno 2026 la Madonna ci ha richiamato alla brevità della vita, sicuramente ha avuto le sue ragioni anche perché l’umanità è convinta che la vita non finisca mai. Nel Messaggio del 25 giugno 2026 mi ha molto colpito il fatto che la Madonna ha detto che la presa di coscienza di essere passeggeri ci dà forza, coraggio e impegno nel proseguire la vita: «Cari figli, gioite con me perché l’Altissimo mi ha permesso di stare con voi, di guidarvi a Lui che è Via, Verità e Vita. Gioite, figlioli, e siate gioiosi anche nelle difficoltà e avrete la forza perché sarete coscienti di essere passeggeri, e saprete offrire tutto a Dio. Perciò non dimenticate: io sono vostra madre e vi amo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata» (Con approvazione ecclesiastica).
Nel mondo di oggi sembrerebbe vero il contrario. Scoprire da bambini che esistono la malattia, la sofferenza e la morte è certamente un trauma che solamente la fede cristiana riesce a superare perché si crede nella vita eterna, nell’immortalità dell’anima e nella resurrezione della carne. Nella luce della fede anche la morte diventa meno crudele, ma quando non si ha la fede scoprire che siamo passeggeri è certamente angosciante.
Nel fondo di noi stessi, questa possibilità della morte diventa un’angoscia che ci accompagna, è come un’ombra della quale non riusciamo a disfarci. In questa prospettiva la vita è triste. Senza la fede c’è inquietudine, angoscia, tristezza. Nella cultura atea di massa le persone non camminano verso una meta ma vagano qua e là inquiete, insoddisfatte e chi è più fragile può arrivare ad autodistruggersi. C’è una sostanziale differenza nel vivere alla luce della fede perché essa insegna che abbiamo un’anima spirituale immortale che non muore con il corpo, che la vita è un cammino verso l’eternità, che l’anima spirituale immortale purificata entra nel Regno di Dio e nella gloria eterna. L’immortalità è una delle grandi conquiste dell’umanità.
Nel Messaggio del 25 giugno 2026 la Regina della pace dice che la coscienza di essere passeggeri dà forza nella vita. La fede ci dice che, anche se passeggera, la vita è un progetto che Dio ci offre, è una missione a cui Dio ci chiama e che dobbiamo realizzare. Quando si inizia a capire che ogni persona è diversa dall’altra, che ciascuno ha la propria identità e la propria missione, la vita cambia, la si guarda con occhi diversi. Le persone che si convertono profondamente scoprono la vita nella luce di Dio, proprio come una missione che Dio dà da compiere e quindi si mettono al lavoro. Questa consapevolezza sprigiona una forza che fa applicare giorno e notte nell’adempiere alla missione che Dio ha dato.
Quando uno sa di avere una missione da compiere si impegna a fondo. Le missioni sono diversissime, ognuno ha la sua e la scopre nella luce di Dio. I tratti generali sono uguali per tutti: conoscere Dio, amarlo e servirlo fino a raggiungerlo nella vita eterna. Questa è la strada di tutti ma ognuno la percorre a modo suo. Il senso profondo di questa bellissima espressione della Regina della pace è che la coscienza di essere passeggeri, anziché gettare nell’angoscia perché il tempo passa, fa vivere la vita come un progetto da realizzare. La vita vissuta come una missione da compiere non è più un vagare qua e là, ma è un cammino verso l’eternità percorso con gioia, con amore per Dio, con gratitudine.
In questa luce le difficoltà si affrontano con pazienza e determinazione, si è gioiosi anche portando la Croce con Cristo.
Nella preghiera cerchiamo di scoprire qual è la nostra missione, qual è il nostro compito, anche se sembra piccolo agli occhi del mondo. Il mondo vede le cose secondo i criteri dell’utilità, del denaro, dell’orgoglio ma non è questa la misura. Anche le piccole cose che Dio ci dà da fare, davanti a Lui diventano grandi, sono prove di amore per Lui. Facendo bene quello che Dio ci ha dato da fare nel corso della giornata, gli diamo continuamente delle prove di amore. Quando la fatica diventa una prova d’amore per Dio non è più fatica! Vivendo in questa prospettiva le avversità, le prove e le persecuzioni diventano grazia. Vivere adempiendo al compito che Dio ci ha affidato è una gioia che rende la vita meritevole di essere vissuta.