L’anima è una componente fondamentale dell’essere umano, è grazie a essa se l’uomo è diverso dall’animale e quindi ha un’intelligenza spirituale che trascende la materia e arriva fino a Dio, fino a dimostrarne l’esistenza; ha una libertà e una volontà che gli animali non hanno perché sono legati all’istinto e alle leggi della materia. L’uomo, invece, è libero e può andare anche controcorrente. Ovviamente, poi, l’uomo ha quella capacità di amare che è la capacità di amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo più di se stessi. È qualcosa di trascendente i limiti dell’uomo che sono quelli della finitezza.

Oggi la percezione dell’anima si è persa e abbiamo ridotto noi stessi al nostro corpo. Come abbiamo per il nostro corpo molta cura, allo stesso modo dovremmo dedicarci all’anima e alle sue facoltà che sono da sviluppare e da elevare. Come il corpo ha le sue malattie e le sue debolezze, anche l’anima ha le sue debolezze e le sue malattie che non sono quelle psichiche che sono a mezza strada tra il corpo e l’anima, sono più profonde e tali da colpire a fondo, da dare la morte interiore. Questo è il peccato. L’espressione “peccato” riassume tutte quelle debolezze, quelle infermità e quelle malattie che possono colpire l’anima e condurla fino alla morte. Madre Teresa usava una similitudine molto calzante per descrivere questo modo di vivere, diceva che a Calcutta c’erano i morti accasciati sui marciapiedi e in Occidenti vedeva i morti camminare, cioè quelli che non credono né in Dio né nell’anima. La morte dell’anima è una catastrofe molto più grave della morte corporale, dalla quale nessun vivente può scampare.

Dobbiamo iniziare a domandarci in che stato è la nostra anima. Così come ci sottoponiamo a check-up medici per il nostro corpo, ogni giorno dovremmo fare l’esame di coscienza per capire in che stato è la nostra anima ed eventualmente pregare e accostarci ai Sacramenti per stare meglio. Anche l’anima ha le sue malattie, quelle più leggere sono le imperfezioni, i peccati veniali, quelle più gravi sono i peccati mortali che vengono chiamati così perchè danno la morte all’anima. L’anima in stato di peccato mortale è morta perché si è staccata da Dio, è l’immagine del tralcio staccato dalla vite di cui parla Gesù stesso nei Vangeli. Come i tralci uniti alla vite danno molto frutto, quelli recisi non fruttificano ma seccano e, come ha detto duramente Gesù, servono solo a essere buttati nel fuoco.

Nella luce di Dio, con la grazia della fede, impariamo innanzitutto ad avere cura della nostra anima e domandarci frequentemente in che stato si trova. Se la nostra anima si trova in stato di peccato mortale ricordiamoci che ci sono dei rimedi per guarire, possiamo accostarci al Sacramento della Confessione; con il pentimento dei peccati, la Confessione e il proposito di non peccare più, dopo l’assoluzione l’anima risorge, riprende vita. Dal punto di vista soprannaturale l’anima della persona che si confessa, dopo l’assoluzione, riprende le sue facoltà spirituali, si nutre di Dio, della sua Parola, del suo amore, della sua pace. L’anima ha un suo nutrimento che è la grazia di Dio, l’amore di Dio, è lo Spirito Santo. Dio ci dà come nutrimento se stesso; l’anima, nutrendosi di Dio, acquisisce ciò che Dio è e cioè la sua santità, la sua bellezza, la sua grazia. L’anima, in questo modo, diventa bella, splendente.

La cura dell’anima ha sicuramente un riflesso molto importante sul corpo, sull’aspetto delle persone. La salute dell’anima si riflette spesso sul corpo; lo stato di peccato mortale spesso è il risultato di aver trascurato peccati veniali e non aver vigilato su noi stessi. A satana basta una fessura per insinuarsi; pian piano l’anima si ammala e, nella misura in cui il peccato si consolida in noi, diventa un cadavere. Perché si rianimi, perché ricominci a vivere, è necessaria la grazia che Dio concede grazie alla preghiera dei buoni, grazie all’intercessione di Cristo, di Maria e dei Santi. Per i meriti di Gesù Cristo, della sua passione, morte e resurrezione, viene data la grazia del risveglio della coscienza e del pentimento anche a chi è nel peccato, a chi è schiavo della dittatura del demonio. Se la volontà che si risveglia con la grazia dello Spirito Santo coopera, arriva pian piano alle decisioni importanti della vita che sono quelle di convertirsi, confessarsi e fare il cammino cristiano con i Sacramenti, specialmente l’Eucarestia.

Quando l’anima è in stato di paralisi totale dobbiamo rispondere alla grazia che bussa alla porta del nostro cuore, dobbiamo rispondere a Dio che ci chiama alla conversione. Chi persiste nella situazione di paralisi spirituale perde la fede, il cuore si indurisce, va verso l’impenitenza e poi salvarsi è veramente difficile. Vegliamo su noi stessi. Come ci prendiamo cura del nostro corpo e non aspettiamo che sia allo stremo per andare dal medico, così anche per l’anima non aspettiamo di essere caduti in peccato mortale per prendercene cura. Dobbiamo avere cura della nostra anima giorno per giorno, vigilare costantemente sullo stato della nostra anima stando attenti alle insidie del maligno e rispecchiarci giorno per giorno nella Parola di Dio, nei suoi Comandamenti, nelle sue leggi di santità. Nutriamo l’anima ogni giorno con la preghiera, con i Sacramenti, con ritiri spirituali, con pellegrinaggi. Una persona che vive nella pace e nella gioia di Dio ne trae beneficio a tutti i livelli, soprattutto quelli psichici. Ritrovando la pace e la gioia di Dio, curando l’anima, buona parte del nostro organismo ne trae benefici. Come abbiamo cura del corpo, così dobbiamo avere cura della nostra anima anche perché il corpo seguirà la sorte dell’anima all’inferno o in Paradiso, nella dannazione eterna o nella prospettiva della resurrezione gloriosa.
Dobbiamo lavorare nel tempo della vita per il nostro destino eterno.