di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 11 Giugno 2026
Nel corso della sua visita in Spagna, papa Leone ha fatto tappa a Las Palmas de Gran Canaria, dove ha tenuto un discorso sui migranti – sulla falsariga di quello che Francesco tenne a Lampedusa. «Ogni vita umana è una benedizione. Nessuno può comprarla, venderla, usarla o scartarla»

DAL NOSTRO INVIATO
LAS PALMAS DE GRAN CANARIA (SPAGNA) «Cristo cammina sulle acque e, di fronte alla tempesta, pronuncia una parola sovrana: “Taci, calmati!” Quella voce continua a risuonare contro le forze che divorano, schiavizzano e scartano tanti nostri fratelli e sorelle. Lì dove Cristo ordina al mare di tacere, la Chiesa non può rimanere muta di fronte a coloro che sono abbandonati alle sue acque». Leone XIV parla al porto di Arguineguín, nella costa meridionale di Gran Canaria.
«Oggi, in riva al mare, il Vangelo ci strappa dal posto comodo dello spettatore e ci pone di fronte al fratello che arriva. Ci chiede se abbiamo saputo riconoscere Cristo in coloro che sbarcano segnati dalla paura, dalla fame e dalla violenza, dopo il deserto, la notte e il mare».
Sole, vento, il Papa getta una corona di fiori in mare e benedice una Croce intagliata nel legno d’un relitto, tutt’intorno ci sono gli operatori del Salvamento Marítimo, gli operatori della Caritas, i tanti migranti aiutati in questi anni, nonostante tutto. E davanti a loro il Papa scandisce un discorso ancora più duro di quello ormai storico di Francesco nel 2013, la «globalizzazione dell’indifferenza» denunciata a Lampedusa, dove Leone tornerà il 4 luglio.
«Come potete vedere, porto alla mano l’anello del Pescatore. Il suo stesso nome ci conduce al lago di Galilea, dove Cristo chiamò Pietro e gli disse: “D’ora in poi sarai pescatore di uomini”». Ecco, alza lo sguardo Prevost: «Vi sono persone soccorse in mare e corpi senza vita recuperati dalle acque. Per questo il Successore di Pietro non può disinteressarsi di questi approdi. La Chiesa non può ignorare queste acque, né alcun luogo dove la fame, la sete, la violenza, la paura o l’esilio continuano a ferire la dignità umana. I discepoli di Gesù non possono considerare estraneo il clamore di chi grida dalla notte».
La dignità umana
Giusto domani entra in vigore Patto sulla migrazione e l’asilo della Ue che introduce restrizioni sull’immigrazione irregolare e apre agli hub per le espulsioni. Il Papa si rivolge anzitutto al Vecchio Continente, guarda il migranti radunati nel porto e dice:
«Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante».
Perché «non possiamo abituarci a contare i morti: la dignità umana non ha passaporto né perde valore quando attraversa una frontiera». Così «da quest’isola, vorrei che la voce di coloro che hanno parlato oggi raggiungesse chi ha in mano responsabilità decisive – autorità civili, parlamenti, governi e organizzazioni internazionali – e anche le comunità cristiane, le altre tradizioni religiose e tutti gli uomini e le donne di buona volontà», sillaba Prevost:
«Non basta gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando sono già avvenute. Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?».
I migranti
Ora il punto di arrivo principale è La Restinga, sull’isola di El Hierro, ma Arguineguín a Gran Canaria resta un luogo simbolico, il «molo della vergogna» sul quale nel 2020 tremila persone rimasero ammassate per mesi in uno spazio di duecento metri. Dalla costa occidentale dell’Africa avevano attraversato una sessantina di miglia nautiche a bordo di cayucos, le canoe in legno usate dai pescatori in Senegal.
Ma era appena scoppiata la pandemia e rimasero isolati, solo la Caritas si organizzò per portare cibo e medicine. In trent’anni si calcola che più di duecentomila migranti abbiano preso il mare dalle coste nordoccidentali dell’Africa per raggiungere l’arcipelago spagnolo e quindi l’Europa. I primi si chiamavano Baijea e Bachir, due giovani di 24 e 22 anni del Sahara Occidentale. Il 28 agosto 1994, sbarcarono da un vecchio peschereccio a Las Salinas del Carmen, nell’isola di Fuerteventura. Arrivavano della costa del Marocco, una cinquantina di miglia marine attraversate in un giorno di navigazione.
Las Salinas era allora un villaggio di pescatori con le saline più antiche delle Canarie, nessuno aveva mai visto nulla di simile, le rotte dei migranti dall’Africa verso la Spagna passavano dallo Stretto di Gibilterra. I due ragazzi avevano l’aria sfinita e spaventata, due agenti della Guardia civil li portarono a mangiare in una trattoria. Furono loro ad aprire la nuova rotta.
Nel 2025, lungo la rotta delle Canarie sono morte 1.172 persone, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni; la ong «Caminando Fronteras» calcola 1.317 persone nei primi cinque mesi nel 2026, 3090 l’anno scorso: tra cayucos e pateras, dei barconi a fondo piatto, decine di imbarcazioni non hanno lasciato traccia di sé nell’oceano, le stime degli annegati variano.
Le testimonianze
Sul molo si alternano la testimonianze e tra queste c’è quella di una donna nigeriana, Blessing, vittima della tratta, è un’altra donna che per sicurezza legge il suo racconto: «Ho aspettato sei mesi per poter partire. Sei mesi senza quasi mangiare, senza potermi lavare per settimane, vivendo in condizioni che non auguro a nessuno.
E quando è arrivato il momento di attraversare il mare, ho visto morire annegate le persone che erano partite prima di noi quello stesso giorno». Arrivata in Spagna, le hanno portato «mi hanno portato via il bambino per costringermi a prostituirmi. Mi hanno trattato molto male. Mi hanno separata da mio figlio. Aveva 11 mesi quando la polizia ha arrestato le persone che mi tenevano prigioniera, e finalmente ho potuto riaverlo con me».
Leone XIV le assicura che «Dio non ha mai smesso di guardarti come una persona di valore inestimabile», e aggiunge: «La dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra».
Del resto, «se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini». Di certo «non possiamo abituarci a contare i morti: la dignità umana non ha passaporto né perde valore quando attraversa una frontiera».
Citazioni bibliche
Il tono del pontefice è solenne, intessuto di citazioni bibliche. Nella Bibbia il mare evoca oscurità e caos, vi compaiono Leviatano e Rahab, «nome che evoca la superbia dei poteri che si levano contro Dio e la vita», spiega Leone: «Anche oggi esistono mostri che si aggirano in questi mari: mafie che trafficano nella disperazione, trafficanti che riducono in schiavitù donne e bambini e l’indifferenza di molti che permette i poveri siano inghiottiti dallo sfruttamento o dall’oblio».
Eppure «la fede non rimane paralizzata di fronte alla potenza del mare. Crediamo in un Dio che soggioga il caos, pone un limite al male e apre una via quando sembra prevalere la morte».
Alla fine, il Papa cita San Giovanni della Croce, mistico spagnolo del Cinquecento: «Il Dio che “al tramonto della vita ci giudicherà sull’amore” ci conceda di riconoscerlo oggi nei poveri e negli stranieri, e ci liberi dal guardare il dolore altrui come se non ci appartenesse».
E conclude: «Che la storia non debba accusarci di aver trasformato il dolore di chi soffre in un paesaggio abituale delle nostre coste…Oggi, qui in riva al mare, ogni vita che arriva ci chiede che cosa resta della nostra umanità. Prima o poi, si saprà se questa umanità abbiamo saputo custodirla o se abbiamo lasciato che l’indifferenza parlasse per noi».