
Alla Messa presieduta da Papa Leone XIV a Madrid partecipano 1 milione e 200mila fedeli
Di Marco Mancini
Madrid , domenica, 7. giugno, 2026 11:03 (ACI Stampa).
Il secondo giorno del viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Spagna – il quarto dall’inizio del pontificato – si apre con la celebrazione della Messa in occasione della Solennità del Corpus Domini.
Il Papa ha raggiunto a bordo della papamobile Plaza Cibeles: qui ha ricevuto dal Sindaco di Madrid, José Luis Martínez-Almeida la chiave d’oro della Città. “Che Madrid continui a essere una città accogliente e inclusiva, dove la vita sociale si ispiri agli autentici valori umani”, ha scritto Leone XIV firmando il libro d’onore del municipio di Madrid.
Secondo gli organizzatori si sono radunata in Plaza Cibeles e nelle strade limitrofe circa 1 milione e 200mila persone per partecipare alla Messa presieduta dal Papa.
“Siamo radunati attorno all’Eucaristia, il dono della presenza viva di Cristo in mezzo a noi. Egli, che ha voluto offrirci la sua vita per farci entrare nella comunione del Padre e renderci suoi figli è qui, come pane vivo disceso dal cielo, che ci sfama con la stessa vita di Dio, con un amore più forte della morte”, ha detto il Papa aprendo l’omelia.
“Questa memoria del Signore presente nel Pane eucaristico – ha sottolineato Leone XIV – è al cuore della vostra fede e della storia del vostro popolo. Qui a Madrid, ma anche in tantissimi altri luoghi della Spagna, il Corpus Domini non è una delle tante feste del calendario liturgico, ma un ritornare alle radici della fede per rinnovare l’amore e la fedeltà a Dio”.
La processione del Corpus Domini – ha aggiunto Papa Leone – non è “una manifestazione esteriore, di una sopravvivenza folkloristica o di un semplice ornamento estetico: qui si tratta della fede nella presenza del Signore Risorto, che è vivo e passa ancora in mezzo a noi, che si fa pane per la nostra fame di vita e visita gli angoli del nostro cuore e della nostra storia, anche quelli più oscuri”.
Con la processione – ha detto ancora il Pontefice – “Egli non rimane chiuso nel tempio ma, anzi, esce incontro a noi. Gesù cammina per le strade, attraversa le piazze, visita i nostri quartieri, abita i luoghi della nostra vita quotidiana, come il Dio vicino che cammina con il suo popolo, come il Signore della storia, consolazione dei deboli, luce per le famiglie, speranza per i più fragili, pace per chi soffre. Il Cristo che passa per le strade nell’ostensorio è lo stesso che si identifica con i poveri, i malati, i soli e gli scartati”.
“Non si tratta solo di portare fuori un ostensorio – ha spiegato – quanto di lasciarci noi stessi portare fuori dall’egoismo, dall’indifferenza, da una fede comoda e privata, per rispondere al suo invito alla conversione, a cambiare sguardo, accogliendo la sua presenza che ci cambia e ci rende costruttori di un mondo nuovo. Perciò, la memoria storica delle processioni del Corpus Domini non si lascia imprigionare da un ricordo nostalgico; essa diventa invece un invito per l’oggi, per la nostra vita personale, per le nostre relazioni, per la società, per la costruzione del futuro”. I
Bisogna “ricordare – ha spronato Papa Leone – proprio per non dimenticare chi è il Signore, perché non cadere nella tentazione di affidarsi ad altri idoli e nutrirsi di un pane che non sazia. Ecco una consegna per la Spagna di oggi e di domani: la religiosità che da secoli anima questo Paese non sia un museo del passato da visitare, ma una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi.
Una scuola che ci insegna a inginocchiarci davanti a Dio e davanti al prossimo, perché nessuno può inginocchiarsi al Signore e disprezzare il fratello; una scuola che ci insegna la gratuità dell’amore che si fa dono, perché circoli tra di noi e spezzi le catene di ogni egoismo; una scuola da cui apprendiamo che Dio è presenza reale e anche noi siamo chiamati ad essere presenti nelle situazioni e nelle sfide della società, a non fuggire, a impegnarci in prima persona per la costruzione del bene comune”.
Poi un ammonimento: “l’Eucaristia non può essere onorata soltanto nelle grandi celebrazioni o in modo occasionale, ma anche nella fedeltà silenziosa di chi accompagna il Signore quando sembra dimenticato e in un’amicizia umile e discreta che si alimenta di giorno in giorno”.
“Gesù Eucaristico – ha concluso – è quell’eterna fonte nascosta: fonte che scorre e disseta ma senza abbagliare, senza imporsi con potenza esteriore, senza presentarsi in modo spettacolare. Torniamo a Lui con amore sincero. Apriamoci all’incontro con Lui, lasciamo che Egli disseti le aridità del nostro cuore, per uscire poi sulle strade della vita e della storia e portare tra la gente questa corrente di acqua fresca, corrente di amore, di pace, di giustizia e di gioia. Abbeveriamoci di nuovo da questa fonte eucaristica, che non ci chiude in una devozione privata ma ci manda a irrigare i fratelli, le famiglie, i poveri, coloro che soffrono, coloro che hanno perduto la speranza.
La grazia eucaristica ci trasforma, ma ci rende anche protagonisti della trasformazione della storia e segno di speranza per coloro che incontriamo”.