Non dobbiamo dimenticare che nasciamo un po’ malati dal punto di vista esistenziale. Si tratta del male di vivere; proprio perché la nostra natura umana è stata ferita dal peccato originale, la vita è caratterizzata da sofferenza, dolore, oscurità, prove. Si parla del male di vivere come una condizione dell’esistenza, è uno dei tratti fondamentali della filosofia moderna, della poesia, della cultura mondiale, della religione nelle sue varie espressioni.

In un Messaggio dato in occasione di un’apparizione al veggente Ivan, la Madonna ha detto che la preghiera è la medicina che guarisce: «Pregate, cari figli, perché la preghiera è la medicina che cura» (9 settembre 1988). Quello che conforta è che chi lo ha sperimentato si rende conto che questa espressione è proprio vera. Per quanto la medicina abbia fatto grandi progressi nel tempo, sono state debellate diverse malattie, per molte di esse c’è una cura e l’aspettativa di vita mediamente è stata allungata di parecchio.

Il male di vivere accomuna un po’ tutti, ciascuno di noi è afflitto da sofferenze, angosce, sconfitte, crolli psicologici, depressioni. Per questa malattia non ci sono medicine efficaci, il male di vivere è una malattia incurabile. L’essere umano non si identifica con il suo corpo ma con il suo io spirituale dotato di intelligenza, di volontà, di libertà, di moralità, di capacità di trascendere la materia; non è autonomo dal corpo, è radicato in esso ma nel medesimo tempo ha una sua autonomia interiore. Soltanto l’amore di Dio può raggiungere queste profondità.

La preghiera è veramente una medicina che guarisce le situazioni più difficili, inguaribili. Molte sofferenze, soprattutto a livello esistenziale, sono malattie dell’anima, sono forme di debolezza che derivano dalla ferita del peccato originale. Molte volte ci si sente angosciati senza sapere perché e quello è il momento in cui sperimentare la grande grazia della preghiera. Nella Bibbia capiamo che la preghiera nasce da situazioni esistenziali di disagio, di disperazione, di debolezza e di malvagità. Ci rendiamo conto che poi la preghiera in quelle situazioni, se fatta con fede, diventa una medicina che guarisce perché Dio ci risponde, viene in nostro soccorso.

Il Santo Rosario inizia proprio con le parole O Dio vieni a salvarmi, Signore vieni presto in mio aiuto; è l’invocazione a Dio perché venga a salvarci nella situazione di sofferenza, di angoscia, nella quale ci troviamo. Molte volte vediamo nel sorriso dei malati i miracoli della preghiera che guarisce interiormente, la loro croce diventa leggera proprio perché offrono a Dio le loro sofferenze. La veggente Vicka ha dato una bellissima testimonianza di sofferenza offerta ha Dio; quando l’ho incontrata a casa sua a Medjugorje recentemente ha proprio detto che senza sofferenza non potrebbe andare avanti. In sé la sofferenza è distruttiva, ovviamente; con la preghiera essa si trasforma in gioia, in offerta a Dio che ricompensa dandoci nel profondo nel nostro cuore una grande pace.

Prima di arrivare alla gioia dell’offerta a Dio della propria sofferenza ci vuole ovviamente un cammino spirituale. Innumerevoli persone, però, possono testimoniare che la preghiera nella sofferenza ha dato loro pace, sollievo, forza per andare avanti, più di qualsiasi medicina. D’altra parte, lo sperimentiamo anche nella nostra vita quotidiana, quando siamo afflitti dal malessere esistenziale di cui non riusciamo a identificarne le cause. In quei momenti, anche una sola parola di conforto, per aiutarci a superare un po’ l’afflizione, ci fa sentire meglio. Qualcosa di ancora più grande accade nella dimensione soprannaturale, quando Dio stesso si china sulla nostra miseria e ci perdona; nell’abbraccio del Padre che perdona ci sentiamo creature nuove, accettati, benvoluti. Tutto questo provoca in noi un rinnovamento dell’anima per cui, dopo la preghiera, ci sentiamo forti e sereni.

Guardiamo a Gesù nel Getsemani, pregava e sudava sangue in un momento tremendo della sua vita terrena proprio perché vede il male del mondo, l’odio di chi lo rifiuta e lo vuole mettere a morte in croce. Chi guiderà il drappello dei soldati che vanno a prenderlo è proprio un suo Apostolo, Giuda Escariota. Nella sua sapienza divina sa che gli Apostoli fuggiranno nel momento della prova, andranno a nascondersi e lo rinnegheranno. Gesù, mentre prega e suda sangue, vede che nel corso della Storia molte anime non accoglieranno la Sua Parola di Salvezza, anzi la respingeranno. In quel momento di sofferenza Gesù, pregando, dice: «Abba, Padre, ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi». Subito dopo Gesù torna dagli Apostoli per chiedere loro una parola di conforto e li trova addormentati. Quando arrivano i soldati per catturarlo Gesù si alza con una forza interiore incredibile e dice loro con tono regale: «Chi cercate?»; gli rispondono: «Gesù di Nazaret» e Cristo risponde: «Io sono» richiamando le parole di Dio pronunciate nel roveto ardente davanti a Mosè e lasciandoli così sbigottiti. In un momento di angoscia inimmaginabile Gesù prega il Padre e suda sangue, dopo la preghiera affronta la Passione con signoria regale, senza nemmeno un momento di tentennamento; Gesù abbraccia con il suo cuore il mondo intero con il desiderio di poter versare il suo sangue per la salvezza del mondo.

Quando siamo depressi, stanchi, abbattuti, scoraggiati, pensiamo dimessamente di noi stessi, se ci mettiamo nell’atteggiamento di preghiera intima con Dio, parlandogli dal cuore a tu per tu, usciamo dalla preghiera rasserenati, fortificati, esistenzialmente guariti, capaci di aiutare anche gli altri. La preghiera è un’arma esistenziale formidabile per vincere la grande battaglia della vita.