Dal punto di vista della maturità spirituale si impara presto che nella vita ci sono due vie che si possono percorrere: la via del bene e la via del male. Man mano che cresciamo ci rafforziamo sull’una o sull’altra via. Il Vangelo descrive la via del bene come stretta e in salita, che porta però alla vetta dove c’è un bellissimo panorama sulla vita e che scaturisce nel cuore una grande gioia e soddisfazione per averla percorsa. La via del male è ampia e larga, è in discesa e molti camminano per essa. La via del bene è percorsa da pochi perché è molto impegnativa, richiede sforzo e spirito di sacrificio, molti non se la sentono di impegnarsi a fondo. È una realtà sulla quale bisogna meditare perché non è la medesima cosa percorrere la via del bene e percorrere la via del male. Innanzitutto, è ben diverso l’esito finale perché la via del bene porta alla salvezza, alla gioia, alla pienezza al Paradiso; la via del male, invece, porta alla perdizione. La Regina della pace ha proprio detto che l’uomo moderno non vuole Dio e perciò l’umanità va verso la perdizione.
Per indicare la gravità della situazione dal punto di vista esistenziale di chi percorre la via della perdizione, la Regina della pace ha mostrato l’inferno ai bambini di Fatima e ai veggenti di Medjugorje proprio come un grande fuoco. C’è un esito finale totalmente diverso fra le due vie: l’eterna gioia o l’eterna perdizione. È una condizione che matura durante il corso della vita e che poi rimane per l’eternità. Nel percorso già si può percepire quale sarà il traguardo. Chi percorre la via del bene, anche se fa fatica, nel suo cuore sente l’approvazione della coscienza e la gioia; cresce la vera autostima di se stessi proprio perché, facendo il bene, sentiamo in noi una certa soddisfazione, una certa gioia che non è superbia, non è vanità ma è la giusta ricompensa per chi fa il bene. Chi fa il bene sente la coscienza che approva e di conseguenza si sente in pace con se stesso.
Chi, invece, percorre la via del male sente dentro di sé ben altro. Il male fa male. La coscienza, che è la voce di Dio in noi, disapprova, rimorde, quando compiamo il male. Finché non soffochiamo la coscienza, essa continua a rimproverarci se siamo sulla via del male, se facciamo cose che non devono essere fatte. In questa situazione esistenziale di cammino sulla via del male c’è già un anticipo di inferno, non c’è pace interiore ma c’è rimorso della coscienza.
L’ultimo istante della vita è quello decisivo soprattutto per coloro che hanno vissuto camminando sulla via del male perché con uno sforzo estremo ci si può convertire oppure ci si può arrendere definitivamente alla potenza del male che risucchia nell’abisso. Nel cammino della vita, se sbandiamo, se dalla via del bene ci lasciamo sedurre da un percorso più comodo e cambiamo strada, possiamo fare un’inversione, tornare indietro sui nostri passi, questa è la conversione. La voce di Dio che abbiamo dentro di noi ci richiama sulla strada del bene, ci invita a lasciare la via del male che porta alla perdizione.
La conversione è la chiamata di Dio a percorrere la via del bene, la retta via, quella che porta in Paradiso. La Madonna ci esorta a convertirci prima che arrivino le prove perché poi sarà difficile farlo. Appena sentiamo la voce di Dio che ci chiama, rispondiamo, chiediamo perdono, confessiamoci, facciamo il proposito di non peccare più, rimettiamoci sulla via del bene. All’inizio è certamente difficile, la conversione costa fatica ma è molto soddisfacente, man mano che si percorre la via del bene si sente un’intima gioia che cresce, ci si sente liberi.
La via del bene è erta, ma diventa sempre più facile man mano che la percorriamo proprio perché ci riempie di grande gioia. Il mondo oggi ha perso la strada che porta al Cielo ed è per questo che la Madonna è qui, proprio per chiamarci alla conversione e a percorrere la via del bene.