A SANTA MARGHERITA MARIA ALACOQUE

Paray le Monial, “città cara al Cielo” ( Leone XIII)

La statale che da Taizé conduce fino a Paray le Monial è di circa una cinquantina di chilometri e non prende più di un’ora. E’ singolare come la divina Provvidenza abbia disposto che questi due poli di intensa fede e preghiera, manifestatisi in epoche così diverse, siano attigui l’uno all’altro. Infatti ciò che mi impressiona di più, entrando in Paray le Monial, è l’afflusso di pellegrini di ogni età, in primo luogo di famiglie con numerosi bambini. Siamo in Agosto e con ogni probabilità confluiscono in questa accogliente località della Borgogna i vari pellegrinaggi parrocchiali e diocesani. Il primo colpo d’occhio comunque non inganna. Mi trovo in centro di  spiritualità straordinariamente vitale, dal quale la devozione del Sacro Cuore di Gesù non cessa di diffondersi nel mondo come un fiume di acqua viva che continuamente si rinnova.

            Paray è una graziosa cittadina  di circa dodicimila abitanti, collocata fra la Bourbince e il Canal du Centre, che, grazie ai ponti che si susseguono, la fanno sembrare ( se è lecito accostare le cose piccole a quelle grandi) a uno spicchio di Venezia. L’espressione “le Monial”, che si porta appresso, deriva dal fatto che fin dall’anno mille vi è una comunità di monaci di obbedienza cluniacense, i quali hanno edificato la splendida basilica dedicata al Sacro Cuore, che si segnala come uno dei capolavori dell’arte romanica. Una volta che sei riuscito a sistemare la fida quattroruote in uno degli accoglienti parcheggi, la puoi visitare a piedi in lungo e in largo, godendoti le vie che fanno sfoggio di lussuose vetrine, fra variopinte case d’epoca, non esclusa qualche facciata rinascimentale, come quella dell’hotel de Ville, di fronte al quale si eleva, ancora intatto e resistente alle furie anticristiane della storia, il bel campanile della chiesa “sconsacrata”  (dalla solita rivoluzione francese) di St-Nicolas.

            Il cuore di Paray è quello religioso, che si inserisce naturalmente nel tessuto cittadino, costituendone l’epicentro spaziale e spirituale. Appena superato il ponte che ti immette nel perimetro storico della città, ti imbatti subito nella superba basilica, mirabile per monumentalità e armonia delle forme, guardando la quale potresti immaginare che cosa fu la chiesa dell’abbazia di Cluny prima della sua quasi totale distruzione. Infatti qui vi è la realizzazione fra le più pure dello stile cluniacense, quando nel XII secolo la chiesa fu fatta costruire da Ugo il grande, il sesto abate di Cluny, sotto il cui impulso fu pure edificata l’omonima abbazia.

Il mio impulso mi spingerebbe ad andare subito alla ricerca della Chapelle de la Visitation, dove Santa Margherita Maria Alacoque ha avuto le sue principali visioni, ma è giocoforza entrare prima in questo mirabile edificio medioevale, che, nella sua sobria semplicità, è una vera casa di preghiera. Con le sue linee architettoniche, che si elevano con parabole ardite verso il cielo, è un permanente invito all’anima a innalzarsi a Dio. Anche la pietra prega, diresti, quando ammiri le stupende chiese  medioevali nelle loro audaci evoluzioni romaniche o gotiche che siano. Entro e spalanco stupefatto gli occhi senza riuscire a saziare la vista. Tutto è perfetto: proporzioni, slancio dei pilastri, rifiniture, archi e colonne.

Percorro lentamente le tre navate e raggiungo il deambulatorio ammirando con animo devoto le colonne e gli archi che circondano il coro. Chi è stato colui che ha avuto la felice intuizione di chiamare questo corridoio “la passeggiata degli angeli?”. Nel catino absidale troneggia il Cristo benedicente, affresco del XV secolo. Mi rendo conto che la dedicazione della basilica al Sacro Cuore è posteriore alle apparizioni e tuttavia fin dalle origini la chiesa è stata consacrata al Signore risorto, fonte di grazia e di misericordia. Dietro l’abside mi imbatto nella Camera delle Reliquie, dove è stata ricostruita la cella di Santa Margherita Maria Alacoque. Mi chiedo il perché di questa anomala collocazione, ma successivamente comprendo che, non essendo permesso ai pellegrini visitare il monastero delle Visitandine a motivo della clausura, la stanzetta dove è vissuta la santa è stata collocata qui.

Esco fuori dalla chiesa per osservare meglio la severa facciata, preceduta da un vasto nartece e serrata fra due possenti torri, mentre resto stupito davanti alla movimentata parte absidale che degrada dall’alto in basso con la dolcezza di una melodia.  Il sole del mattino illumina le pietre dorate dell’abside, mentre, al tramonto, fa fiammeggiare con i suoi raggi i due campanili che si specchiano nelle acque placide della Bourbince. Di notte dei fari nascosti in angoli strategici proiettano fasci di luce che danno l’illusione di una visione celeste. Mi interrogo sul segreto di questo fascino misterioso che emana da ogni pietra e incomincio a capire che la bellezza della costruzione non dipende tanto dall’architettura, quanto dall’ispirazione interiore. Sì, mi dico, anche le pietre possono avere un’anima, quando i costruttori sono uomini di preghiera. Dietro questa straordinaria opera d’arte, come dietro innumerevoli altre nella bimillenaria civiltà cristiana, ci sono dei credenti col cuore pieno di pace divina e dediti alla considerazione delle realtà eterne. E’ un riflesso della Gerusalemme del cielo che essi hanno voluto mostrarci nelle loro mirabili realizzazioni. Come possiamo comprendere questi segni di divina grandezza noi distratti passeggeri di un tempo senz’anima?

Ciò che disse il Sacro Cuore a Santa Margherita Maria Alacoque

            Il cuore pulsante di Paray non è però la celebre Basilica romanica, ma una modesta cappella un tempo sconosciuta agli uomini. Si tratta della Chapelle de la Visitation verso la quale mi affretto percorrendo un breve tratto di strada. Eretta nel 1633, questa chiesetta dal 1671 al 1690 è stata testimone delle confidenze del Cuore di Gesù a un’umile religiosa del monastero: suor Margherita Maria Alacoque. Di lei  negli anni passati avevo letto l’autobiografia, rimanendone affascinato. E’ attraverso i suoi scritti che mi sono successivamente accostato al messaggio di Gesù Misericordioso, per molti versi analogo, di Santa Faustina Kowalska e alle straordinarie ricchezze spirituali del suo Diario.

Mi soffermo a guardare la semplice architettura dell’edificio, sulla cui facciata appare un’iscrizione che penetra nell’animo come un dardo infuocato: “ In questa cappella Nostro Signore ha rivelato il suo Cuore a Santa Margherita Maria”. Ho la sensazione di entrare in un ambito misterioso, dove il soprannaturale si è manifestato e reso visibile. Quella che sto calpestando è “una terra santa”.

            Mi colpisce come il Cielo privilegi le cose piccole. Non di rado la Madonna nelle sue innumerevoli apparizioni mostra la sua preferenza per cappelle ed edicole, a volte abbandonate. A Parigi ad esempio non ha certo scelto Notre Dame per manifestarsi, ma l’oratorio di Rue de Bac. Sì, alla Madonna piacciono le cose piccole e, come a Lourdes e in altre parti, non chiede l’edificazione di grandi santuari ma di piccole cappelle. Non penso però che la Madonna disdegni i grandi edifici ed è ben contenta quando sono gremiti di fedeli, ma lei sa bene che si prega meglio in spazi ristretti e raccolti, dove l’intimità con Dio è più facile da conseguire.

            Margherita Maria era venuta a vedere il monastero delle Visitandine il 25 maggio nel 1671, una ventina di anni dopo che i lavori di costruzione erano terminati. “ Ti voglio qui per sempre”, le disse una voce interiore. Docile all’ispirazione, entra nel monastero il 20 Giugno dello stesso anno. La Congregazione religiosa delle Visitandine era stata fondata il 6 Giugno del 1610 ad Annecy da S. Francesco di Sales, Vescovo di Ginevra,  e da santa Giovanna de Chantal. La devozione al Sacro Cuore era già presente nella spiritualità del fondatore che scriveva:” La nostra piccola Congregazione è un’opera del Cuore di Gesù e di Maria”. Santa Margherita Maria era stata  dunque provvidenzialmente preparata alle grandi rivelazioni che avrebbero contrassegnato la sua vita.

            Entro nella cappella che è stipata di pellegrini che assistono alla S. Messa. Il clima è quello di una preghiera intensa. Sulla destra dell’altare scorgo la comunità delle suore, numerose e attive nella preghiera. Gioisco per questa vitalità della comunità, perché ero rimasto un po’ impressionato a Lisieux nel constatare che il Carmelo di Santa Teresa del Bambino Gesù aveva un numero relativamente piccolo di religiose, in grande maggioranza anziane. Le ragazze di oggi fanno più fatica ad accettare uno stile di vita così sacrificato e che richiede una forte convinzione interiore. Qui mi pare che il messaggio originario abbia conservato una grande forza di attrazione. Dove Gesù e Maria si manifestano, lasciano un segno indelebile e tu lo percepisci nel profondo del cuore. E’ come se ti rendessi improvvisamente conto che tutto quello in cui credi è vivo e vero. Le verità della fede si rivestano di carne e di ossa e diventano persone con le quali anche tu puoi parlare.

            Alzo gli occhi e mi si presenta sullo sfondo una grandiosa pittura murale, piuttosto moderna, che rappresenta la seconda grande apparizione che ebbe Margherita Maria. E’ quella del 1674, in data indeterminata, ma si sa che fu un primo Venerdì del mese. Gesù si presentò alla santa, come lei stessa scrive, “tutto splendente di gloria con le cinque ferite luminose come soli…Ma specialmente il suo petto sembrava una fornace….Mi svelò il suo Cuore amatissimo e amabilissimo che era la sorgente viva di quelle fiamme…” Il Cristo si lamentò della freddezza e della ripulsa degli uomini verso di Lui “per tutta la mia sollecitudine a fare loro del bene” e chiese a  Margherita Maria di compensare questa ingratitudine. Le domandò la comunione frequente, specialmente i primi Venerdì del mese e la pratica dell’”ora santa”.

            La prima apparizione ebbe invece luogo il 27 Dicembre 1673, quando Margherita Maria aveva 26 anni. Era la festa di S. Giovanni evangelista e Gesù fece a lungo posare la testa della religiosa sul suo petto. Poi le svelò “i segreti inesplicabili del suo sacro Cuore”. Le mostrò il cuore su un trono di fiamme, più luminoso del sole, con la ferita aperta dalla lancia del costato, circondato di spine e sormontato da una croce. “Il mio cuore divino – le disse – è così appassionato d’amore per gli uomini e per te in modo speciale, che, non potendo più contenere in sé le fiamme della sua carità ardente, deve spargerle per tuo mezzo”. Gesù le rivela che la devozione al suo Cuore strapperà gli uomini dal dominio di Satana, dando loro le grazie della salvezza.

            Gli scritti della santa parlano di trenta apparizioni, che riguardano però in gran parte la sua vita intima col Signore. Quelle che contengono un messaggio divino per il mondo sono tre, chiamate “ grandi apparizioni” e sono queste che hanno un particolare significato per tutta la Chiesa. La più celebre di tutte è la terza che ebbe luogo nel 1675, durante l’ottava del Corpus Domini. Gesù, mostrando il suo Cuore, dice con tono accorato: Ecco il cuore che ha tanto amato gli uomini, che non ha risparmiato nulla fino ad esaurirsi e a consumarsi per testimoniare loro il suo amore. E invece di riconoscenza non riceva dalla maggior parte che ingratitudine per le irriverenze  e i sacrilegi, per la freddezza e il disprezzo che hanno per me in questo sacramento di amore”. In questa apparizione Gesù ha chiesto una festa speciale del suo Cuore, che comprendesse una”riparazione di onore” per tutti gli oltraggi commessi contro l’eucaristia.

            Nel 1689 Margherita Maria ricevette un messaggio che trasmise al re Luigi XIV con quattro richieste: Inserire il Sacro cuore di Gesù negli stemmi reali; costruire un tempio in suo onore, dove avrebbe ricevuto l’omaggio della Corte; il Re avrebbe dovuto fare la consacrazione al Sacro Cuore; e avrebbe dovuto impegnarsi con la sua autorità presso la Santa Sede per ottenere una Messa in onore del Sacro Cuore di Gesù. Niente si realizzò. Pare che il Re non fosse neppure venuto a conoscenza di questo messaggio. Queste richieste sono passate inosservate agli uomini, ma non al Cielo.

La santa Vergine infatti, il 13 Giugno 1929, apparve a Lucia per chiedere la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato affinché si potesse convertire. Più tardi, per mezzo di una comunicazione intima, la Madonna si lamentò con Lucia dicendole: “ Non vollero soddisfare la mia richiesta….Come il re di Francia si pentiranno e lo faranno, ma sarà tardi. La  Russia avrà già sparso i suoi errori per il mondo, provocando guerre, persecuzioni alla Chiesa: il Santo Padre avrà molto da soffrire”. Luigi XVI nel 1792, mentre infuriava la rivoluzione francese e si trovava in prigione, promise nel suo intimo al Sacro Cuore di realizzare tutte le richieste comunicate da Santa Margherita Maria, se fosse stato liberato. Ma per la Divina Provvidenza era troppo tardi: il Re fu ghigliottinato il 21 Luglio del 1793. E’ incredibile ai nostri poveri occhi come le sorti del mondo dipendano dalla forza apparentemente debole della preghiera! In realtà il governo del mondo è nelle mani di Dio, che realizzai suoi piani di misericordia col più grande rispetto per la libertà degli uomini.

Sono questi i pensieri che si affollano nella mia mente mentre sosto in meditazione durante le sante Messe che si succedono una dopo l’altra. Non è forse l’eucaristia il segno più grande dell’amore del Cuore di Gesù per noi? Approfitto di un ritaglio di tempo fra un pellegrinaggio e l’altro per portarmi avanti dove, a destra della navata principale, si trova l’altare di santa Margherita Maria con le sue reliquie. Nell’urna le sue ossa sono ricomposte nella loro posizione naturale sotto un’effige in cera che la rappresenta. Qui si possono leggere molte parole di Gesù alla sua confidente: “Ti custodisco erede del mio cuore”; “Voglio che mi sia strumento per attirare i cuori al mio amore”; “Se crederai vedrai il potere del mio cuore”; “Non temere, regnerò malgrado i miei nemici”. Sono passati secoli e dove la potenza di Dio ha aperto una sorgente, l’acqua non ha più cessato di sgorgare. “Cielo e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”, ha promesso Gesù. Margherita Maria è morta il 17 Ottobre 1690 alla giovane età di quarantatre anni. La sua missione però, iniziata tre secoli fa, non è affatto terminata e rappresenta per la Chiesa intera una fonte inesauribile di rinnovamento spirituale e di santità.

Apro un libretto di devozione e trovo raccolte le promesse che, in diverse apparizioni, Gesù ha fatto a Santa Margherita Maria per coloro che avessero onorato il suo Cuore: “Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato; “ Porterò soccorso alle famiglie che si trovano in difficoltà e metterò la pace nelle famiglie divise”; “Li consolerò nelle loro afflizioni”; “Spargerò abbondanti benedizioni sopra tutte le loro opere”; “ I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l’oceano della Misericordia;” “Riporterò le comunità religiose e i singoli fedeli al loro primi fervore;” “Le anime fervorose giungeranno in breve a grande perfezione”; “Benedirò i luoghi dove l’immagine del mio Sacro Cuore verrà esposta ed onorata”; “A tutti coloro che lavoreranno per la salvezza delle anime darò il dono di commuovere i cuori più induriti”; “Il nome di coloro che propagheranno la devozione al mio Sacro Cuore sarà scritto nel mio Cuore e non ne verrà mai cancellato;” “ Io ti prometto nell’eccesso della Misericordia del mio Cuore, che il mio Amore onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno al primo Venerdì del mese per nove mesi consecutivi, la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno in mia disgrazia, senza ricevere a Sacramenti, e il mio Cuore sarà loro di asilo sicuro in quell’ora estrema”. Che potrebbe fare di più l’Onnipotente, mi chiedo, per spalancarci le porte della salvezza ? Quando gli uomini si perdono eternamente, è proprio perché non hanno voluto accogliere il suo amore prodigo e senza confini.

La cappella di San Claudio La Colombière

            Non sarebbe completo un pellegrinaggio a Paray senza fare una vista alla cappella La Colombière, dove è sepolto San Claudio, direttore spirituale di Margherita Maria e apostolo della devozione al Sacro Cuore. Si trova a qualche centinaio di metri di distanza e noto con piacere che anch’essa è molto frequentata dai pellegrini. Non si comprenderebbe appieno il ruolo importante che ha avuto il giovane gesuita nella vita di Margherita Maria se non facessimo accenno alle prove alle quali fu sottoposta, come d’altra parte lo sono molti di coloro che sono oggetto di manifestazioni soprannaturali. Infatti la religiosa era considerata nel suo convento “una visionaria ostinata nelle sue illusioni e manifestazioni”. Le superiore si domandavano quale fosse lo spirito che la guidava: era pazza, era ossessa? oppure era un’anima privilegiata?

Fu lo straordinario spirito di discernimento di Padre Claudio La Colombière a rassicurare Margherita Maria, che più di tutte era angosciata di quanto le accadeva, e la Madre de Saumaise, una delle superiore. Arrivato Paray, presso la casa della Compagna di Gesù, quando si recò per fare una conferenza spirituale alle suore della Comunità, Gesù disse alla sua confidente: “ Ecco colui che ti mando”. Da allora le esistenze di questi due servitori del Signore sono state congiunte dalla missione di far conoscere e di diffondere le ricchezze inesauribili del Cuore di Cristo. La stessa cosa si potrebbe affermare  delle Suore Visitandine e dei Padri Gesuiti, ai quali il Sacro Cuore, in una speciale apparizione, ha affidato il compito di diffondere nel mondo la sua devozione.

Sosto in preghiera davanti all’urna di S. Claudio, dove il suo corpo è ricomposto in preghiera. Mi colpisce il  volto scavato e ascetico, ma ancora molto giovane e scopro che è morto alla sola età di 41 anni. Mi chiedo a che punto ero del mio cammino spirituale a quella medesima età. Rabbrividisco e ringrazio Dio per le possibilità di recupero che ancora mi concede. Chiedo al santo gesuita la grande e rara grazia del discernimento, necessaria per tutti i sacerdoti, ma ancora di più per il direttore di Radio Maria. Come potrò dimenticare il messaggio che ci viene da Santa Margherita e da Santa Faustina Kowalska? Siamo infinitamente amati e non lo sappiamo. Come sarebbe possibile vivere una vita intera senza mai soffermarsi a osservare  il sole? Così accade agli uomini che non guardano mai a quel Cuore che arde di un amore inestinguibile per loro, anche quando camminano nell’indifferenza, nell’ingratitudine e persino in un incomprensibile disprezzo. Nel mio cuore mi dico che è necessario che ci siano anime che suppliscano e che riparino.