La devozione al Sacro Cuore ha una radice profonda nei Vangeli, soprattutto nel momento della Crocifissione, quando il centurione colpisce il Cuore di Gesù dal quale esce sangue e acqua. Essi sono i due Sacramenti più importanti della Chiesa: l’acqua rappresenta il Sacramento del Battesimo con il quale diventiamo cristiani; il Sangue rappresenta il dono dell’Eucarestia, insieme al Corpo. La devozione al Sacro Cuore è profondamente radicata nei Vangeli e ha avuto il supporto straordinario di apparizioni come a Santa Margherita Maria Alacoque e quella di Santa Faustina Kowalska.
Dobbiamo chiederci quale sia la finalità nell’intenzione di Dio e dello Spirito Santo, nel portarci al Cuore di Cristo. È un’intenzione molto semplice, ovvero che nella concezione e rivelazione cristiana Dio è amore. Dentro Dio vi è una comunione eterna di amore, non una monade, non è un “io”, ma una relazione fra tre persone che vengono formulate con le parole: Padre, colui che genera; Figlio, colui che è generato; Spirito Santo che è l’aspirazione d’amore fra il Padre e il Figlio. È un mistero grandissimo perché è un solo Dio in tre persone. Dio nella sua connotazione interiore è una circolazione eterna di amore nella quale siamo invitati anche noi ad entrare mediante il Figlio che si è fatto uomo incarnato e che ha manifestato l’amore di Dio. Cristo ha manifestato l’amore di Dio nell’incarnazione stessa e nell’umiltà con cui si è fatto uomo, assumendo una natura umana e vivendo la nostra vita. Questo grande amore divino l’ha manifestato anche e soprattutto con la morte in Croce e la Passione: l’epifania dell’umiltà e dell’amore di Dio. La devozione al Sacro Cuore di Gesù ha lo scopo di mostrarci quanto Dio ci ha amato. Questo è il grande messaggio del Giovedì Santo, nell’istituzione dell’Eucarestia che è il sacrificio d’amore di Cristo, e nel Venerdì Santo, quando la Passione di Cristo si conclude con la trafittura del Cuore.
Il messaggio che viene dalle rivelazioni che Dio ha fatto nella storia è che Dio ci ama con un amore prodigo e senza confini e lo vediamo nelle immagini che ci offre Santa Margherita Maria Alacoque dove vi è Gesù con in mano un cuore che fiammeggia d’amore. Ci manifesta tutto l’amore di Dio per noi, che va al di là della nostra condizione di peccatori, che ci precede con la sua grazia. Nel peccato mortale siamo spiritualmente morti, ma la grazia risveglia in noi il pentimento, l’inquietudine, il rimorso, il desiderio di Dio e di fare pace con Lui. È un’esperienza che facciamo tutti nel momento in cui ci accorgiamo di aver offeso Dio. Nel timore, Lui ci rassicura che, come il padre del figliol prodigo, attenderà il nostro ritorno: “Padre, non sono più degno di essere tuo Figlio”. Dio ha un amore che non guarda la vastità del nostro peccato, ma guarda al pentimento che siamo capaci di offrirgli, le lacrime che scendono dai nostri occhi, il rimorso del nostro cuore. È un amore che si offre e che fiammeggiante è circondato da una corona di spine. Le spine rappresentano il rifiuto dell’amore di Dio, l’indurimento del cuore, il disprezzo nei suoi confronti, che è la caratteristica del mondo moderno che ha scelto per la morte, ha scelto di abolire Dio dalla propria vita e dal proprio orizzonte. Il mondo ha sostituito Dio con il proprio “io”.
Se siamo nel peccato non dobbiamo avere paura di Dio, ma dobbiamo guardare al suo amore. Pensiamo a come gli Apostoli hanno vacillato durante la Passione, sono fuggiti, si sono dimostrati uomini vigliacchi, eccetto Giovanni che ha seguito Gesù fino ai piedi della Croce. Ciò che colpisce è che, dopo lo smarrimento, si sono ritrovati nuovamente nel Cenacolo dove c’era la speranza accesa, la speranza di Maria, come se avessero avuto il presentimento che satana non avrebbe vinto ed è’ proprio in quel momento che Gesù entrò dicendo: “Pace a voi”.
Quando siamo nel male, non trinceriamoci in esso, ma con umiltà andiamo verso il cuore di Cristo, dobbiamo avere fiducia nel nostro cuore e nel suo perdono che è totale. Nella Bibbia abbiamo espressioni innumerevoli di come Dio perdona il peccatore pentito. Nella Bibbia e nell’Antico Testamento, re Davide nonostante i peccati compiuti ha composto il Salmo 50: “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce”. Questo proprio per spingere le persone a uscire fuori dalla prigionia del peccato e del male, dalle catene di satana, di non avere paura di Dio che si è fatto uomo in Gesù Cristo e mostra il suo cuore pieno di amore. Dopo il peccato non dobbiamo rifiutare e circondare di spine il suo Cuore, non dobbiamo indurirci nel male perché è ciò che fa più soffrire Dio.
Proprio perché Gesù ha il cuore in mano, è pronto a concederci tutte le grazie di cui abbiamo bisogno e non dobbiamo avere paura di chiederle, anche le più grandi e impensabili. Chiedendole con fede Dio ci ascolta, più di quanto possiamo immaginare.
A Medjugorje ci sono state centinaia di grazie di guarigione, perché ciò che Gesù faceva nella sua vita, si ripete laddove Dio si manifesta ed è pregato con fede. Se facessimo entrare nelle nostre case il Sacro Cuore di Gesù e di Maria saremmo al sicuro, avremmo una grande protezione. Sono le sentinelle che non fanno passare il male, che proteggono, sono fonti di luce e di amore. Fermiamoci davanti a queste figure durante la giornata a fare una preghiera e a donare il nostro cuore.
Ogni mattino recitiamo il “Ti adoro mio Dio e ti amo con tutto il cuore” come lo diremmo a una persona di cui siamo innamorati, diciamolo a Gesù e a Maria. Iniziamo la giornata con la famiglia celeste per affrontarla nel migliore dei modi.