Dio ha dato alla prima coppia umana il dono dell’immortalità. Adamo ed Eva sono stati rivestiti di doni soprannaturali, fra cui la sapienza e l’immortalità che hanno perso col peccato originale. Se non avessero commesso il peccato originale gli uomini non sarebbero morti perché avrebbero mantenuto il dono dell’immortalità. Gli uomini giusti sarebbero passati dalla vita terrestre alla vita celeste senza passare attraverso il tunnel della morte. La morte è rimasta una punizione per il peccato originale, è una parete di buio oltre la quale non riusciamo a vedere dove andremo a finire, a meno che non ci sia la luce della fede.

Questo dono, allora, è stato perduto anche se in noi ne rimane la nostalgia. Sappiamo che siamo mortali, è la sentenza che abbiamo ricevuto quando i progenitori hanno ascoltato il sibilo del serpente anziché la raccomandazione di Dio: “Se mangerete di questo frutto morirete”. I progenitori sono usciti dal Paradiso Terrestre avendo perso tutti i doni di cui Dio li aveva ricoperti; c’è un bellissimo affresco del Masaccio nella Cappella Brancacci di Firenze che ritrae i progenitori afflitti, pieni di vergogna, disperati mentre vengono cacciati dall’Eden per quello che era accaduto.

Senza la luce della fede, allora, viviamo in attesa della morte. Gran parte della nostra società ha rifiutato la fede e la Croce, di conseguenza la vita finisce con la morte. Tutti i tentativi di frenare questa corsa verso la morte e di rallentare sono inutili perché le fauci del tempo ci divorano man mano. Tutti i tentativi dell’umanità di conservare i cadaveri anche dopo la morte, sono forme spurie di immortalità che, in realtà, non risolvono i problemi.

Chi ha la fede, invece, ha una luce che gli altri non hanno. Sebbene in tutte le religioni ci siano scintille di eternità, si tratta comunque di incertezze. Nella luce della fede cattolica, invece, abbiamo la grazia di conoscere la gloriosa Resurrezione di Gesù. Cristo è risorto perché vuole che noi partecipiamo alla sua vittoria sul peccato e sulla morte. Con la fede in Cristo Risorto, allora, conosciamo il nostro destino eterno. Noi saremo come Cristo, avremo un corpo glorioso come Cristo, unito alla nostra anima immortale che, rivestita di grazia e diventata il Tempio di Dio, riceve il corpo glorioso. Cristo Risorto è il destino dell’uomo, è il fine della nostra vita, è l’obiettivo da raggiungere.

Non c’è altra salvezza al di fuori della fede in Cristo Risorto e nella partecipazione alla sua gloriosa resurrezione. La morte, allora, non è la condizione definitiva dell’uomo. Sulla Croce Cristo ha vinto il peccato e la morte e quindi ci è stata restituita l’immortalità, la quale per essere riacquistata ha bisogno della scelta della fede.

Con la morte finisce la vita su questa Terra, ma non termina l’esistenza. La morte consiste nel distacco dell’anima dal corpo, non è la fine di noi stessi. Il nostro corpo si evolve nello scorrere del tempo, a partire dal momento in cui nasciamo, finché inesorabile arriva il momento della morte. Nell’istante della morte l’anima si stacca dal corpo e sussiste; immediatamente viene giudicata da Dio secondo i meriti, cioè secondo il bene e il male compiuto nel corso della vita. Con il pentimento vero dei peccati ci si può salvare anche nell’ultimo istante di vita; nel momento del giudizio di Dio questo pentimento è più che sufficiente per avere il dono della salvezza, sia pure passando attraverso un periodo transitorio di purificazione nel purgatorio.

La destinazione di tutti quelli che credono, anche all’ultimo istante, è quella di essere partecipi alla gloria di Cristo Risorto per tutta l’eternità. Non solo non moriremo mai, ma non invecchieremo più. Saremo in una condizione esistenziale non terrena, ma celeste; non umana, ma divina. La partecipazione alla gloria di Cristo Risorto è il destino a cui parteciperà anche il nostro corpo alla fine del mondo. Al termine della Storia i morti risorgeranno, ma ci sarà una duplice resurrezione; la resurrezione nella gloria per tutti quelli che hanno avuto per lo meno il pentimento dei peccati prima di morire e hanno chiesto perdono a Dio con il cuore. Con la fine del mondo tutte le anime che saranno in purgatorio andranno in Paradiso con i loro corpi gloriosi. Quelli che hanno rifiutato Dio e la Sua Misericordia, quelli che non hanno chiesto il suo perdono, gli hanno voltato le spalle, lo hanno odiato, non si sono pentiti, le anime che hanno scelto per l’inferno, alla fine della Storia avranno anche loro i loro corpi ma saranno a immagine della loro dannazione. Questa è la condizione umana finale.

Dobbiamo puntare ad avere quella condizione finale dell’essere umano che vediamo in Cristo Risorto e nella Vergine Maria. La Madonna è stata Assunta in Cielo con il suo corpo glorioso. I brani di Vangelo e degli Atti degli Apostoli che parlano di Cristo Risorto descrivono quella che sarà la nostra condizione futura; non ci saranno più né l’invecchiamento, né le medicine, né le fatiche e tutto ciò che il nostro corpo ci fa soffrire ogni giorno. Quanto è grande la Misericordia di Dio, gli basta dire una parola di amore, di perdono per darci una felicità di cui non è nemmeno lontanamente intuibile l’immensità.

La condizione umana perfetta è quella di Gesù Risorto e di Maria. Anche noi saremo in quella condizione. Facciamo di tutto per arrivarci, per perseguire questo obiettivo seguendo la via di Dio, la via della fede, la via del Vangelo, la via dei Comandamenti, la via del pentimento, la via dell’amore per il prossimo, la via della compassione per gli altri, la via dell’operosità nel bene. Tutto questo ci rende già felici su questa Terra, ci fa vivere già un pezzetto di Paradiso. Ci vuole impegno perché il Regno di Dio, come ha detto Gesù, “è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono” (Matteo 11,12); significa che ci vuole un intenso combattimento spirituale contro satana, contro il mondo che trascina al male, è una lotta ascetica interiore per vincere le tendenze al male che ci sono dentro di noi. La violenza di cui parla Gesù è il combattimento spirituale. Il tempo della vita è anche un tempo di battaglia spirituale che genera in noi la gioia continua; man mano che combattiamo e vinciamo siamo sempre più liberi e gioiosi. Coraggio, andiamo avanti su questa strada.