Di Marco Mancini

Algeri , lunedì, 13. aprile, 2026 19:20 (ACI Stampa).

Il primo giorno di Papa Leone XIV in questo viaggio apostolico internazionale in Africa si conclude con l’incontro con la Comunità Algerina nella Basilica di Nostra Signora d’Africa, ad Algeri.

Dopo aver adempiuto agli incontri più formali, a partire con quello della tarda mattinata con il Presidente della Repubblica Algerina, le autorità ed il Corpo Diplomatico, Papa Leone ha ricevuto l’abbraccio della comunità cattolica algerina, presente nonostante una pioggia battente.

Voi – ha esordito Leone XIV dopo aver ascoltato alcune testimonianze- “siete una presenza discreta e preziosa, radicata in questa terra, segnata da una storia antica e da luminose testimonianze di fede. La vostra comunità ha radici molto profonde. Siete gli eredi di una schiera di testimoni che hanno donato la vita, spinti dall’amore per Dio e per il prossimo. Penso in particolare ai diciannove religiosi e religiose martiri d’Algeria, che hanno scelto di stare al fianco di questo popolo nelle sue gioie e nei suoi dolori. Il loro sangue è un seme vivo che non smette mai di dare frutto”.

Essendo figli dei santi Monica e Agostino, fino a San Charles de Foucauld passando per i monaci martiri di Tibhirine, il Papa ha ricordato che questo “è un richiamo luminoso ad essere, oggi, segni credibili di comunione, dialogo e pace ed esprimo la mia gratitudine per l’impegno quotidiano con cui rendete visibile il volto materno della Chiesa”.

“La preghiera – ha sottolineato Papa Leone – unisce e umanizza, rafforza e purifica il cuore, e la Chiesa in Algeria, grazie alla preghiera, semina umanità, unità, forza e purezza attorno a sé, raggiungendo luoghi e contesti che solo il Signore conosce”.

Circa la carità, Leone XIV ha invitato a tenere presente “il valore della misericordia e del servizio non solo come sostegno ai più fragili, ma soprattutto come luogo di grazia, in cui chiunque si lasci coinvolgere cresce e si arricchisce. E’ l’amore per i fratelli che ha animato la testimonianza dei martiri che abbiamo ricordato. Di fronte all’odio e alla violenza, sono rimasti fedeli alla carità fino al sacrificio della vita, assieme a tanti altri uomini e donne, cristiani e musulmani. Lo hanno fatto senza pretese e senza clamore, con la serenità e la fermezza di chi non presume né dispera, perché sa a Chi ha dato fiducia”.
Necessario poi – ha spronato il Papa – “l’impegno a promuovere pace e unità. Pace e armonia sono state caratteristiche fondamentali della comunità cristiana fin dalle origini. Questa stessa basilica è simbolo di una Chiesa di pietre vive in cui, sotto il manto di Nostra Signora d’Africa, si costruisce comunione tra cristiani e musulmani. In un mondo dove divisioni e guerre seminano dolore e morte tra le nazioni, nelle comunità e perfino nelle famiglie, il vostro vivere uniti e in pace è un segno grande. Uniti, diffondete fratellanza, ispirando a chi vi circonda desideri e sentimenti di comunione e di riconciliazione, con un messaggio tanto più forte e limpido in quanto testimoniato nella semplicità e nell’umiltà”.

“Una parte considerevole del territorio di questo Paese – ha detto ancora Leone XIV – è occupata dal deserto, e nel deserto non si sopravvive da soli. Le asperità della natura ridimensionano ogni presunzione di autosufficienza e ricordano a tutti che abbiamo bisogno gli uni degli altri, e che abbiamo bisogno di Dio. È la fragilità riconosciuta che apre il cuore al sostegno vicendevole e all’invocazione di Colui che può donare ciò che nessun potere umana è in grado di garantire: la riconciliazione profonda dei cuori e con essa la pace vera”.

Prima di raggiungere la Basilica di Nostra Signora d’Africa, Papa Leone XIV aveva fatto tappa presso la Grande Moschea di Algeri e prima ancora presso il centro di accoglienza e di amicizia delle suore missionarie agostiniane a Bab El Oued.

Qui il Papa ha reso omaggio alla memoria di alcune religiose di questa comunità, uccise negli anni ‘90 durante la guerra civile. Dopo un momento di preghiera insieme alle sorelle, e le parole di saluto della Superiora della comunità, Leone XIV ha rivolto loro alcune parole, ricordando la storia delle due martiri, e degli altri martiri, come una presenza preziosa in questa terra che ha permesso al Papa di scoprire una dimensione iscritta nel cuore di quello che deve essere la vita agostiniana nel mondo: dar testimonianza, il martirio.

“La vostra presenza qui significa molto” ha detto il Santo Padre, ricordando una precedente visita, e ha sottolineato il dono che è Sant’Agostino in questa parte del mondo: quello di “promuovere il rispetto per la dignità di ciascuno” e di “dire che è possibile vivere in pace, valorizzando le differenze”. Prima di congedarsi, ha ringraziato le sorelle e le ha esortate ad andare avanti, ricordando che la festa dei 19 martiri di Algeria ricorre l’8 maggio, giorno della Sua elezione.

La giornata di domani per Papa Leone sarà un vero e proprio ritorno alle origini, con la visita ad Ippona, dove Sant’Agostino – fondatore dell’ordine a cui appartiene il Papa – fu vescovo dal 396 al 430 d. C.