di Redazione Online – Corriere della Sera – 8 Aprile 2026

Le notizie di mercoledì 8 aprile sull’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, in diretta. L’annuncio un’ora e mezza prima della fine dell’ultimatum (dopo le chiamate a Musir e Netanyahu). Oggi Rutte alla Casa Bianca. Venerdì i negoziati

  • Il 28 febbraio Usa e Israele hanno attaccato l’Iran. Uccisi Khamenei e decine di leader di governo. L’Iran ha risposto colpendo Israele, le basi Usa nel Golfo e i Paesi che le ospitano, bloccando il trasporto di petrolio nello Stretto di Hormuz e mobilitando Hezbollah in Libano
  • Trump nella notte tra martedì e mercoledì ha annunciato di avere accettato un cessate il fuoco di due settimane
  • Secondo una valutazione dell’intelligence Usa e israeliana citata dal quotidiano Times, la guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, è incosciente ed è in cura per un problema medico “grave” e non sta governando il Paese

L’annuncio di Trump, punto per punto

(Gianluca Mercuri) Mancavano 88 minuti allo scadere della terrificante deadline che aveva fissato, minacciando di cancellare un’intera civiltà e gettando il mondo in uno stato di terrore collettivo che non si conosceva dalla Guerra fredda, se non dalla Seconda guerra mondiale.

Senonché, alle 18,32 di Washington, poco oltre la mezzanotte e mezza italiana, Donald Trump ha annunciato di avere accettato un cessate il fuoco di due settimane, rinunciando così a un attacco indiscriminato contro le infrastrutture energetiche, le centrali elettriche e i ponti iraniani, distruzioni che avrebbe rappresentato secondo tutte le analisi un colossale crimine di guerra, in altrettanto colossale contraddizione con la «benedizione» al popolo iraniano espressa dal presidente nello stesso post in cui annunciava la morte della sua millenaria civiltà.

Ma cos’è successo? Cosa ha fatto a cambiare idea a Trump? O ha sempre bluffato, nell’ormai stucchevole (se non fosse drammatica) retorica del Taco (Trump always chickens out, si tira sempre indietro), il leader che minaccia (letteralmente) l’apocalisse e poi si accontenta di un deal tutto da decifrare?

Appunto, tutto è da decifrare e per le risposte ci vorranno giorni, o settimane. Qualcuna la si può tentare fin d’ora. Di certo, il mondo tira un sospiro di sollievo insieme a Leone XIV, il Papa che nelle ore delle grande incertezza aveva espresso preoccupazione ma anche indignazione, con parole vibranti che i politici esitano a usare. Perché del Trump «cane pazzo» ora hanno paura anche i presunti amici.

L’annuncio di Trump, la risposta dell’Iran, gli sviluppi possibili: punto per punto.

In cosa consiste l’accordo Trump ha detto di aver accettato il cessate il fuoco di due settimane proposto dal Pakistan: sospensione della minaccia statunitense di condurre «alla morte l’intera civiltà iraniana» in cambio dell’impegno del regime di Teheran a riaprire lo Stretto di Hormuz, il cui blocco di fatto sta strangolando l’economia mondiale.

I colloqui a Islamabad Dovrebbero cominciare dopodomani nella capitale pachistana i negoziati diretti tra americani e iraniani con l’obiettivo ci chiudere il conflitto definitivamente. La delegazione Usa dovrebbe essere composta dal vicepresidente J.D. Vance e dagli inviati-factotum di Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff: tutti e tre avrebbero spinto il leader a non arrivare al punto di rottura, mentre Israele, Arabia Saudita ed Emirati arabi premevano per non concedere ancora nessuna pausa all’Iran.

Israele alla fine ha accettato? Sulla carta sì, e secondo il Pakistan il sì comprende il Libano, dove lo Stato ebraico ha lanciato un’invasione con l’obiettivo di neutralizzare una volta per tutte la minaccia di Hezbollah (la milizia sciita alleata dell’Iran), anche con l’idea di incorporare la fascia di territorio fino al fiume Litani. Gli obiettivi israeliani (la distruzione definitiva del programma nucleare iraniano e il cambio di regime) restano però lontani e il secondo è allontanato dal negoziato.

Ma cosa ha detto Trump? Questo, con il solito post sul suo social Truth: «Sulla base dei colloqui avuti con il Primo Ministro Shehbaz Sharif e il Feldmaresciallo Asim Munir del Pakistan, nel corso dei quali mi hanno chiesto di sospendere l’azione militare distruttiva prevista per questa notte contro l’Iran, e a condizione che la Repubblica Islamica dell’Iran acconsenta all’APERTURA COMPLETA, IMMEDIATA e SICURA dello Stretto di Hormuz, acconsento a sospendere i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran per un periodo di due settimane». «Si tratterà di un cessate il fuoco su due fronti! Il motivo è che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a buon punto nella definizione di un accordo definitivo sulla pace a lungo termine con l’Iran e sulla pace in Medio Oriente».

Ma il punto più importante è questo: «Abbiamo ricevuto una proposta in dieci punti dall’Iran e riteniamo che costituisca una base valida su cui negoziare. Quasi tutti i vari punti che in passato erano stati oggetto di controversia sono stati concordati tra gli Stati Uniti e l’Iran, ma un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e concludere l’accordo».

Perché è importante? Perché è quello che consente all’Iran di cantare vittoria attraverso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che annuncia che «per un periodo di due settimane, sarà possibile garantire il libero transito attraverso lo Stretto di Hormuz grazie al coordinamento con le forze armate iraniane e tenendo debitamente conto dei limiti tecnici». La tv di stato iraniana parla di «umiliante ritirata di Trump dalla retorica anti-iraniana» e afferma che «il presidente americano ha accettato le condizioni dell’Iran per la guerra».

È fondato questo trionfalismo iraniano? Ovviamente è rigonfio di propaganda e trascura le enormi distruzioni patite a livello sia militare sia civile dal Paese e la decimazione delle alte sfere del regime. La nostra Greta Privitera conferma tuti i dubbi sullo stato di salute della presunta nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, e racconta la paura degli ayatollah, che per fronteggiare l’ecatombe minacciata da Trump hanno mobilitato i sostenitori a fare da scudi umani sui ponti e nelle centrali elettriche. Ciò detto, l’Iran supera questo crinale con un immenso guadagno strategico.

Qual è il guadagno dell’Iran? Il riconoscimento del controllo del collo di bottiglia strategico per l’economia globale, un’arma di deterrenza che prima non aveva. Lo spiega Richard Fontaine del think tank Center for a New American Security: con questo cessate il fuoco, «l’Iran mantiene il controllo dello Stretto di Hormuz, cosa che non avveniva prima della guerra. Mi risulta difficile credere che gli Stati Uniti e la comunità internazionale possano accettare una situazione in cui l’Iran mantenga il controllo a tempo indeterminato su un punto nevralgico per l’approvvigionamento energetico. Si tratterebbe di un esito nettamente peggiore rispetto a prima della guerra».

Ma cosa c’è nei 10 punti iraniani? Lo spiega bene ancora Fontaine: «Sembra una lista dei desideri di Teheran risalente a prima della guerra, in cui si chiede il riconoscimento globale del diritto dell’Iran all’arricchimento dell’uranio, il ritiro di tutte le forze americane dalla regione e la revoca delle sanzioni economiche. Inoltre, si chiede il pagamento di un risarcimento all’Iran per i danni causati dalla guerra».

Come potrà l’America negoziare su queste basi? Il punto è che lo ha detto poche ore fa il suo presidente, che poche ore prima voleva invece distruggere l’intero Iran.