di Gian Guido Vecchi – Corriere  della Sera – 5 Aprile 2026

È la Veglia di Pasqua, a San Pietro, la notte più importante per i cristiani

CITTA’ DEL VATICANO – «Il santo mistero di questa notte dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace». Leone XIV comincia dalle parole antiche del Preconio pasquale, un canto che risale al IV secolo, quasi a ricapitolare le riflessioni di questi giorni: fino ad esortare i cristiani a seguire l’esempio di chi, nella storia, ha avuto «il coraggio di parlare e di agire» con «carità e verità» contro guerre e ingiustizie.
È la Veglia di Pasqua, a San Pietro, la notte più importante per i cristiani, la Basilica rimasta al buio dall’ora della Passione è tornata a illuminarsi e il pontefice ha benedetto il fuoco, acceso il cero pasquale, guidato la processione al canto dell’Exsultet, battezzato dieci catecumeni.

Negli ultimi tempi, fin dall’inizio dell’attacco di Usa e Israele all’Iran e alla guerra in Medio Oriente che ne è seguita, il Papa americano ha ripetuto che «Dio non può essere arruolato dalle tenebre». All’inizio della Settimana Santa ha citato le parole dure di Isaia per dire che Dio «rifiuta la guerra» e «rigetta» le invocazioni di chi la fa: «Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue». 

Nella Via Crucis del Venerdì Santo ha portato la croce mentre nelle meditazioni si denunciava «chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti», ricordando che «dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere, di avviare una guerra o di terminarla». E ora richiama il racconto evangelico delle donne che all’indomani dello shabbat, all’alba del primo giorno della settimana, si mettono in cammino «vincendo il dolore e la paura» verso la tomba di Gesù e diventano le prime testimoni della risurrezione: «Nel terremoto e nell’angelo, seduto sul masso ribaltato, hanno visto la potenza dell’amore di Dio, più forte di qualsiasi forza del male, capace di dissipare l’odio e di piegare la durezza dei potenti».

Il masso, spiega, è simbolo di quella «barriera pesantissima che ci chiude e ci separa da Dio», il «peccato» che oggi più che mai va fatto rotolare: «Sorelle e fratelli, non mancano anche ai nostri giorni sepolcri da aprire, e spesso le pietre che li chiudono sono così pesanti e ben vigilate da sembrare inamovibili. Alcune opprimono l’uomo nel cuore, come la sfiducia, la paura, l’egoismo, il rancore. Altre, conseguenza di quelle interiori, spezzano i legami tra noi: come la guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni».


Oggi, dopo la messa di Pasqua, Leone XIV si affaccerà alla loggia centrale di San Pietro per leggere il consueto messaggio Urbi et Orbi scandito dai dolori del mondo. Si tratta di avere lo stesso coraggio dimostrato da Maria di Magdala e l’altra Maria: «Non lasciamoci paralizzare! Tanti uomini e donne, nel corso dei secoli, con l’aiuto di Dio, hanno rotolato via le pietre, magari con molta fatica, a volte a costo della vita, ma con frutti di bene di cui ancora oggi beneficiamo. Non sono personaggi irraggiungibili, ma persone come noi che, forti della grazia del Risorto, nella carità e nella verità, hanno avuto il coraggio di parlare, come dice l’Apostolo Pietro, “con parole di Dio” e di agire “con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio”».

Parlare e agire: «Come le donne, corse a dare l’annuncio ai fratelli, noi pure vogliamo partire, stanotte, da questa basilica, per portare a tutti la buona notizia che Gesù è risorto e che con la sua forza, risorti con Lui, anche noi possiamo dar vita a un mondo nuovo, di pace e di unità». Le ultime parole di Prevost sono un invito a muoversi: «Facciamo nostro il loro impegno perché ovunque e sempre, nel mondo, crescano e fioriscano i doni pasquali della concordia e della pace».