Di Leone Grotti

27 Marzo 2026 – Tempi

La Russia sta sfruttando (e alimentando) la guerra tra gli Usa e gli ayatollah per ottenere vantaggi economici, diplomatici e militari. Mentre Mosca consegna droni a Teheran, Trump potrebbe dirottare in Medio Oriente le armi destinate all’Ucraina

Anche se l’Iran, parole di Donald Trump, sta «implorando gli Stati Uniti di raggiungere un accordo», la guerra in Iran procede a pieno regime. E per Vladimir Putin non potrebbe esserci notizia migliore. Da quando sono iniziati i raid di Usa e Israele contro il regime degli ayatollah, infatti, la Russia ha guadagnato decine di miliardi, ha aumentato il proprio potere negoziale e ottenuto vantaggi militari e diplomatici nella guerra contro l’Ucraina.

La guerra in Iran è una manna per la Russia

Secondo il Kyiv School of Economics Institute, l’aumento di circa il 40% del prezzo di petrolio e gas provocato dal blocco da parte dell’Iran dello Stretto di Hormuz, dal quale transita almeno il 20 per cento del petrolio e del Gnl mondiale, ha fatto raddoppiare i proventi dell’export di petrolio e gas per Mosca, che guadagnerebbe circa 760 milioni di dollari al giorno.

I proventi mensili dall’export di idrocarburi per la Russia, prosegue lo studio, è passato da 12 miliardi a 24 miliardi, soprattutto grazie allo stop di 30 giorni alle sanzioni sull’acquisto di petrolio russo concesso da Trump. Grazie a questa decisione il prezzo del petrolio russo, prima fortemente scontato per cause di forza maggiore, è aumentato del 72%.

Anche se il conflitto in Iran finisse la prossima settimana, ci vorrebbero mesi per tornare al consueto traffico attraverso Hormuz. Ecco perché, secondo l’istituto ucraino, la Russia incasserà quest’anno almeno 218,5 miliardi di dollari dall’export di petrolio e gas, il 63% in più rispetto alle stime effettuate prima dello scoppio della guerra.

Se il conflitto invece dovesse durare fino a sei mesi, allora Mosca arriverebbe a guadagnare fino a 386,5 miliardi.

Le offerte di Putin a Trump

Ma per quanto sia importante, non è l’aspetto economico quello che interessa di più al Cremlino. Putin è sempre concentrato sulla guerra in Ucraina e non potendo vincere dal punto di vista militare, a meno di accettare milioni di morti tra i suoi soldati, ha bisogno di ottenere un accordo favorevole con Kiev mediato dagli Stati Uniti.

Ecco perché sta offrendo agli Usa ogni tipo di aiuto, ovviamente chiedendo congrue contropartite. Prima Mosca ha proposto di interrompere la condivisione di intelligence e immagini satellitari con l’Iran (al quale fornisce coordinate precise per colpire le basi americane nel Golfo e gli impianti produttivi dei paesi arabi), a patto però che gli Stati Uniti non forniscano più il medesimo aiuto all’Ucraina. La proposta è stata rispedita al mittente.

Successivamente, Putin ha anche proposto a Trump di stoccare in Russia i circa 450 chili di uranio arricchito dell’Iran per favorire un accordo tra Teheran e Washington. Il presidente americano ha rifiutato.

Donald Trump presiede una riunione di gabinetto alla Casa Bianca (foto Ansa)

La Russia fornisce droni all’Iran

Secondo quanto riportato dal Financial Times, la Russia sta sostenendo l’esercito iraniano, ricambiando il favore fatto da Teheran all’inizio della guerra in Ucraina, non solo inviando intelligence e aiuti umanitari, ma anche fornendo migliaia di droni a Teheran. La consegna, iniziata a inizio marzo, sarebbe quasi completata.

Il Cremlino ha tutto l’interesse a prolungare il conflitto: più l’Iran resiste ed è in grado di infliggere danni – materiali, economici e politici – agli Stati Uniti e ai suoi alleati, più gli Usa saranno costretti ad alzare il livello dello scontro, con il rischio che restino invischiati a lungo in Medio Oriente.

Se gli Usa tolgono le armi all’Ucraina

Se Trump dovesse decidere davvero di iniziare un’operazione di terra in Iran, allora l’attenzione americana rimarrebbe concentrata sul Medio Oriente a lungo. Washington sarebbe costretta a monitorare con meno attenzione il teatro europeo.

L’interesse russo è reso più manifesto da un’indiscrezione del Washington Post, secondo cui il Pentagono sta pensando di dirottare in Medio Oriente gli aiuti militari previsti per l’Ucraina.

Sia gli Usa che i paesi del Golfo, infatti, hanno bisogno di ingenti quantità di missili per la contraerea per intercettare i vettori e i droni lanciati dall’Iran alle basi americane in Medio Oriente e agli impianti di estrazione dei paesi arabi.

La Russia sta fornendo all’Iran migliaia di droni Gerbera, come quelli utilizzati nella guerra in Ucraina (foto Ansa)

Kiev è «molto preoccupata»

Gli Usa hanno smesso da tempo di pagare per rifornire di armi l’Ucraina. Gli armamenti più importanti giungono però ancora a Kiev dagli Stati Uniti attraverso il programma Purl (Prioritized Ukraine Requirements List). Lo schema è semplice: Washington invia le armi all’Ucraina e i paesi Nato pagano.

Ora il Pentagono starebbe pensando di dirottare in Medio Oriente gli armamenti previsti per l’Ucraina attraverso il sistema Purl. I funzionari di Kiev sarebbero «molto preoccupati» da questa eventualità, riporta il Kyiv Independent.

L’Ucraina può cedere il Donbass alla Russia

Quando Putin a inizio marzo ha telefonato a Trump per offrirgli il suo aiuto per risolvere il conflitto in Iran, il presidente americano gli avrebbe risposto: «Chiudi la guerra in Ucraina».

Le trattative con l’Ucraina però sono ferme. Il Cremlino, infatti, continua a chiedere che Kiev ceda la parte di Donbass che la Russia non è ancora riuscita a conquistare militarmente.

Volodymyr Zelensky ha rivelato mercoledì per la prima volta all’agenzia Reuters che gli Stati Uniti hanno inserito la cessione del Donbass alla Russia da parte dell’Ucraina come precondizione alle essenziali garanzie di sicurezza che gli Usa forniranno a Kiev.

«Le garanzie saranno formalizzate quando gli ucraini si ritireranno dal Donbass», ha dichiarato con rammarico Zelensky. Aggiungendo: «Il Medio Oriente ha decisamente un impatto importante sul presidente Trump».

Putin spera in una lunga guerra tra Usa e Iran

Gli Usa non hanno ancora deciso se invadere parte dell’Iran, l’isola di Kharg ad esempio, da dove passa il 90% dell’export petrolifero iraniano, per costringere il regime degli ayatollah a riaprire lo Stretto di Hormuz.

Teheran ha già dichiarato che se i propri impianti subiranno un attacco, anche tutti quelli dei paesi del Golfo verranno colpiti. L’escalation potrebbe costringere i paesi arabi a entrare nel conflitto, con conseguenze imprevedibili.

Trump ha posticipato la sua visita ufficiale in Cina a metà maggio, forse perché sa che la guerra potrebbe protrarsi per mesi. Putin non aspetta altro.