C’è un solo modo per vincere la morte ed è la fede in Cristo Risorto, vincitore del male e della morte. Mediante le fede in Cristo Risorto noi realizziamo quella aspirazione all’immortalità che è insita nel cuore umano. Come dice il Libro della Sapienza, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità. Quando Dio ha creato l’essere umano, insieme all’anima immortale ha infuso un dono speciale che è l’immortalità; se non ci fosse stato il peccato dei progenitori, l’uomo sarebbe passato da questo mondo al Paradiso senza attraversare la frontiera infida della morte.

Il dono dell’immortalità, allora, è stato perso con il peccato di Adamo ed Eva perché hanno voluto seguire il sibilo del serpente che li aveva sedotti dicendo che se avessero mangiato dell’albero del bene e del male sarebbero diventati come Dio. I progenitori hanno ceduto alla tentazione, hanno preteso di mettersi al posto di Dio e di conseguenza hanno perso i doni soprannaturali, fra cui l’immortalità. Dio ha dato la sentenza a questa azione: “Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai” (Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris) è un’espressione biblica e liturgica, utilizzata nel Mercoledì delle Ceneri.

Chi muore impenitente si perde anche eternamente. Oggi molte persone muoiono senza preghiera, senza fede, nel rifiuto di Dio; è chiaro che alla morte fisica subentra quella peggiore alla quale non si può più sfuggire che è la morte eterna. Infatti, dopo il giudizio all’anima la sentenza vale per sempre. Come disse San Francesco: “Laudato sii mi’ Signore per sora nostra morte corporale da la quale nullo homo vivente po’ skappare: guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati…”.

La morte è provocata dal peccato ma Cristo ci ha portato la Redenzione espiando sulla Croce i peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi e risorgendo glorioso. Cristo, nuovo Adamo, ci ha ridato quell’immortalità gloriosa che il primo Adamo aveva perso con il peccato originale. Grazie a Cristo abbiamo vinto la morte.

C’è una differenza radicale fra la morte del giusto e la morte del peccatore ed è ben comprensibile dalle parole del Vangelo sul buon ladrone. Gesù Crocifisso aveva sul lato destro un ladrone che si è pentito e ha manifestato la sua fede il Lui, a sinistra c’era un altro ladrone che non era pentito e bestemmiava. Ebbene, il ladrone pentito chiede: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” e Gesù risponde: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel Paradiso”. Tanto era profondo e sincero il pentimento del buon ladrone che non è nemmeno andato in purgatorio, ma Gesù lo ha portato direttamente in Paradiso. Disma (questo è il nome del buon ladrone) è stato il primo ad entrare in Paradiso portato da Cristo stesso. Questo è quello a cui dovremmo aspirare noi e cioè unirci a Cristo nella gloria della sua Resurrezione per essere per sempre con Lui in Paradiso. Si è uniti a Cristo con una vita di fede e di santità; quando si cede alla debolezza cadendo in peccati anche gravi è importante pentirsi.

In questa prospettiva, allora, la nostra visione della vita è molto diversa rispetto a quella di un non credente. Ad esempio, il filosofo tedesco Martin Heidegger diceva  che si vive per la morte (Sein-zum-Tode); chi crede, invece, vive la vita non come lo scorrere della sabbia di una clessidra, al termine del quale si diventa un pugno di fosfati, ma come cammino verso l’eternità. Per i credenti la vita è come la salita al Calvario che ha come sbocco il Sepolcro vuoto di Cristo e la Sua Santa Resurrezione. Per i non credenti e per la maggior parte di persone che muoiono nei Paesi cristiani (e che sono nelle nostre famiglie, fra i nostri amici) la vita non è un cammino verso la santità. Poche sono le persone che dicono una preghiera prima di morire, che si confessano, che chiedono perdono dei peccati.

Dio non si lascia sfuggire nessun movimento del cuore che sia rivolto a Lui, sfrutta tutte le occasioni perché un’anima si possa salvare. Non lasciamo morire le persone senza Sacramenti! Nella cultura contemporanea si pensa che siamo animali che muoiono come animali; questo modo di pensare è qualcosa di orribile, è una vittoria del diavolo che perfidamente aspetta al varco la nostra anima. Facciamo tutto il possibile perché i nostri cari muoiano pregando, preghiamo con loro negli ultimi istanti affinché aprano il loro cuore a Dio. È importantissimo assistere i nostri malati nel trapasso, parlare loro del Cielo, dell’importanza del perdono dei peccati, invocare con loro la Madonna e Gesù Cristo. Quei sentimenti di amore e di perdono che nascono dal cuore sono il lasciapassare per la vita eterna e quindi bisogna chiamare il sacerdote perché dia il viatico e il Sacramento dell’unzione degli infermi. Al di là della preparazione immediata, c’è la preparazione che riguarda tutta la vita che dev’essere impostata come un cammino verso l’eternità, giorno dopo giorno una tappa verso il Cielo ed è così che noi cristiani dobbiamo vivere.

Andiamo controcorrente. Il modo di pensare ormai diffuso che compara la morte di un essere umano a quella di un animale è un inganno del diavolo che, come ha detto la Regina della pace, «miete le anime» (Messaggio del 25 luglio 2020).