Il tema dell’esistenza dell’inferno eterno è stato dibattuto nel corso della bimillenaria Storia della Chiesa Cattolica. L’esistenza dell’inferno è Verità rivelata da Gesù stesso nel Vangelo di Matteo: Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!” Negare l’inferno, allora, significa negare Gesù Cristo, la sua autorità.
C’è un episodio che riguarda i veggenti di Medjugorje, a proposito dell’inferno. Nei primi anni delle apparizioni la regina della pace ha mostrato ai veggenti l’inferno, il purgatorio e il Paradiso. Mentre gli altri veggenti erano a Medjugorje e avevano le apparizioni tutti insieme, Mirjana si trovava a Sarajevo e per tanto aveva le apparizioni da sola. Quando la Madonna le ha mostrato il Paradiso e il purgatorio Mirjana ha guardato quello che le veniva mostrato; quando la Madonna le ha detto che le avrebbe fatto vedere l’inferno Mirjana non ha voluto vedere e ha chiesto alla Madonna: “Perché Dio è così duro da mandare all’inferno?”. La Madonna le ha risposto che non è Dio a mandare all’inferno ma siamo noi a volerci andare. È una risposta che troviamo anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica che presenta l’inferno come un’autoesclusione.
Dio non manda all’inferno. Dio offre la Misericordia e il perdono dei peccati ma noi li rifiutiamo. L’inferno non è una mancanza della Divina Misericordia, è il rifiuto della Divina Misericordia. Questa è la grande responsabilità di ciascuno di noi perché all’inferno ci va chi decide di andarci, chi preferisce satana a Cristo. Questa è la tragedia originaria della Storia dell’umanità quando i nostri progenitori hanno creduto a satana e hanno pensato che Dio li imbrogliasse dicendo di non mangiare dell’albero della vita del bene e del male.
Fa sempre bene all’anima e alla nostra formazione teologica leggere quello che dice con grande autorità il Catechismo della Chiesa Cattolica a proposito dell’inferno. Anche oggi non mancano quelli che negano l’inferno e l’esistenza del diavolo. Molti dicono che il diavolo è solo un simbolo e che l’inferno non esiste. Si tratta di affermazioni eretiche che sono contro la Parola di Dio, contro la Divina Rivelazione.
Il diavolo è una persona, è un io, non è un simbolo ma è l’angelo ribelle creato in grande luminosità, e per questo motivo chiamato Lucifero, che si inorgoglì e volle essere Dio al posto di Dio. Quando si ribellò e indicò se stesso come Dio, Lucifero trascinò con sé un terzo degli angeli che sono i demoni. Satana è un soggetto, è un io, è l’angelo ribelle pervertito e pervertitore.
Quando Giovanni Paolo II chiamò il Card. Ratzinger per redigere il Catechismo della Chiesa Cattolica a sua volta affidò all’allora Vescovo di Como, Alessandro Maggiolini che era un raffinato teologo, la parte che riguarda i Novissimi.
Vediamo, allora, quello che il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna a proposito dell’inferno.
1033 Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: «Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna» (1 Gv 3,14-15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli. Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola «inferno».
L’inferno è l’auto-esclusione, è il rifiuto dell’amore di Dio. L’inferno è una decisione personale che si concretizza nel fare il peccato grave e nel rimanere nel peccato grave, cioè nel rifiuto e nell’opposizione all’amore di Dio.
1034 Gesù parla ripetutamente della «geenna», del «fuoco inestinguibile», che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima che il corpo. Gesù annunzia con parole severe: «Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno […] tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente» (Mt 13,41-42), ed egli pronunzierà la condanna: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno!» (Mt 25,41).
La geenna è un simbolo per indicare l’inferno come fuoco spirituale che non purifica ma piaga le anime. È un fuoco che perverte e rende simili a satana. Il Catechismo della Chiesa Cattolica cita le parole di Gesù che sono Verità eterna che non cambia mai. Non possiamo cambiare le Verità Rivelata; siamo creature e la nostra grandezza consiste nell’accogliere l’amore di Dio e la sua Misericordia. La nostra superbia ci perverte e ci fa perdere, ci rende schiavi del diavolo.
1035 La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, «il fuoco eterno». La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.
L’inferno è uno stato di odio eterno nei confronti di Dio. È una possibilità della libertà umana e della libertà angelica.
1036 Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l’inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l’uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» (Mt 7,13-14). «Siccome non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove ci sarà pianto e stridore di denti».
Queste parole di Gesù sono un forte appello all’uomo, alla sua responsabilità nell’usare la libertà con cui Dio lo ha creato. È anche un pressante appello alla conversione per chi è in peccato mortale. Gesù esorta a entrare per la porta stretta che porta alla salvezza. La via larga conduce alla perdizione, è percorsa da molti. Anche la Regina della pace ha detto che solo poche anime vanno direttamente in Paradiso: «La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in Paradiso» (2 novembre 1983). È da stolti vivere in stato di peccato mortale; ogni sera prima di dormire dobbiamo recitare con il cuore l’Atto di dolore perfetto, quello per cui ci si pente per aver offeso Dio e non per paura dell’inferno. Prendiamo questa santa abitudine di recitare questa preghiera ogni sera prima di coricarci. Non conosciamo né il giorno né l’ora, dobbiamo vegliare assiduamente sulla nostra anima.
Mio Dio, mi pento e mi dolgo
con tutto il cuore dei miei peccati,
perché peccando ho meritato i tuoi castighi
e molto più perché ho offeso Te,
infinitamente buono
e degno di essere amato sopra ogni cosa.
Propongo col Tuo santo aiuto
di non offenderti mai più
e di fuggire le occasioni prossime
di peccato.
Signore, misericordia, perdonami.
1037 Dio non predestina nessuno ad andare all’inferno; questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia di Dio, il quale non vuole «che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi» (2 Pt 3,9): «Accetta con benevolenza, o Signore, l’offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia: disponi nella tua pace i nostri giorni, salvaci dalla dannazione eterna, e accoglici nel gregge degli eletti».
È un’eresia affermare che Dio crea le anime e le predestina al Paradiso o all’inferno. Il peccato è mortale quando c’è la materia grave, la piena avvertenza e il deliberato consenso. Se manca una di queste condizioni il peccato non è mortale.
La stolta negazione di satana e dell’inferno molte volte si trova in chi dovrebbe essere, come rappresentante di Gesù Cristo, fedele alle sue Parole. Purtroppo, c’è chi nega che satana sia uno spirito pervertito e pervertitore, chi nega l’inferno e la sua eternità e chi dice che tutti vanno in Paradiso. Sono pastori che portano il gregge al macello! Sappiamo che accanto alla Croce di Gesù c’erano due persone, una è morta pentita ed è andata in Paradiso, l’altra non sappiamo dov’è andata.