A livello popolare il mondo ha cambiato religione. Anche la Regina della pace lo ha detto più volte che abbiamo rifiutato la fede e la Croce, che siamo diventati pagani. Stiamo facendo una tristissima esperienza, abbiamo rifiutato l’amore di Dio che si è manifestato in Gesù Cristo, nella sua vita e soprattutto nella sua morte in Croce.
Abbiamo rifiutato l’amore di Dio e abbiamo pensato che Dio fosse un’illusione, una costruzione della mente umana; abbiamo attribuito a noi stessi la divinità e ci siamo messi al posto di Dio. L’uomo non è Dio. L’uomo è una bestia feroce senza la grazia di Dio. Dopo la caduta del peccato originale l’uomo è diventato schiavo del mentitore e dell’omicida fin dal principio. L’abbandono di Dio è ben visibile nella vita concreta quotidiana. Quando parlo di Dio mi riferisco al Dio vero, al Dio dell’amore e della pace, non a quegli idoli che noi uomini costruiamo, magari per giustificare noi stessi, il nostro potere e la nostra cattiveria. Il dio costruito con motivazioni politiche è sempre un dio della prepotenza e della guerra; non è il Dio vero, il Dio della Bibbia che si è manifestato come amore prodigo e senza confini.
Abbiamo visto che la progressiva eliminazione di Dio dall’orizzonte della nostra vita ha comportato un atteggiamento sempre più aggressivo, prepotente, egoista, supponente, nei confronti del prossimo. La nostra società ha notevoli risorse tecniche per vivere anche meglio, ma in realtà la vita quotidiana è da homo homini lupus, gli uomini sono lupi tra di loro anziché fratelli. L’abbandono dell’amore di Dio comporta la guerra fra gli uomini; non si tratta solamente della guerra fatta con le armi, è la guerra esistenziale, la guerra contro noi stessi, contro i familiari, contro i nostri cari. È un atteggiamento di rissosità quotidiana quello in cui precipitiamo, avendo abbandonato l’unica medicina che può guarire questa aggressività che l’uomo porta dentro di sé, dopo che è stato morsicato dal serpente antico che ha iniettato odio e superbia. Questo veleno scorre nelle nostre vene e ci rende aggressivi, supponenti, cattivi, prepotenti e bugiardi nei confronti degli altri.
L’unico rimedio, l’unico antidoto a questo veleno è l’amore di Dio, è la grazia dello Spirito Santo. Supplichiamo lo Spirito Santo perché discenda nei nostri cuori e li guarisca, rendendoli capaci di amare, di essere generosi, di essere altruisti. Quando manca la grazia dello Spirito Santo – perché manca la fede in Dio – in noi aumenta quel veleno che intossica la vita quotidiana. Avendo rifiutato Dio e il suo amore, diventiamo aggressivi contro noi stessi e contro gli altri.
I Vangeli ci insegnano che l’amore per Dio e l’amore per il prossimo vanno sempre insieme. Non può dire di amare Dio uno che non ama il prossimo. Di qui lo sforzo di cambiare dentro noi stessi e quindi fare entrare l’amore di Dio, in modo tale che questo amore si impossessi del nostro cuore e diventi amore per il prossimo.
A coloro che si aprono all’amore di Dio, la Catechetica Cattolica ha elaborato due settenari per indicare il comportamento nei confronti del prossimo: le sette Opere di Misericordia corporale e le sette Opere di Misericordia spirituale che sintetizzano la carità cristiana.
Le sette Opere di Misericordia Corporale sono gesti caritatevoli della tradizione cattolica, basate su Matteo 25 e che rispondono alle necessità fisiche e materiali del prossimo:
Dar da mangiare agli affamati
Dar da bere agli assetati
Vestire gli ignudi
Alloggiare i pellegrini
Visitare gli infermi
Visitare i carcerati
Seppellire i morti
Nella concretezza dar da mangiare agli affamati significa provvedere cibo a chi ne è privo, combattendo la povertà e la fame. Dar da bere agli assetati vuol dire offrire acqua e bevande a chi ne ha bisogno. Vestire gli ignudi, cioè provvedere indumenti a chi non ne possiede o vive in indigenza. Alloggiare i pellegrini (o accogliere i forestieri), vuol dire ospitare chi è senza tetto, immigrati o persone in viaggio. Visitare gli infermi e cioè assistere e dare conforto ai malati, sia fisicamente che spiritualmente. Visitare i carcerati vuol dire recarsi dai detenuti per offrire sostegno e umanità. Seppellire i morti significa dare degna sepoltura ai defunti, rispettando il corpo come tempio dello Spirito Santo. Questi gesti non sono solamente filantropici, ma sono dei veri e propri atti di fede volti a riconoscere Cristo nel prossimo sofferente.
Le sette Opere di Misericordia Spirituale mirano al benessere dell’anima e alla carità fraterna:
Consigliare i dubbiosi
Insegnare agli ignoranti
Ammonire i peccatori
Consolare gli afflitti
Perdonare le offese
Sopportare pazientemente le persone moleste
Pregare Dio per i vivi e per i morti
Consigliare i dubbiosi significa offrire guida e supporto morale a chi vive momenti di incertezza. Insegnare agli ignoranti significa condividere la conoscenza, in particolare quella religiosa, e i valori con chi non li conosce. Ammonire i peccatori vuol dire correggere con carità e delicatezza (e con umiltà) chi sbaglia. Consolare gli afflitti vuol dire offrire vicinanza, ascolto e conforto a chi soffre nel corpo e nello spirito. Perdonare le offese significa liberare il proprio cuore dal risentimento, dal desiderio di vendetta, imitando il perdono divino verso di noi. Sopportare pazientemente le persone moleste vuol dire accettare con pazienza i difetti altrui e le difficoltà relazionali. Pregare Dio per i vivi e per i morti, cioè intercedere presso Dio per il bene spirituale di tutti, sia di chi è in vita, sia di chi ci ha preceduto.
Queste azioni spirituali, complementari a quelle corporali, sottolineano l’importanza di nutrire lo spirito e promuovere la pace interiore e relazionale. Con questo programma la nostra vita personale diventa sicuramente migliore, migliora anche la nostra vita relazionale e soprattutto trasformiamo il mondo in un giardino. Diversamente, in preda al veleno del diavolo, facciamo della nostra vita un inferno continuo che si prolunga nell’eternità. Dobbiamo sgombrare dal nostro cuore tutte le tossine di invidia, di gelosia, di cattiveria, di rabbia, di supponenza. È una pulizia che dobbiamo fare ogni giorno, per diventare persone piacevoli, buone, siamo felici di noi stessi e diventiamo una benedizione per gli altri!