Il Concilio Vaticano II chiama l’aborto un delitto ed è una presa di posizione della Chiesa da sempre, fin dalle origini. Tertulliano, un grande scrittore cristiano del II secolo dopo Cristo, diceva che è già uomo colui che lo sarà. Non è la guerra, ma l’aborto la causa più crudele dell’eliminazione violenta degli esseri umani.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno nel mondo si verificano circa 73 milioni di aborti indotti; ciò corrisponde a circa 200.000 aborti al giorno. Il Catechismo della Chiesa Cattolica riporta l’insegnamento ufficiale della Chiesa sull’aborto. Siccome oggi questa pratica è molto diffusa anche con una certa facilità, è bene riflettere su questo che, comunque, è un gravissimo peccato come ha detto la Madonna a Medjugorje: «L’aborto è un grave peccato. Dovete aiutare molto le donne che hanno abortito. Aiutate loro a capire che è un peccato. Invitatele a chiedere perdono a Dio e ad andare a confessarsi. Dio è pronto a perdonare tutto, poiché la sua Misericordia è infinita. Cari figli, siate aperti alla vita e proteggetela» (1 settembre 1992).
La gravità dell’aborto nell’insegnamento della Chiesa Cattolica è espressa in precisi numeri del Catechismo.
2270 La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l’essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita. «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato» (Ger 1,5). «Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra» (Sal 139,15).
D’altra parte, vediamo come esulta il bambino nel grembo di Elisabetta quando arriva la Madonna. Giovanni Battista esulta di gioia nel grembo di sua madre che era al sesto mese di gravidanza.
2271 Fin dal primo secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile. L’aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale: «Non uccidere il bimbo con l’aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita». «Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l’altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo degno dell’uomo. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l’aborto come pure l’infanticidio sono abominevoli delitti».
«Non uccidere il bimbo con l’aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita» è una bellissima citazione tratta dalla Didaché, uno dei più antichi documenti cristiani. Successivamente il Catechismo della Chiesa Cattolica riporta il numero 183 della Costituzione Gaudium et spes, del Concilio Vaticano II.
2272 La cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. «Chi procura l’aborto, se ne consegue l’effetto, incorre nella scomunica latae sententiae», «per il fatto stesso d’aver commesso il delitto» e alle condizioni previste dal diritto. La Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. Essa mette in evidenza la gravità del crimine commesso, il danno irreparabile causato all’innocente ucciso, ai suoi genitori e a tutta la società.
È ovviamente coinvolto anche chi procura l’aborto, non soltanto la donna che lo chiede.
2273 Il diritto inalienabile alla vita di ogni individuo umano innocente rappresenta un elemento costitutivo della società civile e della sua legislazione: «I diritti inalienabili della persona dovranno essere riconosciuti e rispettati da parte della società civile e dell’autorità politica; tali diritti dell’uomo non dipendono né dai singoli individui, né dai genitori e neppure rappresentano una concessione della società e dello Stato: appartengono alla natura umana e sono inerenti alla persona in forza dell’atto creativo da cui ha preso origine. Tra questi diritti fondamentali bisogna, a questo proposito, ricordare: il diritto alla vita e all’integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento alla morte». «Nel momento in cui una legge positiva priva una categoria di esseri umani della protezione che la legislazione civile deve loro accordare, lo Stato viene a negare l’uguaglianza di tutti davanti alla legge. Quando lo Stato non pone la sua forza al servizio dei diritti di ciascun cittadino, e in particolare di chi è più debole, vengono minati i fondamenti stessi di uno Stato di diritto. […] Come conseguenza del rispetto e della protezione che vanno accordati al nascituro, a partire dal momento del suo concepimento, la legge dovrà prevedere appropriate sanzioni penali per ogni deliberata violazione dei suoi diritti».
L’embrione ha il diritto alla vita. È un diritto inalienabile. Il Catechismo della Chiesa Cattolica cita più volte il Documento Donum Vitae della Congregazione per la Dottrina della Fede in cui si dice l’essere umano inizia a vivere nel momento del concepimento, ha il diritto alla vita e lo Stato non glielo può negare.
2274 L’embrione, poiché fin dal concepimento deve essere trattato come una persona, dovrà essere difeso nella sua integrità, curato e guarito, per quanto è possibile, come ogni altro essere umano. La diagnosi prenatale è moralmente lecita, se «rispetta la vita e l’integrità dell’embrione e del feto umano ed è orientata alla sua salvaguardia o alla sua guarigione individuale […]. Ma essa è gravemente in contrasto con la legge morale quando contempla l’eventualità, in dipendenza dai risultati, di provocare un aborto: una diagnosi […] non deve equivalere a una sentenza di morte».
2275 «Si devono ritenere leciti gli interventi sull’embrione umano a patto che rispettino la vita e l’integrità dell’embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condizioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale». «È immorale produrre embrioni umani destinati a essere sfruttati come “materiale biologico” disponibile». «Alcuni tentativi d’intervento sul patrimonio cromosomico o genetico non sono terapeutici, ma mirano alla produzione di esseri umani selezionati secondo il sesso o altre qualità prestabilite. Queste manipolazioni sono contrarie alla dignità personale dell’essere umano, alla sua integrità e alla sua identità» unica, irrepetibile.
Siamo di fronte a una solida Dottrina, basata sul rispetto della persona che, oggi, purtroppo è degradata a “cosa” nel tipo di società materialistica nella quale viviamo e dove l’uomo stesso, a partire dall’embrione e lungo il corso della sua vita è ritenuto una cosa di cui poter disporre a piacimento, secondo la legge dei potenti contro i più deboli.
Viviamo in un tipo di società che ci riduce, senza che ce ne accorgiamo, a delle belve feroci o a dei diavoli incarnati. Bisogna sempre reagire, anche insegnando la sana Dottrina, importantissima perché riguarda anche il rispetto della persona umana quando è in condizioni di estrema debolezza.