31. MARIA, MADRE CHE CORREGGE

            Il cuore umano è come un campo che ha bisogno di essere costantemente coltivato perché la terra possa dare frutti copiosi. L’uomo nasce con dentro di sé la predisposizione al bene, perché la natura umana, creata da Dio a sua immagine, non è stata totalmente corrotta dal peccato originale. Nel medesimo tempo però scorre nelle vene il veleno del serpente, che offusca la mente, indebolisce la volontà e spinge al male. Se è un errore ritenere la natura umana totalmente corrotta, con le conseguenze di una visione pessimistica della persona e di una educazione repressiva, è un abbaglio non meno pericoloso non tenere conto delle tendenze al male, presenti fin dalla nascita, e che non si fanno aspettare per emergere dal terreno e a prosperare rigogliose, se non si interviene con prontezza a estirparle.

La purificazione del cuore è una fatica che dura tutta la vita. Essa deve cominciare fin dai più teneri anni con l’aiuto dei genitori e degli educatori. Poi essere portata avanti fino alla fine con la lotta quotidiana che ogni cristiano deve sostenere contro sé stesso e le sue cattive inclinazioni, contro il mondo, i suoi condizionamenti e le sue seduzioni, infine contro il demonio che è instancabile nel seminare la zizzania sul terreno dove Dio ha gettato a piene mani il buon grano. Ciò che avviene quanto manca l’applicazione quotidiana a purificare il cuore, lo constatiamo nel giardino di casa nostra, quando lo trascuriamo. In breve tempo le male erbe conquistano il terreno, soffocando ogni altra coltivazione, e divengono così padrone incontrastate. Non è possibile educare l’uomo senza la fatica di correggere, senza la quale la persona cessa di crescere, piegandosi sotto la pressione delle forze negative e divenendone una schiava infelice.

L’amore materno, che per sua natura è incondizionato, non può tuttavia fare a meno dell’arte dolorosa della correzione. Man mano che le cattive tendenze spuntano sul terreno del cuore e si manifestano in comportamenti devianti, è necessario intervenire per illuminare, per esortare e per guidare con mano ferma. Sarebbe un amore cieco quello di una madre che lascia fare, come se una pianta si potesse raddrizzare da sola e come se una malattia non avesse bisogno del medico e della medicina. “Figlio, perché ci hai fatto così” è il velato rimprovero che la Madre angosciata rivolge al fanciullo Gesù, che aveva lasciato la carovana per trattenersi nel tempio a discutere con i Dottori della legge. La Madre riprende con sé il fanciullo e lo riporta a Nazareth, dove, sottomesso ai suoi genitori, cresce in sapienza, età e grazia. (cfr Lc 2, 48-52).

Maria è una madre che sa correggere con dolcezza e con fermezza nel medesimo tempo. Una correzione senza dolcezza rischia di aprire una ferita e di ottenere l’effetto contrario. Il cuore si chiude come davanti a un nemico. La correzione è vista non come un atto di amore, ma come una violazione dei propri diritti e della propria dignità. Tuttavia alla dolcezza occorre unire la fermezza, perché il male ha profonde radici e rispunta incessantemente se non viene reciso là dove si alimenta. Con la luce della sua sapienza la Madre celeste ci indica le malattie che noi non vediamo e ci fa comprendere la loro pericolosità per la nostra salute spirituale. Lei ci mette in guardia dagli inganni del nemico, che ci distrugge con quello che ci presenta con la sua consumata abilità. La Madonna ci corregge motivando la nostra volontà al bene. Lei sa che, in ultima istanza, è la volontà che de-cide, recidendo con le sue scelte le radici del peccato. Per motivare la volontà, applicandola al bene, bisogna illuminare la mente.

Il cuore materno di Maria, tenero ed esigente, è l’esempio per tutti i genitori di come la fatica di formare la mente e il cuore dei propri figli possa dare frutti abbondanti.