di Irene Soave e Redazione Online – Corriere della sera – 3 Gennaio 2025
Clamoroso attacco statunitense sul Venezuela, l’annuncio di Trump: «Maduro e la moglie portati fuori dal Paese». Colpiti diversi siti, comprese basi militari. Il regime venezuelano: «Gli Stati Uniti non riusciranno a mettere le loro mani sulle nostre risorse». Tajani: «Seguo gli sviluppi, attenzione alla comunità italiana»
Gli Stati Uniti hanno lanciato un clamoroso attacco contro diversi siti in Venezuela, comprese basi militari nel Paese.
Il presidente americano Donald Trump ha detto che l’esercito americano ha «catturato il presidente del Venezuela Maduro e la moglie Cilia Flores, e li ha portati fuori dal Paese», in una azione svolta «in coordinamento con l’amministrazione della giustizia americana». Una conferenza stampa per spiegare i dettagli dell’azione è prevista per le 17, ora italiana, dalla residenza di Trump a Mar-a-Lago, in Florida.
Maduro è stato accusato da parte degli Stati Uniti di essere alla guida di un «narco-stato», e di aver truccato le elezioni che lo avevano portato al potere. Il leader venezuelano, che aveva preso il potere dopo Hugo Chavez, aveva replicato accusando gli Usa di voler mettere le mani sulle riserve petrolifere del Venezuela, le più imponenti al mondo.
Trump, che ha ordinato l’attacco, aveva evocato nelle scorse settimane la possibilità di attacchi terrestri contro il Venezuela in nome di una «guerra ai cartelli della droga» e aveva affermato che i giorni del presidente venezuelano Nicolás Maduro erano «contati».
L’attacco, che Trump ha definito «su larga scala», ha causato forti esplosioni a partire dalle 2 di notte, ora locale (le 7 del mattino in Italia), nella capitale del Venezuela, Caracas, e in altre località negli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira, dove il governo ha fatto a tempo a confermare che sono state colpite diverse basi militari. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha condiviso, poco dopo l’attacco, un elenco dei siti colpiti: tra questi ci sono a Caracas la sede del Parlamento e il Cuartel de la Montaña, dove si trova il mausoleo di Hugo Chávez, luogo altamente simbolico. Secondo Petro, e secondo diverse testimonianze sui social, a Caracas sarebbe stato colpito anche il Fuerte Tiuna, il principale complesso militare del Paese, e la base aerea di La Carlota nel centro della capitale. Prima dell’annuncio di Trump sulla cattura di Maduro, Petro aveva anche annunciato l’avvio di un piano di difesa militare al palazzo presidenziale di Miraflores. Fuori dalla capitale, tra gli altri obiettivi menzionati: la base dei caccia F-16 a Barquisimeto, la base militare di elicotteri di Higuerote, l’aeroporto di El Hatillo e l’aeroporto privato di Charallave, a sud di Caracas