Il viaggio a Betlemme di Maria e Giuseppe

Il viaggio di Giuseppe e Maria verso Betlemme è profetico, anche se di fatto è provocato dall’editto dell’imperatore Cesare Augusto che voleva fare il censimento dell’impero. Come gli altri, anche Giuseppe si è trovato costretto a tornare nella località da cui proveniva il suo casato, Betlemme appunto.

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. (Lc 2, 1-6)

Nell’Annunciazione, parlando del Bambino che sarebbe nato da Maria, l’angelo Gabriele disse delle cose umanamente incredibili: “Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Questa profezia si rivela, allora, nel viaggio a Betlemme. Maria e Giuseppe compiono questo viaggio nelle fede, nella comprensione dei misteri di Dio che ci parla attraverso gli avvenimenti della Storia e attraverso gli avvenimenti della nostra vita. Dobbiamo, allora, leggere gli avvenimenti della nostra vita personale e del mondo proprio alla luce della fede perché alla fine è Dio il Signore e la sua Provvidenza guida ogni cosa.

Maria e Giuseppe, in questo viaggio, sono consapevoli di adempiere la profezia rivelata dall’arcangelo Gabriele secondo la quale il Signore Dio avrebbe fatto sì che quel Bambino avrebbe ricevuto il trono di Davide suo padre. Maria e Giuseppe si chiedono che significato avrebbe avuto tale profezia perché, guardando alla realtà, stanno compiendo un viaggio in sella a un umile asinello proprio nei giorni in cui quel Bambino sarebbe dovuto nascere. Il viaggio da Nazareth a Betlemme è lungo e faticoso, specialmente con i pochi mezzi di cui disponeva una famiglia come la loro composta da un falegname e una casalinga.

Nella luce di questa profezia straordinaria che parla di regalità e di un regno che non avrà mai fine, Maria e Giuseppe affrontano questo viaggio faticoso, umile e povero. È proprio vero che i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri, così come le sue vie non sono le nostre. Umanamente è faticoso comprendere i pensieri di Dio, dobbiamo allora uscire dalla nostra mentalità terrena, alzare lo sguardo e trascendere da noi stessi per avvicinarci al modo di pensare di Dio affidandoci alla Sua divina Provvidenza. Di fronte alla profezia dell’angelo, Maria e Giuseppe hanno affrontato il lungo viaggio con umiltà e totale affidamento al disegno di Dio, consapevoli che si sarebbe realizzato. Dio attua i suoi disegni sempre attraverso l’umiltà, percorrendo la via della Croce.

San Giovanni Paolo II sviluppò un concetto meraviglioso: la Madonna, che pure è la beata perché ha creduto nell’adempimento della Parola del Signore, ha progredito nella fede, ha fatto un suo cammino. Si legge infatti nell’Enciclica Redemptoris Mater:

Pertanto, anche la fede di Maria può essere paragonata a quella di Abramo, chiamato dall’Apostolo «nostro padre nella fede» (Rm 4,12). Nell’economia salvifica della rivelazione divina la fede di Abramo costituisce l’inizio dell’Antica Alleanza; la fede di Maria nell’annunciazione dà inizio alla Nuova Alleanza. Come Abramo «ebbe fede sperando contro ogni speranza che sarebbe diventato padre di molti popoli» (Rm 4,18), così Maria, al momento dell’annunciazione, dopo aver indicato la sua condizione di vergine («Come avverrà questo? Non conosco uomo»), credette che per la potenza dell’Altissimo, per opera dello Spirito Santo, sarebbe diventata la Madre del Figlio di Dio secondo la rivelazione dell’angelo: «Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35). Tuttavia, le parole di Elisabetta: «E beata colei che ha creduto» non si applicano solo a quel particolare momento dell’annunciazione. Certamente questa rappresenta il momento culminante della fede di Maria in attesa di Cristo, ma è anche il punto di partenza, da cui inizia tutto il suo «itinerario verso Dio», tutto il suo cammino di fede. E su questa via, in modo eminente e davvero eroico – anzi con un sempre maggiore eroismo di fede – si attuerà l’«obbedienza» da lei professata alla parola della divina rivelazione. E questa «obbedienza della fede» da parte di Maria durante tutto il suo cammino avrà sorprendenti analogie con la fede di Abramo. Come il patriarca del popolo di Dio, così anche Maria, lungo il cammino del suo fiat filiale e materno, «ebbe fede sperando contro ogni speranza». Specialmente lungo alcune tappe di questa via la benedizione concessa a «colei che ha creduto», si rivelerà con particolare evidenza. Credere vuol dire «abbandonarsi» alla verità stessa della parola del Dio vivo, sapendo e riconoscendo umilmente «quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie» (Rm 11,33). Maria, che per l’eterna volontà dell’Altissimo si è trovata, si può dire, al centro stesso di quelle «inaccessibili vie» e di quegli «imperscrutabili giudizi» di Dio, vi si conforma nella penombra della fede, accettando pienamente e con cuore aperto tutto ciò che è disposto nel disegno divino. 

Nell’Annunciazione non c’è traccia della Croce, c’è l’indicazione della grandezza di quel Bambino il cui regno sarà eterno, ma non si parla della Croce la cui rivelazione avverrà per bocca di Simeone. La pedagogia divina si rivela per mezzo dello Spirito Santo, proprio nel viaggio da Nazareth a Betlemme fatto in sella a un asino e non a un regale cammello. Quando finalmente giungono a Betlemme, Maria e Giuseppe non trovano alloggio; nessuno vuole accogliere un’umile coppia che sta per dare alla luce un bambino. Sperimentano, allora, la realtà della grandezza di Dio che opera nella Storia umana intrisa di peccato, di rifiuto, di ostilità a Dio.

Maria e Giuseppe capiscono la pedagogia di Dio che realizza i suoi piani nell’umiltà, nel nascondimento, nella fatica, nella persecuzione, nella lotta, nel rifiuto. Nel momento in cui il Bambino deve nascere, Maria e Giuseppe si trovano in una grotta, che i pastori in inverno utilizzavano come rifugio per gli animali. Ecco la manifestazione della pedagogia di Dio, nell’umiltà di quella grotta, riscaldato dal fiato di un asinello e di un bue, viene alla luce il Figlio di Dio, il Salvatore e Redentore del mondo. Lo Spirito Santo permette a Maria e Giuseppe di comprendere questo grande insegnamento: nonostante il rifiuto di accoglierli, nonostante il luogo inospitale e umile, nonostante la fatica del lungo viaggio, nasce Gesù e un angelo annuncia ai pastori: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia».

In quel viaggio Maria e Giuseppe hanno compreso che dobbiamo elevare i nostri pensieri ai pensieri di Dio, adeguarci nell’umiltà, prendere in mano la Croce e portarla. Da Nazaret a Betlemme Maria e Giuseppe hanno preso consapevolezza che, anche se i piani di Dio non corrispondono ai nostri, dobbiamo affidarci completamente a Lui. Maria e Giuseppe hanno capito il compito che Dio aveva affidato loro, una di essere la Madre del Verbo, l’altro il custode del Bambino che la Madonna avrebbe dato alla luce. Mentre stavano assimilando la grandezza della loro vocazione, Maria e Giuseppe sperimentano la via attraverso la quale Dio realizza i suoi piani e le vocazioni di coloro che Lui steso sceglie per realizzarli, ovvero la via dell’umiltà, del nascondimento, della Croce, della sofferenza, della fedeltà. Seguendo questa strada Maria e Giuseppe arrivano ai vertici del loro cammino di fede. Anche noi dobbiamo camminare sul sentiero della vita nell’umiltà dell’affidamento totale a Dio; nella luce di Dio siamo tutti importanti, unici.

Dio realizza i suoi piani attraverso la pedagogia che gli è propria e che hanno sperimentato Maria, Giuseppe e soprattutto Gesù. È difficile comprendere i disegni di Dio e soprattutto accettarli nella modalità in cui Egli li realizza, ma sull’esempio di Maria e Giuseppe possiamo metterci in cammino anche noi e crescere umilmente nella fede, passo dopo passo.