49. La vita umana vista dall’eternità

Ci sono due modi di guardare alla vita fra loro radicalmente diversi. Potremmo dire che l’umanità, oggi in particolare, si divide in base a queste due prospettive fra loro inconciliabili.

La prima visione della vita è quella di chi non ha la fede, intesa come luce divina che illumina l’anima e la rende capace di uno sguardo che va oltre l’ambito della finitezza e del tempo che scorre.

Chi cammino lungo questa via si rende conto che ogni giorno il tempo a disposizione si riduce inesorabilmente e in nessun modo si può fermare o tornare indietro.

In questa prospettiva il vivere diviene un correre verso la morte, cioè la scomparsa radicale di sé stessi, invano mitigata dalle tracce labili che il tempo impietoso si incarica di dissolvere nel nulla.

Oggi questa è la visione della vita imposta dalla pseudo-scienza che nega la presenza nell’uomo di un’anima spirituale e immortale irriducibile al divenire della materia.

Da questo modo di guardare a sé stessi e al proprio destino, proviene quel veleno sottile che offusca le menti e inquina i cuori di innumerevoli persone, spingendole inesorabilmente lungo il barato dell’auto-perdizione.

La seconda visione della vita è quella di chi ha la luce della fede, o almeno quella della retta ragione, grazie alla quale lo sguardo si eleva oltre i confini del tempo e spazia nell’immensità dell’eterno.

L’anima che ha acquisito “la vista spirituale” vede sé stessa nel suo rapporto con Dio, che l’ha chiamata ad esistere traendola dal nulla e che la sorregge ed accompagna nel suo cammino fino all’abbraccio dell’eternità.

La vita non è più uno correre inesorabile verso il vuoto, ma un’ascesa verso la pienezza e la gioia di un incontro che asciugherà ogni lacrima.

La prima via è il cammino dell’inganno e della tenebra, la seconda è quello della verità e della luce. La prima è ampia e in discesa e molti corrono per essa. La seconda è stretta ed erta e sono pochi quelli che la percorrono.