10. MARIA MADRE PREMUROSA

In quale occasione una madre manifesta la sua premura per i propri figli? Senza dubbio quando cadono ammalati. Allora moltiplica le sue attenzioni e le sue tenerezze, per alleviare le sofferenze e per affrettarne la guarigione. E quando un figlio è in difficoltà, non solo lo tiene per mano, ma lo prende in braccio e se lo stringe al cuore. Non tralascia nulla finché non lo rivede sano e forte affrontare il duro cammino della vita. La strada che conduce all’eternità è aspra e stretta (Mt 7,14). Quando la fatica paralizza le gambe si è tentati di fermarsi e di guardare indietro. Gli assalti del male colpiscono e sfiancano. Le ferite sanguinano e indeboliscono. La tentazione di tornare indietro si fa sempre più forte. Sono molti quelli che la incominciano e pochi quelli che perseverano fino alla fine.

Gesù stesso ha avuto bisogno delle premure di sua Madre. Durante i tre anni della sua vita pubblica, quando l’ostilità e la persecuzione montavano e persino i suoi di famiglia lo osteggiavano (Mc 3,21) è Maria che, con la sua presenza silenziosa e fedele, addolcisce le asprezze dell’apostolato. (Mc 3,31-32). In modo particolare la Madre è vicina nell’ora delle tenebre, quando il mistero di iniquità vomita il suo odio e la sua violenza. Gesù deve bere il calice amarissimo che il Padre celeste gli porge. È il calice del peccato, dei tradimenti, delle indifferenze e del disamore degli uomini. Persino la paura e l’infedeltà degli apostoli contribuiscono a renderlo più insopportabile. La divina Sapienza dispone che la Madonna sia presente non solo come Corredentrice, ma anche come Consolatrice. È Lei che rende la Croce sopportabile e che versa gocce di dolcezza nell’oceano sconfinato dell’amarezza.

Gesù ci ha donato sua Madre perché col suo amore materno potesse versare olio sulle ferite che il male ci infligge e ci rendesse più leggere le croci che, a causa della nostra debolezza, ci schiacciano. Quando siamo nel peccato, Maria si china sul nostro male con infinita tenerezza e non prova ripugnanza per le nostre piaghe e le nostre deformità. Quando siamo convalescenti, non forza la mano e attende pazientemente che ritornino le forze. Quando si fanno sentire asprezze della vita, lei smussa gli spigoli taglienti perché non ci facciano troppo male. Quando le pene sono troppo pesanti, Lei le alleggerisce senza aspettare che glielo chiediamo. Quando, nei primi passi del cammino di conversione, le difficoltà spingono verso lo scoraggiamento, Lei sparge le sue piccole gioie per animarci a proseguire. Gesù sa che senza la dolcezza del Cuore materno di Maria molte anime si perderebbero.

Maria è l’esca divina con la quale l’Onnipotente attira a sé innumerevoli anime. È noto il proverbio secondo il quale si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto. Satana, che conosce a fondo la natura umana, attira nelle sue trappole con l’arma della seduzione. Presenta ciò che è “buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile” (Gn 3,6). La sua arte raffinata confeziona cibi attraenti, nei quali nasconde il veleno che porta alla morte. Dio sa bene che noi uomini preferiamo il miele all’aceto e che non abbiamo dubbi se dobbiamo scegliere fra lo zucchero e il sale. Maria è la dolcezza di Dio. Nel momento del dolore più lancinante, la recita di un’Ave Maria riesce a renderlo accettabile. Lo sanno bene le madri che, quando perdono un figlio, solo presso il Cuore materno di Maria trovano la forza di resistere e sperare.

La Madonna, nella maggioranza delle sue apparizioni, non ha pronunciato neppure una parola. Spesso la sua manifestazione avviene in momenti in cui si agitano le onde del dolore e incombono le nubi della minaccia. Il suo sorriso, come un lampo di luce nella notte, rischiara le tenebre e porta la pace.