Chiesa cattolica | Corrispondenza Romana 1925

 19 Novembre 2025 

di Redazione

Pubblichiamo oggi un brano del libro La Madre del Salvatore del teologo francese padre Réginald Garrigou-Lagrange sulla Mediazione universale di Maria (Parte II, Cap. II, Art. I).

La Chiesa ha approvato sotto Benedetto XV, il 21 gennaio 1921, l’Ufficio e la Messa propria di Maria Mediatrice di Tutte le Grazie, e molti teologi considerano questa dottrina contenuta a sufficienza nel deposito della Rivelazione per essere un giorno solennemente proposta come oggetto di fede da parte della Chiesa infallibile; è insegnata di fatto dal magistero ordinario che si manifesta con la liturgia, le encicliche, le lettere dei vescovi, la predicazione universale e le opere dei teologi approvati dalla Chiesa.

Vediamo cosa si deve intendere per questa mediazione, quindi come viene affermata dalla tradizione e stabilita dalla ragione teologica.

San Tommaso ci dice parlando della mediazione del Salvatore: «Il mediatore tra Dio e gli uomini, ha il compito di unirli tra loro» (S. Th. III, q. 26, a. 1), vale a dire, come è spiegato nello stesso luogo (a. 2), il mediatore deve offrire a Dio le preghiere degli uomini e soprattutto il sacrificio, atto principale della virtù di religione, e deve anche distribuire agli uomini i doni di Dio che santificano, la luce divina e la grazia.

C’è quindi una duplice mediazione, l’una ascendente sotto forma di preghiera e sacrificio, l’altra discendente attraverso la distribuzione dei doni divini agli uomini.

Questo ufficio di mediatore non conviene perfettamente che a Cristo, Uomo-Dio, il quale solo ha potuto riconciliarci con Dio offrendogli, per tutta l’umanità, un sacrificio di valore infinito, quello della croce, che è perpetuato nella sostanza in quello della messa; lui solo inoltre, come capo dell’umanità, ha potuto meritarci per giustizia le grazie necessarie alla salvezza e le distribuisce a tutti gli uomini che non si sottraggono alla sua azione santificatrice. È dunque mediatore come uomo, in quanto la sua umanità è personalmente unita al Verbo, e ha ricevuto la pienezza di grazia, la grazia capitale, che deve riversarsi su di noi. Così dice san Paolo: «Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti» (1 Tim 2, 5-6).

Ma nulla impedisce, dice san Tommaso, «che ci siano tra Dio e gli uomini, al di sotto di Cristo, dei mediatori secondari che cooperano alla loro unione in modo dispositivo o ministeriale» (loc. cit., a. 1), cioè disponendo gli uomini a ricevere l’influenza del mediatore principale o trasmettendola, ma sempre in dipendenza dai meriti di Cristo.

Così nell’Antico Testamento i profeti e i sacerdoti del sacerdozio levitico erano dei mediatori per il popolo eletto annunciando il Salvatore e offrendo sacrifici che erano figura del grande sacrificio della croce. I sacerdoti del Nuovo Testamento possono anche dirsi mediatori tra Dio e gli uomini, in quanto ministri del mediatore supremo, perché, in suo nome; offrono il santo Sacrificio e amministrano i sacramenti.

Ci si domanda allora se Maria, in maniera subordinata e in dipendenza dai meriti di Cristo, è mediatrice universale per tutti gli uomini sin dalla venuta di Nostro Signore per l’ottenimento e la distribuzione di tutte le grazie in generale e anche in particolare. Non lo è propriamente in qualità di ministro, ma come associata all’opera redentrice di suo Figlio, secondo l’espressione di sant’Alberto Magno «non in ministerium, sed in consortium et in adjutorium» (Mariale, q. 42). 

I protestanti lo negano. Invece alla domanda così posta, il senso cristiano dei fedeli formati nel corso dei secoli dalla liturgia cattolica, espressione del magistero ordinario della Chiesa, è subito portato a rispondere: “Maria, nella sua qualità di Madre di Dio, Redentore di tutti gli uomini, è perfettamente designata a essere mediatrice universale, poiché è veramente intermediaria tra Dio e gli uomini, più particolarmente tra suo Figlio e noi”.

Lei rimane, infatti, perché creatura, sempre inferiore a Dio e a Cristo, ma è elevata al disopra di tutti gli uomini dalla grazia della maternità divina, che è per suo termine di ordine ipostatico, dalla pienezza di grazia, ricevuta nell’istante della sua Immacolata Concezione e che non ha cessato di crescere in seguito, e infine dal privilegio della preservazione da qualsiasi colpa.

Si vede dunque che cosa bisogna intendere per questa mediazione che la liturgia e il senso cristiano dei fedeli attribuiscono a Maria. Si tratta di una mediazione, propriamente parlando, subordinata e non coordinata a quella del Salvatore, per cui dipende interamente dai meriti di Cristo Redentore universale: si tratta anche di una mediazione non necessaria (perché quella di Gesù è già sovrabbondante e non ha bisogno di alcun complemento), ma è stata voluta dalla Provvidenza, come un irraggiamento di quella del Salvatore, e tra tutti l’irraggiamento più eccellente. La Chiesa la considera utilissima ed efficace per ottenerci da Dio tutto ciò che può condurci direttamente o indirettamente alla perfezione e alla salvezza. Infine, si tratta di una mediazione perpetua, che si estende a tutti gli uomini e a tutte le grazie, senza eccettuarne alcuna, come vedremo più avanti. 

In questo senso preciso la mediazione universale è attribuita a Maria dalla liturgia, nella festa di Maria Mediatrice, e dai teologi che hanno recentemente pubblicato numerose opere su questo argomento.

La testimonianza della tradizione

Questa dottrina è stata affermata in modo generale e implicito fin dai primi secoli, in quanto Maria è stata chiamata dal II secolo in poi la nuova Eva, la Madre dei viventi, come abbiamo detto sopra, tanto più che questo titolo le è sempre stato riconosciuto non solo perché ha concepito e dato alla luce fisicamente il Salvatore, ma anche perché ha cooperato moralmente alla sua opera redentrice, soprattutto unendosi molto intimamente al sacrificio della croce.

Dal IV secolo e soprattutto dal V secolo, i Padri affermano distintamente che Maria intercede per noi; che tutti i benefici e i soccorsi utili alla salvezza giungono a noi attraverso di lei, attraverso il suo intervento e la sua speciale protezione. A partire dalla stessa epoca è chiamata mediatrice tra Dio e gli uomini o tra Cristo e noi.

Studi recenti hanno gettato una grande luce su questo punto.