di Marta Serafini – Corriere della Sera – 28 ottobre 2025

Secondo il presidente Zelensky l’Ucraina potrebbe continuare la guerra per due o tre anni. Ma la società civile è allo stremo. Ecco i tre fattori chiave

L’Ucraina è pronta a combattere la Russia ancora per due o tre anni. Parola del premier polacco Donald Tusk che, in un’intervista al Sunday Times, ha riferito la stima fatta da Volodymyr Zelensky. Il Paese però sta pagando su tre fronti — economico, politico e militare — un prezzo davvero enorme.

Il sogno Ue

Rispetto a due anni fa la war fatigue è sempre più palpabile nella società. La guerra ha eroso la fiducia nel futuro: l’Onu stima che oltre 5 milioni di persone siano fuggite dall’Ucraina. Le attività economiche, già paralizzate dai blackout e dai missili russi, soffrono per la carenza di manodopera mentre le scuole si svuotano. In questo contesto, una crescita economica del 2 per cento è vista come un successo.

 Un terzo proviene da difesa e tecnologia. L’ingresso nell’Unione europea è ancora il Santo Graal per buona parte degli ucraini fin dalle proteste di Euromaidan. Ma è osteggiato dal premier ungherese Viktor Orbán e dagli interessi agricoli polacchi. E non solo. Il bilancio pubblico è sostenuto quasi solo da aiuti esteri.

L’Ucraina ha ricevuto la maggior parte dei 15,6 miliardi di dollari Usa previsti dal programma del Fondo monetario internazionale concordato nel 2023 e le due parti stanno ora negoziando un nuovo pacchetto del valore di 8 miliardi di dollari. Le tasse interne coprono appena le spese militari. Per il 2025 è previsto un buco di 45 miliardi di dollari, mentre le promesse occidentali arrivano solo a 27 miliardi. «Non ci sono più soldi», ha ammesso un funzionario ucraino parlando con l’Economist. Il Fmi sta facendo pressioni su Kiev affinché svaluti la grivna.

Linee del fronte

Sul fronte militare, dopo tre anni e mezzo, la Russia non ha ottenuto obiettivi decisivi: non ha preso Kharkiv né Kiev. I porti ucraini lavorano di più rispetto a prima della guerra e la flotta russa si è ritirata a Novorossijsk. Le linee del fronte sono quasi ferme dal 2022. Le innovazioni ucraine e l’uso dei droni hanno reso ogni movimento estremamente rischioso. Si stima oltre un milione tra morti e feriti russi. In questo quadro, fin dall’inizio dell’invasione, l’Ucraina resiste soprattutto grazie alla società civile: reti di imprese e volontari suppliscono alle lacune dello Stato e del «ministero del Caos», come viene chiamato dagli ucraini il Dicastero della Difesa.

Molte innovazioni militari sono nate nei garage di Kiev e delle principali città ucraine ma la Russia è brava a copiarle e a produrle più rapidamente. La coscrizione è sempre più dura; la fanteria è a corto di uomini. All’inizio i volontari facevano la fila per andare al fronte, ora molti scappano. Senza una leva più ampia, è difficile immaginare una vittoria. 

Alcuni ipotizzano un compromesso imposto da Trump: concessioni diplomatiche a Mosca di cui era impensabile sentire parlare anche solo un anno fa, tra cui il riconoscimento dell’annessione della Crimea e il congelamento del fronte ora sono considerate accettabili. Ed è ormai chiaro a quasi tutti che, per il momento, molti dei territori persi non potranno essere riconquistati. I negoziatori ucraini però non vedono reali spiragli e ripetono: «La Russia vende aria».

Accuse alla presidenza

Oltre agli uomini, l’Ucraina rischia di esaurire la propria legittimità democratica. Il patto tra governo e società si è incrinato. A luglio le prime proteste anti governative dall’inizio della guerra hanno denunciato corruzione e abuso di potere. Zelensky, eletto nel 2019 con il pieno controllo del parlamento, ha accentrato ulteriormente il potere per via della guerra.

Secondo gli oppositori, la sua immagine di eroe occidentale lo ha reso arrogante. Ora decide con una cerchia ristretta, dominata dal capo di gabinetto Andriy Yermak. La presidenza è accusata di intimidire media e oppositori, intentare cause politiche e tollerare estorsioni dei servizi di sicurezza.

Le proteste non hanno frenato questa deriva. Il futuro appare incerto: né una tregua né una guerra lunga offrono soluzioni facili. La pace richiederebbe ricostruzione, cure ai veterani, gestire il risentimento e meno aiuti esteri. Il governo valuta il voto nel 2026 se le condizioni lo permetteranno. 

Sondaggi indicano che Zelensky potrebbe vincere il primo turno, ma potrebbe perdere al ballottaggio contro l’ex capo di stato maggiore, il generale Valery Zaluzhny. Molti cittadini però non si riconoscono in nessuno dei due.

Nonostante tutto, esistono motivi di speranza: la società civile, il settore privato, l’esercito, l’economia digitale e la difesa mostrano progressi significativi. Ma Zelensky, che ha salvato l’Ucraina all’inizio della guerra, ora sembra aver smarrito la rotta. Resta da capire se saprà trovarne una nuova.