di Paolo Lepri| 29 agosto 2025 – Corriere della Sera – 30 Agosto 2025

La missionaria laica irlandese Gena Heraty da quasi un mese è nelle mani dei suoi rapitori ad Haiti. L’arcidiocesi di Port-au-Prince ha definito il sequestro «un attacco alla società» che ha avuto luogo «in un clima di disumanizzazione»

È quasi un mese che la missionaria laica irlandese Gena Heraty è nelle mani dei suoi rapitori ad Haiti, un inferno sulla terra in cui le bande armate seminano morte e violenza. La gang più temibile è Viv Ansanm, capeggiata da Jimmy «Barbecue» Chérizier, criminale ultraricercato per la cui cattura l’Fbi offre una ricompensa di 5 milioni di dollari. 

Sono stati probabilmente i suoi uomini a fare irruzione nella Casa Sant’Elena, un orfanotrofio gestito dall’organizzazione Nos Petits Frères et Soeurs a Kenscoff, sulle colline nei pressi della capitale Port-au-Prince, portando via anche sette dipendenti della struttura e un bambino di tre anni sofferente per problemi neurologici (uno dei 270 che vivono nella struttura).

La liberazione di Gena Heraty è stata chiesta anche dal Papa. Leone XVI ha lanciato appello durante l’Angelus del 10 agosto sottolineando anche l’urgenza di «un fermo sostegno della comunità internazionale per creare le condizioni sociali e istituzionali che consentano al popolo haitiano di vivere in pace».

L’arcidiocesi di Port-au-Prince ha definito il sequestro «un attacco alla società» che ha avuto luogo «in un clima di disumanizzazione». Parole terribili, che descrivono una situazione ormai senza speranza, aggravatasi dopo l’assassinio del presidente Jovenel Moïse nel 2021. 

Le gang hanno ormai preso il controllo di gran parte del territorio del Paese. Secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani almeno 3141 persone sono state uccise nella prima metà del 2025.  

  Nata a Westport, nella contea di Mayo, in una famiglia dove era una degli undici figli, la missionaria irlandese è da trentadue anni nell’isola dei Commedianti di Graham Greene (anche l’hotel Oloffson, dove lo scrittore inglese ha vissuto, è stato distrutto in un incendio doloso). Arrivata per un periodo di volontariato, dopo la laurea in economia all’Università di Limerick, non si è mai più mossa.

«Sono qui per restare», ha detto qualche tempo fa a The Irish Independent. In quello stesso articolo raccontava il suo impegno per le persone che soffrono, maturato durante la sua giovinezza, quando i genitori le avevano insegnato a «trattare gli altri come tu vorresti essere trattato». A volte la bontà è molto semplice


“Li avevano catturati insieme. Sono tornati liberi insieme ventisei giorni dopo. Del resto, la missionaria Gena Heraty, lo ripeteva spesso: «Dobbiamo affrontare insieme questa situazione». La laica irlandese, i sette collaboratori locali dell’orfanotrofio Saint-Hélène di Kenscoff, sobborgo-satellite di Port-au-Prince e il bimbo disabile di tre anni rapiti il 3 agosto da un commando di tre miliziani armati sono stati, alla fine, rilasciati” ( Avvenire)


PS. Il bene che non si vede permette al mondo di di sopravvivere