di Virginia Piccolillo – Correre della Sera – 17 Agosto 2025
Il sottosegretario a Palazzo Chigi: «Trump ha fatto sua la proposta della premier»
Nessun cessate il fuoco, tappeto rosso e onori a Vladimir Putin. Sottosegretario Giovambattista Fazzolari, da dove nasce l’ottimismo del governo dopo il vertice in Alaska?
«Non parlerei di ottimismo. La situazione è molto complicata, ma adesso almeno c’è uno spiraglio».
Che spiraglio?
«Una strada da percorrere per giungere alla pace, partendo dalla necessità di garantire solide garanzie di sicurezza all’Ucraina. È la prima richiesta di Kiev, che giustamente non si fida della parola dei russi, visto che non hanno mai rispettato gli accordi sottoscritti, a partire dall’inviolabilità dei confini ucraini sancita nel 1992 in cambio della consegna a Mosca dell’arsenale nucleare ucraino. Per questo noi siamo orgogliosi».
Di cosa?
«Che la principale ipotesi oggi sul tavolo, fatta propria anche da Donald Trump, sia la proposta avanzata tempo fa da Giorgia Meloni ».
A cosa si riferisce?
«A garanzie di sicurezza basate su un accordo tra una serie di Stati occidentali che ricalchi l’articolo 5 della Nato, cioè l’intervento di tutti i sottoscrittori in caso di aggressione di uno dei membri, ma senza l’ingresso di Kiev nell’Alleanza atlantica. Sarebbe utile anche all’Ue, vista la forza dell’esercito ucraino. Ed è un modo per smascherare Putin».
Smascherare?
«Se non intende invadere di nuovo l’Ucraina, perché dovrebbe opporsi a un accordo solo difensivo?».
E perché Putin rinuncerebbe al suo piano di «pace»?
«Perché, a differenza di quanto racconta la sua propaganda, è in grande difficoltà».
Non sta vincendo la guerra?
«No. A oggi il principale ostacolo a un accordo di pace sorge, per paradosso, dalla debolezza della Russia. A settembre 2022 Putin ha dichiarato l’annessione di quattro regioni ucraine arrivando persino a modificare la Costituzione per inserirle formalmente all’interno della Federazione Russa. Ma, a distanza di tre anni, non è riuscito a prenderne il controllo. È chiaro che a questo punto è in grande imbarazzo: come può spiegare che non solo non è riuscito a conquistare Kiev, ma non è in grado neppure di prendere il controllo dei territori annessi sulla carta? ».
Ma Mosca avanza. Non è solo questione di tempo?
«Nell’ultimo anno ha conquistato l’1,9% del territorio ucraino nonostante altissime perdite di uomini e mezzi. Quanto può andare avanti?».
Lui dice fino alla vittoria.
«Il popolo sembra assuefatto al regime putiniano, ma non so quanto persino la società russa possa resistere a una situazione in cui una corrotta oligarchia al potere prospera grazie al massacro insensato dei suoi uomini, mandati al macello contro le difese ucraine per rosicchiare pochi metri al giorno. Da qui la proposta surreale di Putin».
Surreale?
«Vuole che l’Ucraina si ritiri dalle regioni rivendicate da Mosca perché l’ esercito non è in grado di conquistarle».
Allora perché Trump lo ha trattato con tanta deferenza?
«Probabilmente perché, da uomo di affari, ha intuito una chiave per convincerlo».
Quale chiave?
«Fargli salvare la faccia. Le lusinghe internazionali e la ribalta di immagine possono aiutarlo a rivendicare in patria una vittoria che sul campo non esiste. E se potesse aiutare la pace ben vengano uno, due, tre tappeti rossi».
Pace a quali condizioni?
«Le condizioni le deve decidere Kiev. La premessa sono concrete garanzie di sicurezza, come quelle previste dalla proposta italiana. Un punto di caduta accettabile potrebbe essere che Kiev non riconosca la sovranità della Russia nei territori occupati, ma accetti di cessare le ostilità. Provando a riconquistarli solo per via diplomatica e non militare».
E Volodymyr Zelensky?
«Già passerà alla storia per aver salvato la libertà e l’esistenza stessa dell’ Ucraina che Mosca voleva cancellare».
Si dice che il suo consenso interno sia un po’ in calo.
«In guerra si devono prendere scelte difficili, basti pensare a Churchill che venne archiviato senza tanti complimenti dal Regno Unito, però di fatto resta l’uomo che ha vinto la Seconda guerra mondiale».
Che figura ha fatto l’Ue?
«L’Ue è comunque compatta. Altro fallimento di Putin che sperava di dividerla, invece ha sempre dato pieno sostegno a Kiev. Malgrado alcune opinioni pubbliche un po’ freddine che non percepiscono quanto la guerra in Ucraina ci riguardi direttamente. Inclusa quella italiana. Del resto è già accaduto…».