di Giuseppe Sarcina – Corriere della Sera – 14 Agosto 2025
Zelensky tra i primi a intervenire, i leader europei presentano un piano in 5 punti. Trump accoglie la richiesta «nessun negoziato sull’Ucraina, senza l’Ucraina». E si tratta già per un vertice-bis tra Putin, il leader Usa e quello Ucraino
Nella videoconferenza di ieri Donald Trump, stando alle indiscrezioni, avrebbe accolto le due richieste principali avanzate da Volodymyr Zelensky e dai leader europei. Primo: saranno gli ucraini a decidere sul destino dei loro territori occupati. Secondo: gli americani sono disponibili a fornire, insieme con gli europei, le garanzie di sicurezza per mettere l’Ucraina al riparo da attacchi futuri.
Sono questi i risultati politici più importanti, che andranno ora verificati nei fatti, a partire proprio dall’atteso vertice di domani tra il presidente americano e Vladimir Putin.
I leader europei hanno concordato un piano in cinque punti che hanno poi sottoposto al presidente degli Stati Uniti. Con una premessa di metodo: il ruolo degli americani resta fondamentale per sondare le reali intenzioni di Putin. Trump e gli europei, dunque, si sarebbero trovati d’accordo sul primo passaggio: «Nessun negoziato sull’Ucraina, senza l’Ucraina». Secondo: non si discute di confini se non con Zelensky al tavolo. Terzo: la trattativa deve partire dalla linea del fronte sul campo. Quarto: qualsiasi concessione alla Russia va bilanciata con robuste garanzie di protezione militare per Kiev. Quinto: occorre mantenere alta la pressione su Mosca con le sanzioni.
Il leader ucraino è stato tra i primi a intervenire. Zelensky, con grande cautela, ha messo in guardia il presidente americano: Putin sta solo cercando di guadagnare tempo; non vuole davvero la pace, a meno che l’accordo non si risolva in una resa incondizionata per l’Ucraina. Un po’ tutti, dal presidente francese Emmanuel Macron a Giorgia Meloni, hanno insistito sulla necessità di programmare fin d’ora un altro vertice, questa volta con la presenza di Zelensky e, perché no, degli europei.
A margine della «call» sono anche circolate delle ipotesi. Il leader ucraino ha riproposto «Roma», senza specificare se si riferisse alla capitale italiana o al Vaticano. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha citato Ginevra. Ma la discussione è rimasta in superficie: intanto bisogna vedere come andrà il summit di Ferragosto.
Gli sforzi delle diplomazie si stanno concentrando sulla questione territoriale. Anche ieri Trump è stato netto: Kiev deve prepararsi a rinunciare a una parte del suolo nazionale. È una prospettiva accettabile per Zelensky? La risposta ufficiale è «no».
Ma diversi Paesi, tra i quali Germania, Polonia e in parte Italia, stanno esplorando un’altra strada. Il cancelliere Merz ne ha parlato per un’ora nel bilaterale con Zelensky. L’idea è di escludere in ogni caso il riconoscimento formale («de iure») del passaggio di regioni ucraine alla Russia. Senza eccezioni: né la Crimea, né la quota del Donbass occupata dall’armata putiniana, né, tantomeno, i distretti ancora sotto il controllo ucraino rivendicati da Putin. Si potrebbe arrivare, invece, al congelamento della linea del fronte, con una tregua stabile. La soluzione coreana, insomma, più volte evocata anche negli anni scorsi. A quel punto Zelensky non sarebbe obbligato, come prevede la Costituzione, a convocare un referendum per sancire la cessione dei territori e potrebbe coltivare la speranza, flebile in verità, di poterli recuperare un giorno, nell’era post-putiniana. Questo sacrificio, però, dovrà essere compensato da imponenti garanzie di sicurezza.