di Marco Imarisio – Corriere della Sera – 12 Agosto 2025

L’annuncio domenica sera su «Vesti Nedeli», il talk politico più seguito dal pubblico russo: è un segnale politico?

Contano sia il messaggio che il messaggero. «Adesso, un servizio sul piano per la fine dell’Operazione militare speciale». Domenica sera, i telespettatori di Vesti Nedeli, le Notizie della settimana, avranno fatto un sobbalzo sul loro divano. Il più importante programma di approfondimento di tutta l’informazione russa dedicava il servizio principale alla possibile fine del conflitto. A presentare il rotocalco, che non ha una guida fissa, c’era poi Yevgeny Popov, conduttore in pianta stabile del popolare programma quotidiano Sessanta minuti, ma soprattutto deputato di Russia Unita, il partito del presidente.

Il sigillo

Una specie di sigillo, quindi. Che non è sfuggito a un osservatore di peso come Sergey Markov, l’ex consigliere di Vladimir Putin per la politica estera, analista di un certo acume ma anche megafono in patria del Cremlino, dove è ancora ben introdotto.

«Questo è in realtà un chiaro segnale per l’intera macchina mediatica russa» ha scritto su Telegram, aggiungendo che il titolo e la scelta dell’annunciatore, «sicuramente ponderati e concordati con chi di dovere, non sono certo casuali».

Anche il portale di notizie lenta.ru, considerato anch’esso molto vicino all’attuale verticale del potere, ha subito rilanciato: «In Russia si è parlato della fine dell’Operazione speciale in Ucraina», citando poi Kirill Dmitriev. Il negoziatore e rappresentante di Putin per la cooperazione economica con l’estero, candidato ad accompagnare il suo capo in Alaska, in maniera quasi contestuale alla messa in onda della trasmissione ha infatti scritto su X che secondo lui dopo il vertice del 15 agosto «i guerrafondai» non potranno più sorridere perché «il dialogo tra Putin e Trump porterà speranza, pace e sicurezza globale».

«Le nostre condizioni»

Con qualche dose di circospezione in più, spesso citando l’affermazione di Markov per non assumersi responsabilità in proprio, altre testate, tra le quali gazeta.ru e il tabloid popolare Mosca della sera, hanno fatto capolino con un titolo che suggerisce la possibilità di una svolta. Si discute di fine della guerra, e non di pace, che sono due cose diverse. Ma questa volta almeno se ne parla, ed è una novità assoluta.

La linea generale appare chiara. Non è una inversione di tendenza, sarebbe impossibile persino per gli standard russi, dopo quasi quattro anni di propaganda mirata sul raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati all’inizio dell’Operazione militare speciale. «Questa volta può esserci uno stop, ma alle nostre condizioni», titola un editoriale anonimo dell’agenzia di Stato Ria Novosti. E nella sua ambiguità può essere una sintesi dell’attuale situazione. Ma per qualche giorno, in attesa degli eventi e degli sviluppi dell’incontro tanto atteso tra i due presidenti, le linee guida sembrano riflettere la cauta speranza russa che qualcosa possa davvero succedere.

Scrupoli

Anche per questo, non ci sono più informazioni, nemmeno a livello ufficiale, sugli sviluppi dei numerosi progetti in corso con Corea del Nord, Cuba, Venezuela e Afghanistan. Ogni iniziativa appare momentaneamente sospesa, con l’evidente obiettivo, subito sottolineato dai siti dell’opposizione, di non creare un contesto informativo negativo prima dell’incontro in Alaska. «A Trump non deve essere data alcuna opportunità di fare pressione su Putin. Si noti che perfino nei resoconti del Cremlino sulle conversazioni telefoniche internazionali di Putin degli ultimi giorni non si troverà alcun riferimento a Paesi considerati scomodi», affermano anonimi interlocutori del dipartimento di politica estera russo.

Accuse preventive

La retorica antiamericana dei giornalisti televisivi russi si è prontamente abbassata, dopo che nelle ultime settimane era stata sdoganata come ai vecchi tempi di Biden. A giudicare dei toni concilianti, qualche messaggio deve essere stato recapitato alle «teste calde» dei blogger Z, i corrispondenti di guerra che da sempre invocano una vittoria definitiva e senza condizioni. Non c’è ragione per essere allarmati, scrivono, perché «Putin riuscirà senz’altro a raggiungere l’accordo più vantaggioso per noi».

E se qualcosa dovesse andare storto, nessun problema. Sono già pronti i capri espiatori. «Il piano del presidente per un accordo» è la prima riga del titolo di apertura del quotidiano Izvestia. «E chi potrebbe sabotarlo» è la seconda.

La risposta è la stessa che forniscono tutti i media russi, in quello che sembra essere l’altro messaggio da far passare: Ucraina ed Europa, i soliti sospetti, stanno tramando nell’ombra.

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TRUMP ANNNUNCIA: IN ALASKA CI SAREMO SOLO IO E PUTIN”: POI APRE ALLE RICHIESTE UE

di Viviana Mazza- Corriere della Sera – 12 Agosto 2025

Il leader Usa: «Dopo il vertice con la Russia sentirò subito Zelensky»


NEW YORK – «Sto parlando con i leader europei e parlerò con Zelensky, raccoglierò le idee di tutti e arriverò ben carico. E vedremo cosa succede», ha detto ieri Donald Trump in conferenza stampa, in vista del suo summit di Ferragosto con Vladimir Putin. «Abbiamo parlato molto, sono grandi leader…. Uno di loro mi ha detto che è andato in overdose cercando di risolvere la situazione ucraina: sono stanchi , vogliono tornare a spendere per i loro Paesi. Il mio rapporto con l’Unione europea è bellissimo… Dipendono da me, la situazione non sarebbe mai stata risolta sotto il precedente presidente».

Trump ha spiegato che l’incontro in Alaska servirà a «sondare» che cosa «ha in mente» il leader russo e se un accordo di pace sia possibile. «Parlerò con Vladimir Putin, gli dirò: “Devi porre fine a questa guerra”, non si prenderà gioco di me». Il presidente americano ha ripetuto di credere che Putin voglia porre fine al conflitto ma ha ricordato che in passato lo ha «deluso». Dunque ha minacciato che potrebbe abbandonare i negoziati se capisce che un accordo è impossibile: è certo di capirlo «dopo due minuti di incontro… perché è quello che faccio».

Trump ha assicurato anche che subito dopo aver parlato con Putin, «mentre lascio la stanza» telefonerà prima a Zelensky e poi ai leader europei. Se l’incontro andrà bene, pensa che potrà portare ad un cessate il fuoco, «immediatamente o molto rapidamente», ma ha precisato: «Non sta a me fare l’accordo». Ha spiegato che solo Putin e Zelensky possono completare un accordo di pace, che potrebbe includere uno scambio di territori tra i due Paesi. Alla fine il suo obiettivo è «mettere entrambi in una stanza, che io sia là oppure no». Se invece l’incontro andrà male «potrei andarmene e dire: “Buona fortuna”, e sarà la fine. Potrei concludere che non ci sarà una soluzione». In tal caso potrebbe chiamare Zelensky per dirgli «”Buona fortuna, continua a combattere”. Oppure potrei dirgli che possiamo fare un accordo».

Un giornalista ha chiesto ieri a Trump se abbia invitato Zelensky in Alaska. «Non ne era parte — ha risposto il presidente americano —. Direi che potrebbe andarci, ma è andato ad un sacco di incontri. È là da tre anni e mezzo e non è successo nulla». Anche il cancelliere tedesco Merz, domenica al telefono, gli avrebbe chiesto invitare Zelensky, ma Trump avrebbe replicato che in questo stadio iniziale la partecipazione del leader ucraino potrebbe deragliare gli sforzi per la pace, secondo fonti del Wall Street Journal.

In un lapsus ieri Trump ha detto che andrà in Russia per il summit, ma poco dopo ha sottolineato di ritenere «molto rispettoso» che Putin abbia accettato di venire «nel nostro Paese» anziché nel suo o in un Paese terzo. Ha affermato di avere «un ottimo rapporto» con Putin, pur non essendo lui «un amico della Russia» (ha ricordato di aver posto fine al gasdotto Nord Stream 2 e di aver dato i Javelin agli ucraini). Ha affermato di andare «d’accordo» anche con Zelensky, ma si è detto «disturbato dal fatto che dica che ha bisogno dell’approvazione costituzionale per uno scambio di territori». Ha aggiunto che la situazione è complicata dal fatto che i russi hanno occupato molti territori di valore («con vista oceano») ma ha assicurato: «Cercheremo di riprenderne alcuni».

Le parole del presidente americano arrivano dopo che alcuni alleati, preoccupati che Trump possa fare un accordo con Putin senza gli ucraini e gli europei, lo hanno invitato a un summit virtuale mercoledì 13 agosto alle 3 del pomeriggio (ora italiana), su iniziativa di Merz. I partecipanti includeranno i leader di Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Polonia, Finlandia, Nato e Ue, come pure Zelensky. I premier polacco Donald Tusk ha spiegato di nutrire «molte paure e molte speranze» sottolineando la «tattica di imprevedibilità a volte adottata da Trump». L’obiettivo del summit virtuale è di chiarire le «linee rosse» dell’Europa e di Kiev: il cessate il fuoco sia il passo iniziale, prima di scambi territoriali; questi scambi siano reciproci e basati sulle attuali linee del fronte; e ci siano garanzie di sicurezza di lungo periodo per l’Ucraina. Il segretario della Nato Mark Rutte ha detto alla tv Cbs che le conquiste russe non dovrebbero essere legalmente riconosciute e i colloqui dovranno gestire «la situazione fattuale che controllano in questo momento parte dei territori ucraini». L’alta rappresentante per la politica estera della Ue Kaja Kallas ha detto di appoggiare l’iniziativa Usa ma pure che l’Unione prepara sanzioni. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso appoggio agli sforzi di Trump nella ricerca di un accordo non facile.