Il premier israeliano ha telefonato questa mattina al Pontefice, all’indomani dell’attacco militare contro la chiesa della Sacra Famiglia di Gaza. Il Papa ha ribadito la preoccupazione per la “drammatica situazione umanitaria” nella Striscia e ribadito l’urgenza di proteggere i luoghi di culto e tutte le persone in Palestina ed Israele

Vatican News

Il Papa ha ricevuto nella mattinata, nella residenza di Castel Gandolfo, una telefonata da parte del primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu, “in seguito all’attacco militare dell’esercito israeliano avvenuto ieri che ha colpito la chiesa della Sacra Famiglia a Gaza, causando la morte di tre persone e ferendone altre, tra cui alcuni gravemente”. Lo riferisce un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede.

Durante il colloquio, Leone XIV “ha rinnovato il suo appello affinché venga ridato slancio all’azione negoziale e si raggiunga un cessate il fuoco e la fine della guerra”. Il Pontefice ha inoltre espresso ancora “preoccupazione per la drammatica situazione umanitaria della popolazione a Gaza, il cui prezzo straziante è pagato in modo particolare da bambini, anziani e persone malate”

Infine, conclude il comunicato, il Papa “ha ribadito l’urgenza di proteggere i luoghi di culto e soprattutto i fedeli e tutte le persone in Palestina ed Israele”.


Cresce la violenza a Gaza e i Cisgiordania: l’intelligenza artificiale che guida missili e droni contempla le vittime civili

(di Lorenzo Cremonesi) – Corriere della Sera – 18 Luglio 2025

GERUSALEMME – Tra i palestinesi di Cisgiordania e Gaza dicono che bisogna essere cristiani o avere la doppia cittadinanza americana per godere di un poco di attenzione nel mondo. Come adesso, che, dopo l’attacco israeliano all’unica chiesa cattolica della Striscia ieri, la comunità internazionale alza la voce e in questo momento il cardinale Pizzaballa assieme al patriarca greco ortodosso Tefilo stanno portando 500 tonnellate di aiuti alla popolazione

Oppure come a inizio settimana, quando l’uccisione vicino a Ramallah da parte dei coloni ebrei di un ventenne nato sulle colline della Cisgiordania e residente negli Usa (era tornato per una breve vacanza) ha scatenato l’inusuale condanna dell’ambasciata americana.
  
Ma la realtà quotidiana della repressione israeliana è sotto gli occhi di tutti coloro che appena vogliono vedere. A Gaza decine di persone hanno già perso la vita nelle ultime ore da dopo l’uccisione dei tre cristiani ieri. I bombardamenti continuano indiscriminati con l’evidente obbiettivo di convincere la gente a emigrare (dove non si sa dato che i confini sono chiusi e nessuno Stato è disposto ad accogliere i gazawi). Gli stessi siti israeliani confermano che l’intelligenza artificiale che dirige missili e droni contempla di accettare la morte di 25 civili innocenti per ogni militante di Hamas eliminato e sino a 100 in caso si tratti di un pezzo grosso dell’organizzazione islamica

Un recente studio cui partecipa l’Istituto di Geografia dell’Università Ebraica di Gerusalemme rileva che ben oltre il 70 per cento degli edifici della Striscia è stato raso al suolo. Si parla di più di 160.000 edifici che sono stati distrutti con l’evidente programma di evitare il ritorno di un insediamento urbano. I contractor privati assunti dall’esercito con le loro ruspe ricevono sino a 1.500 dollari per edificio demolito. Lo stesso Netanyahu ribadiva in maggio che «stiamo distruggendo tutto, sempre più case, così non potranno mai più tornare».
  
E le cose stanno diventando sempre più gravi anche in Cisgiordania. «In West Bank è in atto la pulizia etnica», nota un commento scritto da Hanin Majadii su Ha’aretz. «Grandi centri urbani come Jenin, Tulkarem, la regione di Hebron stanno subendo un sistematico processo di rimozione della popolazione e distruzione», osserva. Le azioni violente dei coloni sono in crescitaCirca mille civili palestinesi sono stati uccisi da soldati e coloni dal 7 ottobre 2023. E nulla sembra fermarli, neppure la condanna internazionale per l’attacco alla chiesa di Gaza