
di Luigi Ippolito – Corriere della Sera – 1 Marzo 2025
Dopo lo scontro alla Casa Bianca, «lo sprint diplomatico» inglese per evitare il collasso del sostegno all’Ucraina e una frattura irreparabile tra America ed Europa. L’importanza del vertice di domenica a Londra e il bilaterale con Meloni
Keir Starmer prova a rimettere assieme i cocci del disastro andato in scena venerdì 28 febbraio alla Casa Bianca. Il premier britannico è impegnato in quello che da Downing Street definiscono «uno sprint diplomatico» per evitare il collasso del sostegno all’Ucraina e una frattura irreparabile tra America ed Europa. Non a caso, mentre ieri i leader europei si rincorrevano nell’esprimere indignazione per il trattamento riservato da Trump a Zelensky, Starmer è rimasto zitto: finché in serata non ha telefonato sia al presidente americano che a quello ucraino nel tentativo di trovare una mediazione.
I contenuti di queste due conversazioni sono stati tenuti strettamente riservati, ma è evidente l’obiettivo di Londra di provare a fare da ponte tra gli Usa e Kiev così come fra americani ed europei. A questo punto, il vertice di domenica nella capitale britannica assume un carattere decisivo: se in un primo momento poteva sembrare poco più che una informativa sugli incontri alla Casa Bianca di quest’ultima settimana, ora diventa la sede per articolare una prima risposta allo scossone dato da Trump alle certezze che fino a oggi reggevano l’ordine internazionale.
Starmer riceverà domenica 16 leader europei, più Zelensky, a Lancaster House, la splendida residenza del Foreign Office nel cuore di Londra che è servita in «The Crown» come set per Buckingham Palace. Prima del vertice vero e proprio, il premier britannico terrà due bilaterali, uno col leader ucraino e uno con Giorgia Meloni: particolare significativo, quest’ultimo, perché anche la nostra presidente del Consiglio si è tenuta in continuo contatto con Trump.
Nell’incontro, Starmer proverà a convincere gli alleati a mettere truppe a disposizione per quel contingente a guida anglo-francese che dovrebbe garantire una eventuale pace in Ucraina. Inoltre, farà pressione perché gli europei compiano dei passi significativi per dotarsi di una difesa collettiva, sia alzando le spese militari che avviando una futura «banca del riarmo» per finanziarle.
Sono tutte cose che valgono anche come carte da giocare per evitare il totale disimpegno americano. Infatti Starmer si è presentato giovedì alla Casa Bianca con l’annuncio che avrebbe aumentato le spese per la Difesa al 2,5% del Pil, con l’impegno a salire fino al 3%. L’incontro tra il premier britannico e Trump è andato benissimo, al di là delle aspettative, anche se il presidente americano non si è impegnato su quella che era la principale richiesta di Londra, ossia un «backstop», un dispositivo di sicurezza Usa a protezione del futuro contingente europeo da schierare in Ucraina. In ogni caso, Starmer intende spendere il capitale di benevolenza acquistato a Washington per fare da cerniera con gli europei e l’Ucraina: un ruolo paradossalmente facilitato dalla Brexit, perché la Gran Bretagna, come ha detto il neo-ambasciatore Peter Mandelson, ex eminenza grigia di Tony Blair, può far leva sul fatto di «non essere Europa» e dunque può agire da ponte fra le due sponde dell’Atlantico.
Quello britannico è un esercizio difficilissimo, ma potrebbe essere il sentiero stretto da percorrere per evitare il collasso dell’alleanza occidentale e, in definitiva, la vittoria di Putin.