
Corrispondenza Romana 1887 – Roberto De Mattei
26 Febbraio 2025
Mentre in una stanza del Policlinico Gemelli il 266mo successore di Pietro lotta contro la morte, due potenti della terra, Donald Trump e Vladimir Putin, negoziano il futuro dell’Ucraina e dell’Europa. L’apparente dialogo tra il presidente degli Stati Uniti e il capo della Federazione Russa è in realtà un braccio di ferro. Il presidente americano ha come obiettivo di stabilire un asse preferenziale con la Russia, per separarla dalla Cina, che è il principale avversario degli Stati Uniti su scala globale. L’obiettivo strategico di Putin è, al contrario, quello di incrinare l’alleanza transatlantica, per separare l’Europa dagli Stati Uniti e indebolire l’Occidente. Entrambi i leader sono convinti della missione imperiale delle proprie nazioni. Nel suo discorso di insediamento alla Casa Bianca il 20 gennaio 2025, Trump ha espresso nella formula «America First» l’idea del “destino manifesto” degli Stati Uniti nel mondo (https://www.corrispondenzaromana.it/il-presidente-americano-donald-trump-e-la-forza-del-destino/).
Putin, da parte sua, ha sempre manifestato la volontà di riportare la Russia ai confini e alle sfere di influenza dell’Unione Sovietica, la cui dissoluzione ha sempre considerato come «la catastrofe geopolitica più grande del secolo» (https://www.nbcnews.com/id/wbna7632057).
La differenza tra le due visioni non sta solo nel fatto che la strategia di Trump sull’Ucraina è stata elaborata dai suoi consiglieri nelle ultime settimane, mentre quella di Putin esprime la coerenza di chi guida la Federazione russa da venticinque anni. La principale asimmetria è che il piano di Trump, improntato a un crudo realismo, interpreta la politica come un gioco di potere, variabile a seconda del posizionamento sulla scacchiera del dominio mondiale. L’Ucraina, in questa prospettiva, può divenire una merce di scambio, sottomessa agli interessi delle grandi potenze.
Putin ha invece una filosofia della storia, delineata nel discorso del 12 luglio 2021 al Valdai Club e in numerosi altri documenti. L’Ucraina, nella sua visione geo-filosofica, è destinata ad essere assorbita nel territorio, nella lingua, nella cultura e nella fede religiosa, da una Russia che risorge, non solo nei suoi antichi confini, ma soprattutto nella sua nuova missione imperiale contro un Occidente che agonizza.
Putin ragiona in termini di uno scontro di civiltà universale, Trump in termini di interessi politici ed economici contingenti. Entrambi si fondano però su una menzogna. Putin basa la sua narrazione su una falsificazione, che nega le vere origini di Kyiv, che, nel corso della storia, appartenne alla civiltà cristiana del Medioevo e non all’Oriente moscovita. Trump vuole giustificare la sua svolta politica negando la verità dell’aggressione russa all’Ucraina., iniziata fin dal 2014 con l’annessione della Crimea.
I leader europei sono sgomenti: l’ipocrisia delle democrazie sui diritti umani e sull’autodeterminazione dei popoli cade ancora una volta in frantumi. Oggi, da Putin a Trump, ma anche da Xi Jinping a Erdogan, esiste solo quella “legge del più forte”, che fu formulata dallo storico ateniese Tucidide. Nel V libro della Guerra del Peloponneso, dedicato alle vicende del lungo conflitto che oppose Sparta ad Atene alla fine del V secolo, Tucidide racconta il dialogo fra gli ambasciatori ateniesi e quelli della piccola isola di Melo, cinta d’assedio dalla imponente flotta ateniese. Gli abitanti di Melo rifiutarono il dominio di Atene e vennero sterminati senza pietà. Perciò, dopo aver affermato che il diritto vige soltanto fra chi si trovi in una condizione di parità di forze, Tucidide afferma l’esistenza di una di natura, fatta propria anche dagli dei, secondo cui il più forte giustamente sottomette il più debole.
C’è una verità nell’affermazione di Tucidide. Lo spettacolo della natura ci offre sempre la prevalenza della forza. Ma ammesso che in natura prevalga la legge del più forte, alcune domande si pongono in cosa consiste la forza? E la forza è veramente sempre inseparabile dalla giustizia? L’unica risposta vera a queste domande viene dalla philosophia perennis aristotelico-tomista e soprattutto dall’insegnamento della Chiesa cattolica, che spiega come il primato che l’uomo razionale attribuisce alla verità e alla giustizia non è un’illusoria astrazione. L’uomo ha infatti una vita soprannaturale, che ha il suo principio nella grazia, una realtà che trascende e sorpassa tutta la natura e ci introduce nella sfera del divino e dell’increato. Perciò san Tommaso ha potuto scrivere che il più piccolo grado di partecipazione alla grazia santificante, considerata in un solo individuo, è superiore al bene naturale di tutto l’universo (Summa Theologiae, I-II, 113, 9 ad 2).
Chi legge gli eventi umani alla sola luce della forza materiale, ragiona come Stalin, che a Yalta, di fronte a chi gli faceva presente le esigenze di Pio XII sull’assetto europeo, chiese: «Quante divisioni ha il Papa?». Ma, nel 1953, all’annunzio della morte del leader sovietico, Pio XII avrebbe detto a un intimo: «Ora Stalin vedrà quante divisioni abbiamo lassù!».
L’ultima parola spetta sempre a Dio, al cui tribunale ogni uomo, anche un Papa si presenta. E’ questa la ragione per cui papa Francesco, il Vicario di Cristo, è oggetto oggi di preghiere da parte dei cattolici di tutto il mondo. Ciò che più importa non è la salute del corpo, ma quella della sua anima, che si affaccia alle soglie dell’eternità. Le preghiere dei cattolici riguardano, in questo momento, anche il futuro della Chiesa, da cui dipende il futuro della società mondiale, proprio per la prevalenza che l’ordine spirituale ha su quello naturale.
Il primato dello spirito sulla materia ci dice che non c’è pace possibile senza il rispetto dei principi della legge naturale e divina, che non possono essere violati impunemente. «Sappiamo infatti – ammoniva Pio XII – che ciò che vien fatto senza la propiziazione divina riesce manchevole e sterile, secondo la sentenza del salmista: ‘Se non è il Signore che edifica la casa, inutilmente lavorano coloro che la costruiscono’» (Discorso Optatissima pax, del 18 dicembre 1947).
Secondo la Scrittura chi ascolta la voce della Sapienza «giudicherà le nazioni» (Siracide 4, 16). E la voce della Sapienza ci dice che la vera e unica forza che muove l’universo non è quella economica, militare od energetica, ma quella spirituale. Chi attinge questa forza da Dio, creatore e signore del Cielo e della terra, non ha paura di nulla. Per questa ragione un vero cattolico oggi non si lascia sedurre da nessun leader o ideologia politica, ma cerca, nelle parole e nei fatti, la fedeltà al Vangelo e alla sua legge. La sua parola d’ordine è God first! Dio solo!