di Rodolfo de Mattei – Corrispondenza Romana – 1882
Lunedì 20 gennaio a mezzogiorno in punto, le 18 ore italiane, Donald Trump si è insediato come 47esimo presidente degli Stati Uniti, prestando giuramento, come da consolidata tradizione, sulla Bibbia, davanti al presidente della Corte Suprema John Roberts. La cerimonia si è svolta straordinariamente al chiuso, nella rotonda di Capitol Hill, per le rigidissime temperature di questi giorni della capitale americana.
Il freddo artico non ha tuttavia scoraggiato chi non si è voluto perdere l’investitura ufficiale del secondo mandato di Donald Trump, otto anni dopo il suo primo giuramento del 20 gennaio 2017. Ad assistere in prima fila, oltre alla numerosa famiglia del tycoon americano, hanno preso parte tutte le “prime” cariche istituzionali statunitensi, tra cui il presidente uscente Joe Biden con la first lady Jill, la vicepresidente sconfitta Kamala Harris, e gli ex presidenti ancora in vita: Barack Obama, George W. Bush con la moglie Laura, Bill e Hillary Clinton. Tanti anche i leader politici internazionali presenti, tra cui la premier italiana Giorgia Meloni, unico capo di governo europeo invitato, e il presidente argentino Javier Milei, entrambi considerati tra gli esponenti politici maggiormente vicini al nuovo commander in chief americano.
Accanto alle scontate prime file famigliari ed istituzionali, non è però passata inosservata un’ulteriore inedita “front-row” che ha visto, schierati l’uno a fianco all’altro, i principali rappresentanti dei colossi Big Tech rendere ossequioso omaggio al nuovo presidente americano. Oltre, ovviamente, al braccio destro di Trump, Elon Musk, hanno infatti seguito compitamente la cerimonia: Jeff Bezos di Amazon, Mark Zuckerberg di Meta, Shou Zi Chew di TikTok, Sam Altman di OpenAI, Tim Cook di Apple e Sundar Pichai di Alphabet / Google. Una presenza, in un certo senso, “obbligata” dal momento che, per questi ultimi, il secondo mandato di Trump potrebbe rappresentare l’avverarsi del loro sogno “tecno ottimista”. Una finta genuflessione dunque, che nasconde in realtà una imminente e, fino a poco tempo fa, insperata presa di potere da parte dei guru della Silicon Valley. Come ha osservato, a tale proposito, Massimo Gaggi sul Corriere della Sera del 20 gennaio: «I capi di big tech che ieri hanno reso omaggio a Donald Trump alla cerimonia del giuramento vengono descritti come genuflessi davanti al nuovo potere politico. In realtà, però, loro – o, meglio, alcuni di loro – «sono» il nuovo potere politico».
Oltre a Musk, neo capo del “Doge”, il Dipartimento dell’Efficienza, i registi (non occulti) di questa straordinaria operazione politica sono altri due navigati tycoon dell’economia digitale, Peter Thiel di Palantir, Andruil e Founders Fund e Marc Andreessen, leader del principale venture capital della Silicon Valley, Andreessen Horowitz o a16z, che «preferiscono muoversi under the radar, dietro le quinte, ma hanno visioni ideologiche su un futuro dell’America segnato da forme di autoritarismo tecnologico più definite e coerenti di quelle di Elon». Il giornalista del Corriere della Sera sottolinea infatti come questi ultimi abbiano già piazzato i loro uomini di fiducia nelle posizioni più strategiche della neonata amministrazione trumpiana al fine di portare avanti i propri obiettivi tecno-politici: «Andreessen – visto spesso a Mar-a-Lago nei mesi scorsi – e Thiel, che ha appena festeggiato la presidenza Trump con un sontuoso party nella residenza che ha acquistato a Washington, hanno già messo molti loro uomini in posti chiave della nuova amministrazione con l’obiettivo, per ora condiviso da Trump che ha fatto le nomine, di trasformare in chiave tecnologica (o tecno autoritaria) non solo la Casa Bianca, ma anche la Difesa, la Sanità e le agenzie operative responsabili dei vari settori: dalla Nasa per lo spazio, all’Atf (controllo su armi alcol e tabacco)».
La cosiddetta PayPal Mafia, composta, tra gli altri, da Thiel, Musk, David Sacks, che 25 anni fa crearono il pionieristico sistema di pagamenti insieme a Reid Hoffman (fondatore e CEO di Linkedin) e Marc Andreessen – continua sempre Massimo Gaggi – ha già messo molti loro uomini in posizioni-chiave: «ll nuovo capo della Nasa Jared Isaacman, e il consigliere AI della Casa Bianca Sriram Krishnan, sono uomini di Elon Musk. Andreessen, che ha partecipato alla selezione dei dirigenti amministrativi intervistando vari candidati, ha ottenuto incarichi per una decina di suoi associati (come il nuovo capo della gestione del personale Scott Kupar), non tutti già ufficializzati. Impressionante la rete degli uomini di Thiel: Jacob Helberg, sottosegretario per l’Energia e la Crescita economica, Jim O’Neill, viceministro della Sanità, Michael Krakatos, capo dell’ufficio scientifico della Casa Bianca mentre Shyam Sankar, fin qui capo della ricerca di Palantir, avrà lo stesso incarico al Pentagono per avviare una rivoluzione della Difesa assieme a Trae Stephens partner di Thiel in Founders Fund. Mentre Blake Master dovrebbe andare all’Atf».
Alla luce di quella che sembra profilarsi come una clamorosa conquista di potere da parte del clan hi-tech, che fa capo, oltre che ad Elon Musk, a Peter Thiel e Marc Andreessen, ci sembra importante evidenziare come questi ultimi, ben noti al grande pubblico per i loro indiscussi successi imprenditoriali, siano altrettanto noti per essere degli “evangelisti” del movimento transumanista e dei promotori del “pensiero” cosiddetto TESCREAL, un bizzarro acronimo che racchiude le iniziali delle sue principali “filosofie” ispiratrici, ossia: transhumanism, extropianism, singularitarianism, cosmism, rationalism, effective altruism e longtermism (di cui CR si è già occupata qui). Un sunto di queste “filosofie” è stato racchiuso dallo stesso Marc Andreessen in un vero e proprio manifesto politico, pubblicato nell’ottobre 2023, intitolato The Techno- Optimist Manifest. Una sorta di bibbia per i seguaci del movimento dei tecno-ottimisti in cui viene espresso, punto per punto, il “credo” del cosiddetto «soluzionismo tecnologico». L’obiettivo utopico di lungo termine è appunto l’instaurazione di un governo illuminato che rimpiazzi i politici con gli ingegneri e dia vita, come si legge nel Manifesto, ad una tecnocrazia transumanista fondata su una incrollabile fede nella scienza, per portare infine alla creazione di una nuova civiltà umana multi planetaria: «Crediamo che non ci sia problema materiale, creato dalla natura o dalla tecnologia, che non possa essere risolto con più tecnologia. (…) Crediamo nella natura, ma crediamo anche nel superamento della natura. (…) Crediamo che questo sia il motivo per cui i nostri discendenti vivranno nelle stelle».
Il transumanesimo, che costituisce l’implicita ideologia della nuova lobby che tenterà di “governare”, gli Stati Uniti, ha una concezione sostanzialmente evoluzionistica della realtà, fondata sull’idea di autoredimere l’uomo dalla sua condizione finita, per aprirgli le porte di un nuovo Paradiso terrestre, magari popolando gli spazi stellari. Nel campo biologico, il superamento di ogni limite naturale, porta alla totale abolizione dei generi sessuali, oltrepassando le stesse posizioni “elementari” dell’ideologia gender. Un pensiero che sembra mal conciliarsi con le parole pronunciate sul tema da Donald Trump nel suo discorso inaugurale: “la politica ufficiale del governo degli Stati Uniti sarà che ci siano solo due generi, maschile e femminile”. Ci auguriamo che il neo presidente degli Stati Uniti riesca a ridimensionare il ruolo di questa lobby, riuscendo a mettere in campo una vigorosa ed autentica reazione conservatrice fondata sul coerente rispetto della legge naturale