
Pensiero spirituale sulla rinuncia ai pensieri inquinanti
Cari amici, nelle religioni orientali – specialmente il buddismo e l’induismo – il problema di fondo è come controllare i pensieri. L’arte di imparare a controllare i pensieri attraverso la meditazione è il motivo per cui le religioni asiatiche sono diventate di moda in Europa a un livello psicologico. L’obiettivo è quello di controllare i pensieri per raggiungere il nirvana o al moksha, che sono due espressioni che descrivono lo stato di pace dell’anima.
Ho conosciuto diversi saggi e indù, quando ero un giovane seminarista a Roma, che mi rassicuravano del fatto che non è una cosa facile da ottenere. In Occidente abbiamo l’arte della psicologia; eppure, non si riesce ad arrivare a risultati stabili.
Nel pensiero cristiano e occidentale, legato al monachesimo cristiano, è nata questa corrente di spiritualità che consiste nel liberarsi dei pensieri inquinanti, angoscianti e deprimenti. Esiste un’ascetica cristiana per il controllo dei pensieri. È un’attività molto importante in quanto le tentazioni prima arrivano alla mente poi inquinano il cuore. I grandi maestri del controllo del pensiero sono i Padri del deserto, che descrivono le tentazioni come frecce sataniche che colpiscono la mente e prendono il possesso del cuore.
L’insegnamento cristiano a riguardo elabora un concetto di fondo che è quello della rinuncia. Fin dalle promesse battesimali rinunciamo a satana, alle sue suggestioni e al suo insegnamento. La parola “rinuncio” contrassegna l’ascetica cristiana per il controllo dei pensieri.
Si parte dalla constatazione che la tentazione è un pensiero malvagio e che sotto forma di bene induce al male. Nel momento in cui si pensa alla tentazione, satana la rende appetibile, come il pescatore con l’esca per il pesce. Satana elabora questa idea, la rende bella, luminosa, attraente. Nel libro della Genesi capitolo terzo vi è una descrizione di tale fenomeno: “Vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza” per diventare come Dio. Eva ha sbagliato nel momento in cui ha considerato il pensiero. Mettendosi a parlare con il demonio si sono ritrovati entrambi privi della grazia di Dio e di tutti i doni che avevano ricevuto. Da questo si può comprendere l’importanza della rinuncia. Appena arriva un pensiero inquinante, non bisogna lottare contro di esso perché siamo destinati a perdere.
Nella vita siamo assediati da pensieri infestanti, di impurità, di violenza, di inganno, di sopraffazione, di superbia, di invidia, di maldicenza e di preoccupazioni che portano a uno stato di agitazione. L’arma con la quale si può conseguire la vittoria è la rinuncia immediata, altrimenti il pensiero ritorna. Se continuiamo a considerarlo diventa sempre più forte e si impadronisce della nostra mente rendendolo irresistibile, come la mela per Eva. Questo è un processo che porta alla morte.
Per combattere queste tentazioni dobbiamo, nell’istante stesso in cui il pensiero arriva, distogliere la mente. Per avere la forza di volontà, bisogna distaccare l’occhio pregando e chiedendo la grazia di Dio di essere vigilanti. La volontà fa sì che l’occhio si rivolga verso un pensiero elevato, santo, che fa vedere che la tentazione è il demonio che parla. Bisogna essere in grado di vedere la presenza del demonio e di ricordare le conseguenze di tale tentazione, nella degradazione, nella sporcizia.
Il primo passo, dunque, è smascherare il demonio e ciò che offre. Questo innesca una forza contraria, la forza e la motivazione di rimuovere il pensiero. Ricordarsi della precedente caduta nell’inganno satanico permette di rivolgere l’occhio alla grazia di Dio e alla preghiera, a Cristo nel deserto che pregava e digiunava per vincere le tentazioni.
La forza di non farci catturare dalle tentazioni proviene dalla nostra volontà e dalla aiuto divino che porta alla vittoria.
Questa è l’arte dell’ascetica cristiana che ci hanno insegnato i padri della Chiesa: essere sempre vigilanti.
Per tutti i pensieri inquinanti e inquietanti la Regina della pace disse: «Cari figli, sono venuta a voi, in mezzo a voi, perché mi diate le vostre preoccupazioni» (Messaggio del 2 agosto 2016). Vinciamo la battaglia pensando a Dio, alla grazia, alle cose belle. Affidiamo nelle mani di Maria le preoccupazioni per il futuro.
La differenza tra le altre religioni e quella cristiana è la presenza di un interlocutore che illumina, attira e rafforza. I pensieri veramente vittoriosi sono quelli che vengono dall’alto, dalla Divina Presenza, senza la quale non si riuscirebbe ad avere un occhio costantemente fisso. Il nirvana o il moksha è un vuoto, ma dobbiamo guardare il sole per vincere le tenebre.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”