di Lorenzo Cremonesi, inviato a Kiev- Corriere della Sera – 17 Novembre 2024

Per la studiosa polacco-americana, esperta di Russia ed Europa orientale, dal giorno delle elezioni americane Mosca ha moltiplicato le offensive contro l’Ucraina

DAL NOSTRO INVIATO
KIEV – «Chi fermerà l’aggressione di Putin?

Tengo a porre la questione in termini concreti. Perché il nocciolo del problema non è convincere gli ucraini a smettere di combattere, ma piuttosto persuadere i russi a farlo». Anne Applebaum esordisce così nella nostra intervista. La nota studiosa polacco-americana, esperta di Russia ed Europa orientale, ci risponde per telefono da Vienna.

Trump promette di porre fine alla guerra velocemente. Il Cancelliere Scholz telefona a Putin. Siamo all’inizio dei negoziati?
«A me preoccupata che tanti parlino di convincere gli ucraini a smettere di sparare, quando nella realtà sono i russi che continuano ad attaccare. Dal giorno delle elezioni americane, Mosca ha moltiplicato le offensive e incrementato i raid di droni, missili e aerei: stanno provando come non mai a lanciare blitz nella regione di Kursk e nel Donbass. Putin ha concentrato nuove truppe e armamenti di rincalzo proprio con questo obbiettivo». 

Però?
«Purtroppo non ho ancora sentito nessun leader alleato affermare nello specifico che occorre costringere i russi a bloccare l’aggressione. Non da Trump, non da Scholz o altri. Sono in tanti a parlare della necessità di avviare i negoziati, di contattare personalmente Putin. Si dice: magari l’Ucraina rinuncerà a questo o quell’altro pezzo del suo territorio. Bene! Magari finirà così. Però intanto si dimentica che in verità Putin non ha mai rinunciato al suo obbiettivo principale, che è quello di distruggere l’Ucraina come Stato sovrano, rimuoverla dalla mappa geografica. E non si arrenderà».

Dunque, non è cambiato nulla dall’invasione ordinata da Putin mille giorni fa?
«Qualsiasi processo negoziale che non porti alla preservazione dello Stato ucraino e non ne garantisca la sicurezza contro ogni possibile futuro assalto russo sarà soltanto una soluzione temporanea. Onestamente, non ho capito di quale soluzione stiano parlando tra Scholz e Putin».

Come finire la guerra?
«Ci sono vari modi. Si può vincere sui campi di battaglia, ma l’amministrazione Biden non l’ha favorito. Possiamo imporre più sanzioni, con un embargo rafforzato sull’export energetico russo e per esempio facilitando gli attacchi ucraini contro i porti, i gasdotti e oleodotti. Possiamo anche lavorare con le opposizioni interne alla Russia. Oppure offrire la carota di accordi economici particolarmente vantaggiosi. Il punto è come fare per costringere i russi a ritirarsi. Sino ad ora tutti coloro che parlano di negoziati mi sembrano irrealistici. La questione non è se l’Ucraina può rinunciare o meno al Donetsk. Piuttosto si tratta di capire se alla fine del negoziato l’Ucraina potrà ancora esistere come Stato funzionante, capace di stare sulle sue gambe. Perché, se si arriva a qualche forma di accordo che lasci l’Ucraina debole e instabile, sarebbe una catastrofe: la Russia attaccherà ancora e tutti si volteranno dall’altra parte. Ogni tanto sentiamo qualche fedele di Trump ripetere che basta tagliare alcuni pezzi di Ucraina e tutto andrà bene: non sanno di cosa parlano, sarebbe il collasso».

Non c’è alcun piano di pace?
«Non lo vedo. Non credo che si sappia di cosa si sta trattando e non credo lo sappiano neppure coloro che parlano di piani di pace nel circolo di Trump. Prima delle elezioni figure come l’ex Segretario di Stato repubblicano Mike Pompeo avevano accennato alla possibilità di aumentare gli aiuti militari per Zelensky, ma adesso non più. Se mandassimo mille aerei o quadruplicassimo l’invio delle artiglierie magari potrebbe funzionare, però non è all’ordine del giorno». 

Cosa può fare Bruxelles?
«L’Europa necessita di elaborare subito, adesso, la sua politica indipendente di aiuti all’Ucraina. Polonia, Francia, Germania, Italia, Scandinavia, Paesi Baltici e tutti gli altri devono riunirsi immediatamente ed elaborare un piano comune. L’Europa e in particolare voi italiani dovreste capire che, se la guerra finisce male e l’Ucraina verrà distrutta, voi non avrete risparmiato, anzi, poi fermare la Russia sarà molto ma molto più costoso. Le vostre spese per la sicurezza saranno immense, i rischi infinitamente più gravi. Cresceranno i piani russi di sabotaggio, assassinii mirati, guerra informatica, interferenze politiche, economiche. Non ci sarà alcuna soluzione del problema se permetterete il collasso dell’Ucraina».

Ma l’Europa è divisa e poco armata, non penserà che possa sostituirsi agli Stati Uniti, vero?
«Lo so bene. Però alcuni Paesi europei come la Polonia, gli Stati baltici, la Scandinavia, la Finlandia, la Svezia hanno ben chiara la gravità della minaccia russa e faranno del loro meglio per agire, magari anche l’Italia».

La premier Meloni parla di continuare gli aiuti a Kiev…
«Sì, ma dice anche che si deve lavorare per finire la guerra e allora occorre che avvenga in modo che la situazione non peggiori».

Qualche ucraino ottimista sostiene che Trump fallirà con Putin, non riuscirà a portare la pace, e allora diventerà molto più falco interventista di Biden…
«Non lo so. Neppure Trump oggi sa cosa farà domani, non sa cosa succede sul terreno, non ha piani precisi e nessuno ne ha tra la sua cerchia. Forse Marco Rubio ha qualche vaga idea».

Crede che se Zelensky sotto la pressione alleata facesse troppe concessioni a Putin rischierebbe una rivolta interna?
«Certamente è un rischio reale e va tenuto in considerazione. Zelensky deve tenere conto che esiste una cospicua parte della popolazione ucraina e delle sue forze combattenti contraria al compromesso territoriale con la Russia». 

Quali segnali arrivano da Putin?
«Nessun segnale incoraggiante. Possiamo però notare che Putin a sua volta deve fronteggiare gravissimi problemi interni. L’economia e l’inflazione peggiorano di giorno in giorno. Ha interi settori della sua economia paralizzati. Aveva promesso che la guerra sarebbe finita in tre giorni e sta arrivando al terzo anno: nulla lascia credere che la gente sostenga l’impegno militare. Tutt’altro. Versa enormi salari ai soldati per motivarli, tanti vanno al fronte soltanto per potere pagare l’affitto. Gli mancano uomini e deve chiedere aiuto alla Corea del Nord. Per gli alleati questo è il momento di attaccare, non cedere».

Zelensky insiste sul pericolo nordcoreano, ma sembra poco ascoltato dagli alleati, concorda?
«No, viene ascoltato. Probabilmente siamo stati tutti distratti dalle elezioni americane, ma certamente il problema è ben chiaro nel fronte Nato. Credo che nei prossimi due mesi arriveranno nuove armi americane e potrebbero colpire nel profondo delle regioni russe».