
di Lorenzo Cremonesi, inviato a Kiev – 11 Novembre 2024
Il Washington Post: prima telefonata tra i due. Battaglia di droni, chiusi due aeroporti a Mosca
DAL NOSTRO INVIATO
KIEV – Donald Trump parla al telefono con Vladimir Putin per la prima volta dalla sua vittoria elettorale e il tema è scontato: Ucraina. Come arrivare al cessate il fuoco, quali le condizioni della pace? Lo rivela il Washington Post, riperso subito dai portali ucraini, aggiungendo che il leader americano avrebbe comunicato dalla sua residenza in Florida e avrebbe suggerito al presidente russo di evitare di intensificare la guerra in vista della necessità di riportare la pace in Europa. I due avrebbero concordato sulla priorità di continuare i contatti e Trump sarebbe deciso a lavorare «per una veloce soluzione che porti alla fine della guerra in Ucraina». Secondo il quotidiano, Volodymyr Zelensky sarebbe stato informato della conversazione e non avrebbe espresso alcuna obiezione. Sembra che in questa fase i contatti diretti tra Trump e gli altri leader mondiali avvengano senza il sostegno del Dipartimento di Stato o alcun traduttore ufficiale.
Corre dunque veloce Trump, sembra mettere le mani avanti ben prima del suo insediamento ufficiale il 20 gennaio prossimo e mentre Joe Biden utilizza questo ultimo scorcio di mandato presidenziale per inviare nuovi aiuti militari a Kiev. Le cronache dai campi di battaglia non vedono alcuna tregua, tutt’altro, prevale l’intensificarsi degli attacchi russi. E ciò nonostante subiscano perdite gravissime. Secondo il capo di Stato maggiore britannico, ammiraglio Tony Radak, i morti e feriti quotidiani sarebbero circa 1.500. Il New York Times cita fonti militari americane e ucraine secondo le quali i russi avrebbero concentrato 50.000 soldati, inclusi migliaia di nordcoreani, per riconquistare l’enclave di Kursk. L’attacco potrebbe avvenire già nei prossimi giorni in concomitanza con l’inasprirsi delle avanzate nel Donbass. Fonti a Kiev segnalano che nella piccola enclave russa occupata ai primi di agosto e ormai ridotta a meno di 500 chilometri quadrati i soldati ucraini sarebbero oggi circa 25.000.
Si aggrava anche la sfida dei cieli. Droni contro droni, attacchi a «sciami» per confondere i radar nemici e colpire in profondità: russi e ucraini concordano nell’affermare che non si erano mai visti così tanti droni volare in poche ore dall’inizio della guerra quasi mille giorni fa. Il ministero della Difesa russo afferma che nella notte tra sabato e domenica ha abbattuto almeno 84 droni nemici. Nei suoi comunicati parla di «attacchi di massa sulle infrastrutture civili» in varie regioni del Paese. Un uomo è morto nel suo appartamento nella zona di Belgorod, poco lontano dal confine ucraino.
L’elemento di eccezionalità sta specialmente nei voli intensi nei cieli di Mosca: ieri hanno costretto le autorità locali a chiudere i due aeroporti internazionali di Sheremetyevo e Domodedovo. Vengono segnalati incendi. Almeno 14 voli diretti a Mosca sono stati dirottati all’aeroporto di Nizhnyi Novgorod, quasi 500 chilometri a Est della capitale. E cinque persone sono rimaste ferite dai rottami dei droni colpiti dalla contraerea nel quartiere moscovita di Ramenskoe e in un villaggio vicino. A detta dello Stato maggiore ucraino, i suoi attacchi hanno causato ingenti danni nei depositi russi di armi e munizioni a Bryansk.
I russi non stanno a guardare. Ancora a detta dei portavoce militari ucraini, l’altra notte almeno 145 droni nemici hanno colpito il Paese, di cui 62 sarebbero stati abbattuti. Vi sarebbero 5 feriti nella regione di Kharkiv e un altro a Odessa. «Abbiamo subito un attacco record», ha dichiarato Zelensky. Nelle ultime settimane i droni russi hanno ripetutamente bersagliato le città ucraine e le zone a ridosso del fronte nel Donbass. A Kiev non passa notte che non suonino gli allarmi. Ma più colpite, a causa della carenza di contraerea, sono la città di Kharkiv nel Nord-Est e Zaporizhzhia nel centro-Sud, dove anche i missili russi hanno causato diversi massacri.
Sono proprio i droni a caratterizzare tutte le fasi della guerra scatenata da Putin. Inizialmente dominavano gli ucraini con i Barakhtar turchi e quelli prodotti dalle loro fabbriche. Oggi sono arrivati alla produzione record di oltre un milione all’anno. Ma ormai i russi li hanno raggiunti e superati di gran lunga: nel solo mese di ottobre hanno sparato oltre duemila droni e continuano a migliorarli. Il nuovo modello Geran-2 è una versione molto più potente dello Shahed-36 iraniano: ha un raggio di mille chilometri e trasporta testate con 50 chili di esplosivo.