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L’Aldilà secondo la fede cristiana

Le Verità di fede sono definite dalla Chiesa, sono dogmi fondati sulla Parola di Dio e pertanto non si possono cambiare. È un peccato grave contro la fede non credere alle Verità che essa stessa professa; ben più grave è indottrinare le persone predicando falsità che negano o modificano la Parola di Dio. Le Verità di fede illuminano la mente e scaldano il cuore; aprono prospettive meravigliose sull’Aldilà, sul presente e sul futuro e sul desiderio umano di ritrovare le persone amate che sono tornate alla casa del Padre.

LA MORTE

Dio non ha creato l’uomo per la morte; infatti, ai nostri progenitori, elevati in grazia, aveva dato il dono dell’immortalità. Se non avessero commesso il peccato originale, sarebbero passati da questo mondo al Paradiso senza passare attraverso la morte; avendo peccato, hanno perso il dono dell’immortalità. Dobbiamo però leggere la morte nella luce della Resurrezione di Cristo, proprio come un concetto di grazia immensa: se in Adamo siamo morti, in Cristo siamo risorti.

La morte non deve essere letta in una prospettiva naturale, come accade per gli animali. L’uomo, infatti, è di un’altezza infinitamente superiore in quanto ha un’anima spirituale immortale. Dobbiamo, allora, leggere la morte dal punto di vista della fede cristiana. Secondo la fede cristiana la morte non è quella del corpo che smette di vivere, quella è una prospettiva atea che appartiene al mondo non credente. Molti, infatti, pensano che con la morte finisce tutto. Dal punto di vista della fede la morte non è il termine corporale, ma è il distacco dell’anima dal corpo. L’anima può sopravvivere anche senza il corpo.

È un inganno della falsa scienza quello di dire che con la morte finisce tutto. Nella visione cristiana, la morte è il distacco dell’anima dal corpo, che sopravvive e viene giudicata prima di essere mandata in Paradiso, all’inferno o in purgatorio. Nella visione cristiana, poi, la carne risorgerà alla fine dei tempi, quando le anime riavranno i loro corpi. Noi cristiani, allora, dobbiamo accogliere questa grazia che Gesù stesso ha rivelato; la rivelazione sull’Aldilà è tutta racchiusa nel Vangeli, è nelle Parole di Cristo.

Con la morte, allora, continuiamo a vivere in un’altra dimensione che è quella dell’anima spirituale immortale che, dopo la morte, viene immediatamente giudicata e inviata in Paradiso, all’inferno o in purgatorio. Quando Cristo verrà nella gloria le anime salvate riavranno i loro corpi a immagine del Risorto, le anime dannate avranno i corpi a immagine della degradazione tipica del peccato.

Non si parla mai abbastanza della preparazione delle persone a una morte cristiana con i Sacramenti (la Confessione e l’Eucarestia come viatico) e le preghiere, come accompagnamento nella vita eterna. Oltre ai malati e agli anziani è bene che ciascuno di noi abbia cura della salvezza eterna della propria anima, non sappiamo quando sarà il nostro momento ed è bene essere preparati spiritualmente.

 La realtà nella quale ci troviamo è veramente triste, molte persone si trovano ad affrontare il momento della morte sole, abbandonate.  Negli ultimi istanti è cosa buona invocare i Santi nomi di Gesù e Maria prima dell’ultimo respiro; basta pronunciare con il cuore i Santi nomi di Gesù e di Maria per salvarsi eternamente. L’ultimo istante sia una preparazione all’incontro con il Padre Celeste.  E’ bene che l’anima sia pronta a presentarsi al cospetto di Dio.

IL GIUDIZIO PARTICOLARE

Il giudizio particolare è un dogma di fede. Nell’istante stesso della morte ogni anima viene giudicata da Dio. In quel momento si presenterà una sorta di affresco di tutta la nostra vita, dei peccati di cui ci siamo pentiti (che sono già stati assolti e quindi cancellati), delle opere che abbiamo compiuto e dei peccati commessi che non abbiamo confessato.

Se l’anima arriverà al momento del giudizio particolare rivestita della veste candida della sposa, essa andrà direttamente in Paradiso. Nell’istante della morte l’anima viene giudicata e viene inviata immediatamente in Paradiso, all’inferno o in purgatorio. Chi è in grazia di Dio, pentito dei peccati commessi e ha ricevuto i Sacramenti della Confessione, dell’Eucarestia e dell’estrema unzione, può andare direttamente in Paradiso anche se ha commesso peccati molto gravi.

In purgatorio la purificazione è molto dolorosa. All’inferno vanno le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, nell’odio contro Dio, nella chiusura totale a Dio, nel rifiuto di Dio. Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica parla dell’inferno in chiave di autoesclusione, autodeterminazione; l’inferno, in fondo, è un atto di libertà ribelle nei confronti di Dio e che si consolida in un modo irreversibile. L’inferno è una realtà che Cristo stesso ci ha rivelato.

 Il giudizio particolare, allora, prevede una triplice possibilità: il Paradiso, il purgatorio o l’inferno. Mentre il Paradiso e l’inferno sono eterni, il purgatorio è provvisorio, è uno stato di salvezza e l’anima deve solamente attendere di essere purificata anche grazie alle preghiere dei cari che affrettano il tempo della purificazione e abbreviano le pene del purgatorio.

Nell’esame di coscienza della nostra giornata – quando ci mettiamo davanti a Dio e facciamo la revisione delle nostre azioni ringraziando per il bene e pentendoci per il male che abbiamo commesso – viviamo una sorta di purificazione che si concretizza per i peccati più gravi nel momento della Confessione. In questo modo anticipiamo già il giudizio, giorno per giorno, proprio attraverso questo esame di coscienza e, attraverso il pentimento dei peccati, ci riappacifichiamo con Dio ed entriamo nella prospettiva della riconciliazione  nel momento della nostra morte.

 È una buona pratica cristiana, allora, fare un esame di coscienza quotidiano a fine giornata e accostarsi al Sacramento della Confessione, proprio per essere pronti ogni giorno per il Paradiso. Al termine di ogni giornata presentiamo a Dio il nostro cuore perché lo purifichi e perché sia sempre pronto all’incontro con Cristo.

L’INFERNO

L’inferno non è un luogo dove Dio ci manda perché ce lo siamo meritati con i nostri peccati. Dio infatti  fa di tutto per salvare le nostre anime, basta guardare la Croce! È certamente più coerente con la teologia definire l’inferno come un rifiuto di Dio, a partire dalla durezza del nostro cuore e dalla nostra superbia, che non vuole piegarsi davanti a Dio, non vuole chiedere perdono dei peccati, non vuole inginocchiarsi come creatura davanti al Creatore, non vuole farsi lavare dal sangue di Cristo e rifiuta l’assoluzione dei peccati per mezzo della Sua Parola.

L’inferno è il rifiuto di un amore prodigo e senza confini che ha portato il Padre a inviare il Figlio perché si incarnasse nel grembo della Vergine Maria, si facesse uomo e patisse per noi. L’inferno è il rifiuto pervicace, irreversibile, incomprensibile, di un amore prodigo e senza confini come quello di Dio che ci ha creato a Sua immagine e che ha fatto di tutto per portarci nell’ambito della salvezza.

L’inferno è una decisione umana ma anche divina perché Dio rispetta la nostra decisione di rifiutarlo; Dio non costringe ad amarlo. Dio si rimette alla nostra libertà ribelle e soffre per le anime che lo rifiutano. L’inferno è una Verità di fede. All’inferno ci sono le anime di quelli che sono morti in stato di peccato mortale, impenitenti. Si è diffusa la tendenza sbagliata a negare l’esistenza del demonio e dell’inferno, a dire che è vuoto e che tutti si salvano; questo pensiero si è diffuso anche all’interno della Chiesa stessa ed è l’inclinazione a sostituire la Parola di Cristo e della Chiesa con la propria parola, deviando i fedeli perché viene negata una Verità di fede chiaramente affermata da Gesù nel Vangelo.

 Chi nega l’esistenza del diavolo e dell’inferno, chi afferma che è vuoto, chi dice che tutti si salvano anche le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, nega delle Verità di fede, sostituisce la Parola di Cristo ribadita autorevolmente dalla Chiesa in Concili Ecumenici, con la propria opinione personale, sviando le anime e indebolendole nel combattimento spirituale. Queste persone hanno gravissime responsabilità davanti a Dio.

È inaccettabile che la Parola di Cristo e i dogmi della Chiesa vengano apertamente e superficialmente messi in discussione, oscurati o negati. Bisogna seguire le Parole di Cristo e l’insegnamento ufficiale della Chiesa che ci dicono che l’inferno è una Verità di fede, è eterno, è una scelta irreversibile contro Dio.

IL PURGATORIO

Il purgatorio è una Verità di fede che ha spunti biblici sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. La Storia della Chiesa nel Concili Ecumenici ha ribadito soprattutto quelle Verità di fede che venivano negate; l’Aldilà è stato spesso oggetto dell’insegnamento dei Concili perché vari gruppi ereticali deviavano al riguardo. L’esistenza dell’inferno e del purgatorio è stata ribadita dalla Chiesa proprio perché veniva negata. Il purgatorio è provvisorio e terminerà quando Cristo verrà nella gloria; allora, tutte le anime purganti andranno in Paradiso.

Il purgatorio è il luogo della purificazione della anime che non sono morte in stato di peccato mortale, ma hanno lasciato questa vita portando in sé molte macchie veniali, pene e colpe non gravi che oscurano la veste candida della sposa. Il purgatorio ha diversi strati di purificazione; da uno stato di grande sofferenza l’anima passa a situazioni più elevate fino a quando può entrare in Paradiso.

 La purificazione della anime è passiva; esse subiscono una pena, un dolore perché – desiderando entrare in Paradiso con tutto il cuore – per un determinato periodo di tempo non possono entrarci e questo genera in esse una pena profonda, un dolore attraverso il quale si purificano. Le anime del purgatorio non possono pregare per se stesse; il solo fatto di non poter entrare in Paradiso e contemplare Dio faccia a faccia provoca in loro una sofferenza talmente grande che si purificano attraverso di essa.

Nel purgatorio, allora, c’è uno stato di dolore dovuto alla lontananza da Dio e nel medesimo tempo le anime che soffrono gioiscono perché si purificano e si avvicinano a Dio e quindi si abbrevia il tempo della loro sofferenza. La situazione esistenziale del purgatorio è, nel medesimo tempo, di gioia e di dolore. Dolore perché l’anima soffre per la lontananza dalla visione beatifica, gioia perché man mano che l’anima si purifica si avvicina al momento dell’ingresso in Paradiso.

Nell’insegnamento della Chiesa c’è la possibilità di aiutare queste anime ad abbreviare il tempo della loro pena con la preghiera, con i sacrifici e con altre pie pratiche che la Chiesa stessa ha stabilito. Le preghiere per le anime del purgatorio sono una lunga tradizione molto sentita dai fedeli perché nessuno può sapere qual è il giudizio di Dio al momento della morte. Con le preghiere, le Sante Messe, i piccoli sacrifici e quelle pratiche che la Chiesa ha codificato nelle indulgenze, possiamo ottenere l’abbreviazione delle pene per le anime del purgatorio e accelerare il loro ingresso in Paradiso.

 Aiutare le anime del purgatorio ad entrare in Paradiso è un atto di carità cristiana grandissimo e molto prezioso. Le anime del purgatorio non possono pregare per sé, ma possono contraccambiare le preghiere di chi intercede per loro, specialmente quando saranno finalmente davanti a Dio. Questo è uno degli aspetti meravigliosi della comunione dei Santi, è quell’aiuto reciproco fra la Chiesa terrena, quella del purgatorio e quella del Paradiso.

La condizione esistenziale del purgatorio, benché sia certamente un luogo di sofferenza, è al contempo una condizione di gioia. Attraverso la sofferenza e grazie alle nostre preghiere, le anime del purgatorio abbreviano il tempo della purificazione e questo è per loro motivo di gioia.  

IL PARADISO

Siamo stati creati per il Paradiso, per la salvezza eterna delle anime. Il Paradiso è la visione di Dio faccia a faccia. L’uomo è stato creato capace di Dio, con un’anima spirituale e immortale che si può aprire al mistero della Santissima Trinità, che può entrare nella comunione d’amore eterno e di grazia della Santissima Trinità mediante Gesù Cristo. Il fine della nostra vita è il Paradiso. Dobbiamo, allora, desiderare che la nostra anima vada in Paradiso, dove ci sono la gioia e la pienezza della felicità.

 Il primo obiettivo della nostra vita terrena sia andare in Paradiso. Il Paradiso è la meta a cui dobbiamo tendere. Nel suo amore immenso di Padre Dio ha creato il Paradiso proprio perché potessimo godere della luce del Suo volto, perché – figli nel Figlio – entrassimo nel cuore stesso della Santissima Trinità. La gioia del Paradiso è condivisa, ciascuno ha la misura della sua santità personale ma non la tiene egoisticamente per sé, la mette in comune con gli altri.

 Ciò che il cuore umano ha sempre desiderato e che non riesce a formulare è quello che ci aspetta in Paradiso. Nella Gerusalemme celeste saremo tutti nella gloria dell’Agnello! Nel nostro cuore, tempio della Santissima Trinità, possiamo già godere di un anticipo di Paradiso già su questa Terra. Nel piano di Dio tutti si possono salvare e giungere alla conoscenza della Verità. Dio ci vuole tutti partecipi della gioia della Santissima Trinità.

La sorte della nostra anima è una decisione personale; come gli angeli ribelli, anche le anime ribelli non vogliono dipendere da Dio, lo negano, lo rifiutano, lo odiano. Dio non obbliga ad amarlo e soffre per le anime che lo rifiutano e che quindi scelgono l’inferno.

 Dio ha creato gli uomini liberi, senza libertà non c’è amore. Benché sia difficile da formulare, il Paradiso si può racchiudere in un’espressione della Regina della pace: «In Cielo c’è la gioia» (25 maggio 1991). Le anime del Paradiso godono della gioia di Dio, della gioia piena, perfetta ed eterna. In Paradiso c’è una fonte zampillante di gioia che non smetterà mai. Il Paradiso è l’istante eterno della gioia divina. Prepariamoci ogni giorno al Paradiso, facciamoci trovare pronti con la preghiera, i sacrifici, le opere buone, la sopportazione delle croci e la Confessione dei peccati.

LA VENUTA DI CRISTO NELLA GLORIA

La venuta di Cristo nella gloria è un dogma di fede che ci ha rivelato Gesù stesso. Sappiamo che sarà preceduta da una grande ribellione dell’umanità, da un grande combattimento spirituale; sappiamo che Cristo verrà nella gloria sulle nubi del Cielo con potenza e gloria grandi, satana verrà sconfitto e gettato nell’inferno insieme a tutti i maledetti. Con la venuta di Cristo nella gloria ci sarà il Giudizio Universale, i reprobi saranno condannati fuoco eterno e i benedetti saranno portati in Cielo. Solamente Cristo sa quando verrà nella gloria; sappiamo soltanto che quel momento è preceduto dagli ultimi due grandi combattimenti spirituali: il primo ha come poli di battaglia la Donna vestita di Sole coronata di dodici stelle e dall’altra il drago con le due bestie; il secondo sarà quello che vedrà contrapposti Cristo e satana, Cristo apparirà sulle nubi del Cielo e satana verrà scaraventato nell’abisso dell’inferno. Nel momento in cui Cristo verrà nella gloria ci sarà un evento straordinario, cioè la chiusura dei “conti” fra Cristo stesso e satana e ci sarà la resurrezione dei morti.

LA RESURREZIONE DEI MORTI

Quando Cristo verrà nella gloria, satana verrà rinchiuso per sempre all’inferno con tutti i suoi accoliti e i morti risorgeranno. Allora, le anime degli eletti avranno i loro corpi gloriosi, quelle dannate i loro corpi di morte. La resurrezione della carne è un dogma di fede.

 La nostra sorte è quella di essere umani che hanno corpo e anima; come Cristo è risorto con il corpo e l’anima, allo stesso modo noi, partecipando alla resurrezione di Cristo, risorgeremo con il nostro corpo e la nostra anima. Quelli che saranno vivi quando Cristo verrà nella gloria, passeranno attraverso la morte e risorgeranno nel medesimo tempo. La resurrezione dei morti riguarderà tutti gli uomini di tutti i tempi, anche quelli dell’ultima generazione.

IL GIUDIZIO UNIVERSALE

Al Giudizio Universale parteciperanno tutti gli uomini di tutti i tempi. Il Giudizio Universale sarà quello conclusivo. Le anime che dopo il giudizio particolare sono andate in Paradiso vi rimarranno eternamente; quelle che sono state condannate all’inferno, lì rimarranno per sempre. Le anime dannate riavranno i loro corpi di dannazione, staranno alla sinistra di Cristo che a loro dirà: “via da me maledetti nel fuoco eterno”; le anime elette riavranno i loro corpi gloriosi, siederanno alla destra di Cristo e saranno chiamati “benedetti.

Il Giudizio Universale non cambia la situazione esistenziale delle anime determinata con il giudizio particolare: i dannati lo rimangono eternamente così come i salvati. Al momento del Giudizio Universale i maledetti verranno scaraventati all’inferno per l’eternità e non potranno più agire contro Dio, non potranno più tentare gli uomini; i benedetti rimarranno eternamente in Paradiso. Il Giudizio Universale è una sentenza definitiva, irriformabile, assoluta.

CIELI NUOVI E TERRA NUOVA

Passerà la figura di questo mondo caduco e l’intera Creazione sarà trasfigurata ad immagine di Cristo Risorto. L’universo è caduco e materiale, verrà trasfigurato e ci saranno Cieli nuovi e Terra nuova. La Creazione di Dio ci sarà, ma non sarà più sottoposta alla corruzione. La Creazione stessa aspetta la redenzione dei figli di Dio, aspetta i Cieli nuovi e la Terra nuova dove ritroveremo tutte le creature che Dio ha creato e che perfezionerà nella luce della sua resurrezione. La Creazione verrà elevata a immagine di Cristo Risorto.