dal nostro inviato Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 29 Settembre 2024

Durante il volo di rientro da Bruxelles a Roma, Bergoglio è tornato ad affrontare alcuni dei temi dei discorsi tenuti nel viaggio nel cuore d’Europa

Tre giorni in Lussemburgo e Belgio, nel cuore dell’Europa secolarizzata. Poco dopo il decollo da Bruxelles, sul volo SN1191, Francesco raggiunge i giornalisti in fondo all’aereo e ha l’aria serena. Sorride quando gli si ricorda la sosta inedita che si è concessa per un caffè a Lussemburgo, «quella del bar è una ragazzata, la prossima sarà la pizzeria». Ma alla fine, dopo aver risposto alle domande, il volto si rattrista, prima di congedarsi c’è ancora una cosa che vuole dire: «Quelle persone disperse alle Canarie, mi fa dolore. Oggi tanti, tanti migranti che cercano la libertà si perdono sul mare o vicino alle coste… Pensiamo a Crotone, a cento metri… Penso a questo. È da piangere, questo».

Santità, Abbiamo letto delle bombe per l’assassinio mirato di Nasrallah. Ci sono migliaia di sfollati, tanti morti. Lei pensa che Israele sia andata forse oltre, in Libano e a Gaza?
«Tutti i giorni io telefono alla parrocchia di Gaza. Lì dentro ci sono più di seicento persone, e mi dicono le cose che succedono, anche le crudeltà. E quello che lei mi dice… Non ho capito bene come sono state le cose, ma la difesa sempre deve essere proporzionata all’attacco. Quando c’è qualcosa di sproporzionato, si fa vedere una tendenza dominatrice che va oltre la moralità. Un Paese che con la forza fa queste cose – parlo di qualsiasi Paese – in un modo così “superlativo”, sono azioni immorali. Anche nella guerra c’è una moralità da custodire. La guerra è immorale ma le regole di guerra implicano qualche moralità. Quando questo non si fa, si vede il “cattivo sangue” di queste cose, diciamo in Argentina».

Le sue parole sulla tomba Re Baldovino, a proposito di aborto, hanno provocato stupore in Lussemburgo. Erano legate al processo di beatificazione?
«Lo stupore è l’inizio della filosofia, va bene. Sono tutti diritti, vite. Il Re è stato coraggioso, davanti a una legge di morte non ha firmato e si è dimesso. Ci vuole coraggio, un politico con i pantaloni, per fare questo. Lui ha dato un messaggio e lo ha fatto perché è un santo. Ancora non è santo ma il processo di beatificazione andrà avanti, perché ne abbiamo avuto prova».

E come far coincidere il diritto alla vita e il diritto della donna di vivere senza sofferenza?
«Le donne hanno diritto alla vita, la loro e la vita dei figli. Non dimentichiamo di dire questo: un aborto è un omicidio. La scienza ti dice che al mese del concepimento tutti gli organi sono già completi. Si uccide un essere umano. I medici che si prestano a questo, permettimi la parola, sono dei sicari. E su questo non si può discutere. Si uccide una vita umana. E le donne hanno il diritto di proteggere la vita. Un’altra cosa sono i metodi contraccettivi. Questo è un’altra cosa, non confondere, io adesso parlo solo dell’aborto. E su questo non si può discutere. Questa è la verità».

In Belgio ha avuto un lungo incontro con un gruppo di vittime di abuso sessuale. Spesso nei loro racconti ricorrono grida di disperazione sulla mancanza di trasparenza, nelle procedure, le porte chiuse, il silenzio nei loro confronti, la lentezza delle azioni disciplinari, le coperture di cui lei ha parlato oggi, i problemi sui risarcimenti per i danni subiti. Alla fine sembrano cambiare le cose soltanto quando riescono a parlare con lei, di persona. A Bruxelles le vittime hanno fatto anche una serie di richieste. Come intende procedere?
«Io ho ascoltato gli abusati. Credo sia un dovere. Alcuni dicono che secondo le statistiche il 40-46 per dento degli abusati sono in famiglia e nel quartiere, soltanto il 3 per cento nella Chiesa. Ma non mi importa quello, io prendo quelli della Chiesa. Abbiamo la responsabilità di aiutare gli abusati e prenderci cura di loro. Alcuni hanno bisogno di un trattamento psicologico, bisogna aiutarli. Anche si parla di una indennizzazione perché nel diritto civile c’è. Credo siano 50mila euro in Belgio, è troppo basso. Non è una cosa che serve. La cifra credo sia quella ma non ne sono sicuro. Ma dobbiamo prenderci cura delle persone abusate e punire gli abusatori, perché l’abuso non è un peccato di oggi che domani forse non c’è… È una malattia psichiatrica e per questo dobbiamo metterli in trattamento e controllarli. Non si può lasciare un abusatore libero nella vita normale, con responsabilità nelle parrocchie e nelle scuole. Alcuni vescovi ai preti che hanno fatto questo, dopo il processo e la condanna, gli hanno dato lavoro per esempio nella biblioteca, ma senza contatto con bambini nelle scuole, nelle parrocchie. Ma dobbiamo andare avanti con questo. Io ho detto ai vescovi belgi di non avere paura e di andare avanti, avanti. La vergogna è coprire, questa sì è la vergogna».

Non sarebbe meglio, forse, creare un dipartimento apposito in Vaticano?
«C’è un dipartimento in Vaticano. C’è una struttura, il presidente adesso è un vescovo colombiano per i casi di abusi. C’è una commissione che ha creato il cardinale O’Malley. Questo funziona. E si ricevono tutte le cose in Vaticano e si discute. Anche io in Vaticano ho ricevuto gli abusati e do forza perché si vada avanti».

Dopo l’incontro a Lovanio, è stato diffuso un comunicato nel quale l’università cattolica «deplora le posizioni conservatrici espresse da Papa Francesco sul ruolo della donna nella società».
«Questo documento è stato fatto nel momento in cui parlavo, è stato “pre-fatto”, e questo non è morale. Io parlo sempre della dignità della donna. e dico una cosa che non posso dire agli uomini: la Chiesa è donna. Maschilizzare la Chiesa, maschilizzare le donne non è umano, non è cristiano. Il femminile ha la sua forza. Anzi, la donna – lo dico sempre – è più importante degli uomini, perché la Chiesa è donna, la Chiesa è sposa di Gesù. Se questo a quelle signore sembra conservativo, io sono Carlo Gardell. Non si capisce. Io vedo che c’è una mente ottusa che non vuol sentire parlare di questo. La donna è uguale all’uomo, anzi, nella vita della Chiesa la donna è superiore, perché la Chiesa è donna. Sul ministero è più grande la misticità della donna che il ministero. C’è un grande teologo che ha fatto studi su questo: chi è più grande, il ministero petrino o il ministero mariano? È più grande il ministero mariano perché è un ministero di unità che coinvolge, l’altro è ministero di conduzione. La maternalità della Chiesa è una maternalità di donna. Il ministero è un ministero molto minore, dato per accompagnare i fedeli, sempre dentro la maternalità. Vari teologi hanno studiato questo e dire questo è una cosa reale, non dico moderna, ma reale. Non è antiquato. Un femminismo esagerato che vuol dire che la donna sia maschilista non funziona. Una cosa è il maschilismo che non va, una cosa è il femminismo che non va. Quello che va è la Chiesa donna che più grande del ministero sacerdotale. E questo non si pensa alle volte».