
di Fabrizio Dragosei- Corriere della Sera – 26 Settembre 2024
Un Consiglio di sicurezza straordinario «sulla deterrenza nucleare» serve ad ammonire l’Occidente: anche un attacco di Paesi senza armi atomiche, ma supportati da potenze nucleari, potrebbe essere considerato minaccia critica
Un attacco contro la Russia condotto con razzi, droni, aerei, «armi aeree e spaziali» e quant’altro da un Paese che non dispone di bombe atomiche ma «con la partecipazione o l’appoggio di uno Stato nucleare» potrà essere considerato una «aggressione congiunta contro la Federazione Russa».
E così «anche se il nemico, utilizzando armi convenzionali, crea una minaccia critica» a Russia o Bielorussia.
Ognuna di queste evenienze sarebbe tale da mettere in moto una risposta di Mosca con il ricorso ad armi nucleari. È questa la sostanziale modifica che sta per essere apportata alla dottrina del Paese che dispone del più grande arsenale atomico del globo, assieme agli Stati Uniti, che con la Russia possiedono l’88 per cento delle armi atomiche del mondo.
E Putin ha sottolineato particolarmente che basta l’appoggio di una potenza nucleare a un Paese non nucleare che attacchi la Russia perché questo attacco sia considerato «un’aggressione congiunta».
Perché sia efficace, la deterrenza deve essere credibile. Il tuo nemico, cioè, deve essere convinto che in determinate circostanze farai veramente quello che hai minacciato di fare. E per Vladimir Putin, che ieri sera ha presieduto al Cremlino una riunione specifica del Consiglio di Sicurezza russo sulla «deterrenza nucleare», questo è un problema. Perché ha già sollevato più volte lo spettro del ricorso all’arma atomica ma, per fortuna, non lo ha mai fatto.
E gli ucraini stanno convincendo un numero sempre maggiore di alleati occidentali che lo zar stia semplicemente bluffando.
Ricorrere a ordigni di questo tipo, per quanto «piccoli» o «tattici» o «di teatro» come dicono gli esperti (ma sempre più potenti dei due di Hiroshima e Nagasaki) potrebbe portare a una escalation che nessuno sa dove si fermerebbe. Forse a quella previsione attribuita ad Albert Einstein che la guerra successiva verrebbe combattuta dai sopravvissuti «con i sassi».
Ma ora le cose cambiano, a quanto sembra, e il nuovo pensiero del Cremlino viene scritto nero su bianco. Putin ha aperto la seduta di ieri ricordando che il documento da approvare era stato preparato da esperti e militari. In passato la Russia ha fatto di tutto, secondo lui, per non inasprire la situazione.
«Abbiamo cercato di non consentire un allargamento strisciante degli armamenti e dei loro componenti. Oggi la triade nucleare è essa stessa garanzia di sicurezza. La situazione sta cambiando e siamo obbligati a tener conto anche di nuove fonti di minacce. È necessario correggere l’approccio a un eventuale uso delle forze nucleari».
Ecco quindi la possibile risposta a un’azione ucraina appoggiata da Stati Uniti e Paesi nucleari europei (Gran Bretagna e Francia). Esattamente quello di cui si discute in questi giorni.
Ma cosa potrebbe fare Mosca? L’uso di una atomica contro il territorio di Kiev avrebbe certamente effetti catastrofici e conseguenze imprevedibili. Ecco allora che forse gli strateghi di Putin pensano a una azione «dimostrativa», magari in mare. Ma anche in questo caso, nessuno può dire fin dove si arriverebbe. Intanto, quasi a sottolineare quello che in serata ha detto il leader, i media russi ieri hanno rilanciato un vecchio filmato con una simulazione di quello che significherebbe un attacco nucleare su Londra