Pensiero spirituale sulla nostra appartenenza alla Chiesa cattolica

Cari amici, la nostra appartenenza alla Chiesa cattolica era più fervorosa in passato. La pratica religiosa, per esempio la partecipazione alla Santa Messa, è molto diminuita; perciò, il rapporto con la Chiesa – salvo gruppi di fedeli più assidui – si è molto allentato. Si sono rafforzati, invece, altri legami di carattere politico, umano e associativo che costituiscono la società. Ci rendiamo conto che mentre tanti rapporti si rinsaldando, i legami fra i credenti si sono allentati. Questo è un grave danno perché il cammino spirituale individuale, se fatto con i fratelli, diventa più spedito, c’è aiuto reciproco e sostegno.

Questo legame si è allentato perché non ci siamo resi conto di cosa significa essere battezzati ed entrare nella Chiesa. Il Battesimo è come una nuova nascita. Dopo la nascita “fisica”, l’essere umano viene inserito in una comunità, in uno Stato, ma negli ultimi anni questo inserimento si è rafforzato a tal punto da far dimenticare alle persone che siamo tutti fratelli, a prescindere dalla nostra nazionalità.

Si è perso uno degli elementi costitutivi del Battesimo che è la fraternità. Il Sacramento del Battesimo ha una valenza molto importante dal punto di vista della santificazione, perché riceviamo la grazia di Dio che ci toglie il peccato originale. Diventando il tempio della Santissima Trinità, il bambino diventa membro del Corpo mistico di Cristo. Dunque, entra a far parte della Chiesa: una comunità soprannaturale che ha una sua visibilità su questa terra con degli obblighi ben precisi. La Chiesa è una società perfetta dal punto di vista dei rapporti che ci sono fra i fedeli; costituita dal Collegio apostolico con a capo il Papa e i Pastori, come Cristo ha voluto. Il nostro legame con la Chiesa si è indebolito soprattutto per quanto riguarda il riconoscersi fra di noi come cristiani.

Con il Battesimo entriamo a far parte di questa società meravigliosa. La Chiesa è pellegrinante sulla Terra, ma nel medesimo tempo è una realtà in Cielo. Grazie a questo mistero della comunione dei Santi siamo un solo Corpo: la Chiesa pellegrina sulla Terra, quella che si purifica in purgatorio e quella che è gloriosa in Cielo. Siamo una società di fratelli e di sorelle, Cristo ci affratella tutti e siamo in comunione intima anche con coloro che ci hanno preceduto nella fede e sono in Paradiso, in comunione con la Beata Vergine Maria e con tutte le schiere angeliche. Fanno tutte parte della Gerusalemme celeste, abitazione della Santissima Trinità, degli uomini salvati, degli angeli che hanno seguito la volontà di Dio.

Dobbiamo essere consapevoli che abbiamo due appartenenze: quella che ci registra in Comune, che è un’appartenenza a una nazionalità; quella nel Battesimo, attraverso la quale diveniamo parte della Chiesa cattolica, una patria soprannaturale. Essa cammina nel tempo, è visibile e ha una sua vita comunitaria che è quella che noi abbiamo con le nostre parrocchie quando partecipiamo alla vita sacramentale. Siamo come delle pecorelle che hanno nella Chiesa l’Ovile Santo. Quando la Madonna è apparsa a Bruno Cornacchiola, nell’apparizione delle tre fontane a Roma disse: «Torna nell’Ovile Santo, Corte Celeste in terra». Siamo pecorelle che perdono il senso del gregge, del Pastore, ma anche dell’Ovile. Andando avanti ci renderemo conto sempre di più di quanto è importante appartenere alla Chiesa, camminare insieme, lasciarci guidare da essa. Dio ci illuminerà sempre su come dobbiamo camminare, con chi e la Vergine Maria sarà al nostro fianco. Camminando da soli è facile sbandare e perdersi in strade pericolose, perché non abbiamo protezioni forti contro i nemici spirituali.

Nelle Lettere degli Apostoli, possiamo leggere come i cristiani si aiutavano reciprocamente, anche materialmente. L’esercizio della carità è sempre stato molto sentito verso i fratelli, senza escludere nessuno.

Nel cammino di fede è molto bello essere sostenuto dagli altri. Nei momenti di dubbio, di delusioni, delle nostre cadute avere un fratello che ci aiuta spiritualmente e ci esorta a rialzarci, ci fortifica. I gruppi di preghiera sono un’unione che dà la forza.

La Chiesa è la nostra famiglia, la nostra Madre che ci ha dato la fede, che ci ha nutrito con la parola di Dio e l’Eucarestia. La Chiesa va amata, sostenuta, seguita, è l’Ovile Santo nel quale trovare riparo e la barca di Pietro sulla quale navigare. Recuperiamo questo senso di appartenenza, di avere dei fratelli e delle sorelle nella fede, legati dall’affetto e dalla reciproca legge della carità.

La Chiesa ci insegna a vedere la famiglia come a una Chiesa domestica, dove c’è la preghiera, il perdono, l’amore, l’aiuto reciproco. Questi valori li dobbiamo portare nella comunità parrocchiale, sempre in comunione con la Chiesa universale del Cielo e della Terra. Così, combattiamo anche una forma di isolamento tipica della società contemporanea che fa degli uomini delle isole a sé stanti, senza comunicazioni. Infatti, le comunicazioni mass mediatiche della nostra generazione non sono reali. Questo vale anche per la partecipazione nella Chiesa che deve essere vissuta, vanno coltivati i rapporti interpersonali, vanno conosciuti i propri Pastori, vanno aiutati i fratelli nella fede.

In questo modo possiamo essere meno soli ad affrontare il futuro. Camminiamo su questa strada perché la Chiesa è un grande dono che Dio ha fatto all’umanità. Come dice il Concilio Vaticano II: “La Chiesa venne innanzitutto definita come sacramento di Cristo, «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano»”.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”